Un preambolo su giustizia, obiettività, oscuro nichilismo, identità collettiva e via elencando e poi i riflettori sui problemi vecchi e nuovi della Basilicata risalendo il corso dei fiumi, sempre più torrentizi, che alimentano poco la volontà di riscatto di una popolazione alle prese con promesse e precariato e dei tanti ‘’si vedrà’’. Per questo, e altro ancora “Le Sardine lucane’’ tengono- come annunciato nei giorni scorsi- un incontro in piazza Melfi per domani alle 18 in piazza Umberto I. Si parlerà di tutto e c’è spazio per tutti e magari per spendere parole sensate sullo sport evitando conflittualità, violenze che non portano da nessuna parte. Anzi.

LA NOTA DELLE SARDINE LUCANE
Siamo abituati a vedere la nostra piccola area come un’isola felice, immune dalle dinamiche esterne di un mondo tanto veloce da non riuscire a tenergli il passo, un mondo che elimina identità collettive facendoci sprofondare in un oscuro nichilismo. Invece, certi episodi fanno prendere consapevolezza che non siamo un compartimento stagno, bensì una comunità immersa nel mondo che subisce e contribuisce alle strade verso cui questo tende. Assunto ciò, che fare? Come ricucire le ferite che ci sono state rivelate e che per troppo tempo abbiamo ignorato? Sicuramente chiedere repressione, manette, carcere, torture, vuol dire avere una visione miope, vuol dire guardare il dito e non la luna, vuol dire chiedere giustizialismo e non giustizia. Questi atteggiamenti infatti non rispondono ad una volontà di miglioramento sul lungo periodo, andando a eliminare le condizioni che permettono certe cose. Atteggiamenti figli di una strumentalizzazione del diritto penale la cui funzione (sancita dall’art. 27 Cost.) non è sorvegliare e punire, il ruolo di questo strumento è il reinserimento nella società del condannato. Prima di arrivare a questo, però, c’è un altro principio che qualunque società civile fa proprio: la presunzione di innocenza. Non abbiamo bisogno di persone che diventano temporaneamente “investigatori” e “giudici” i quali senza gli elementi e gli strumenti adatti si fanno portatori di verità e sentenze più frutto dell’immaginazione che di un’esaustiva e rigorosa indagine. Questo ruolo, in uno stato di diritto qual è il nostro, spetta alla magistratura alla quale riponiamo fiducia nel far chiarezza su ciò che è accaduto. Sperando, soprattutto, che il carcere preventivo, misura invadente e in deroga alla presunzione di innocenza, sia rimosso al più presto, così da non determinare per lungo tempo la dinamica di persone colpite da disposizioni restrittive senza che sia stata accertata una loro responsabilità. Tutto ciò premesso e considerareto, che fare? Se si vuol agire nel profondo e non solo in superficie necessitiamo di costruire insieme proposte e interventi sulla miseria materiale e culturale che pregiudica la coesione della nostra società. L’assenza di welfare universalistico di base, di infrastrutture adeguate, di opportunità che possano permettere ai giovani di costruirsi un futuro nella loro terra e non altrove; i luoghi della formazione (scuola e università) che, causa sistematici definanziamenti e un’idea svilente di questi, non riescono ad assolvere alla loro funzione primaria di emancipare i subalterni; le devastazioni ambientali che inquinano le nostre terre e i nostri corpi, distruggendo le nostre economie e le nostre vite; la mancanza di un’idea di sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, così da poter sfuggire dal ricatto delle royalties e garantire la costruzione di un futuro migliore per tutti e tutte. Abbiamo bisogno di un trasporto pubblico efficiente e gratuito per le fasce più deboli della popolazione (giovani, studenti e lavoratori) e di infrastrutture adeguate, precondizione allo sviluppo economico. Necessitiamo di finanziare la sanità, smettendo di chiudere ospedali e reparti. Bisogna rifinanziare scuola e università, mettendo queste in condizioni di andare a debellare fenomeni come l’abbandono scolastico e l’esclusione sociale. Bisogna finanziare e cambiare le regole nel mondo della ricerca, motore propulsore dello sviluppo culturale, così da evitare che chi lavora in questo settore debba essere sfruttato e sottopagato. Ci vogliono investimenti verso un certo tipo di industria e impresa, così da creare posti di lavoro sul territorio, indirizzandole verso settori sostenibili ambientalmente e socialmente: basta lavoro senza diritti e precario e basta l’essere costretti a lavorare in settori che ledono vanno a ledere alla salute. La comunità sta già rispondendo con grande maturità a queste sfide, dando segnali di coesione: domenica 9 l’ingresso al campo sportivo è stato gratuito per gli under 14, la manifestazione per la pace prevista per l’8 marzo dalla società civile del territorio (Libera, Anpi, Unione degli Studenti e diocesi). Ma serve una voce coesa che si faccia rappresentante delle istanze di un territorio che si è visto inascoltato e ignorato per troppo tempo. Per questo, come Sardine della Basilicata, abbiamo scelto di scendere in piazza Umberto I alle 18 il sabato del 15 febbraio, per dar voce a chi non ha più voce, per risvegliare un tessuto sociale stanco e disilluso, per far aprire gli occhi ad una politica troppo spesso miope. Melfi e la Basilicata non si legano alla violenza, alla povertà, all’ignoranza, all’assenza di stato e politica!
Sardine Lucane