Facciamoci contagiare, ma i maniera positiva dal virus della qualità della politica del tempo che fu (purtroppo), per ricordare il 28 agosto 2020 una figura di spessore europeo come Emilio Colombo. La proposta (legata al 50° anniversario dalla visita in Basilicata da presidente del Consiglio de ministri, dopo quelle di Zanardelli e De Gasperi) viene dall’avvocato Pierluigi Diso che tieni dritta la barra del dibattito, finora mediocre e senza approfondimenti a Matera, in Basilicata e nel BelPaese, ricordando quanto insieme hanno avanzato nei mesi scorsi i circoli La Scaletta di Matera e Silvio Spaventa Filippi, per i 100 anni dalla nascita dello Statista e gli “Amici del Presidente Colombo’’. Una riflessione venuta fuori rileggendo pubblicazioni del maggior politico lucano e meridionale che ha segnato mezzo secolo della storia italiana ed europea, di stretta attualità per rilanciare le istituzioni del Paese e dell’Unione Europea. E qui, opportunamente, torna di attualità un passo del discorso fatto da Emilio Colombo in occasione fatta al Senato in occasione dell’avvio della XVII Legislatura .” Credo perciò che un dialogo onesto e rigoroso, che è poi l’essenza della democrazia, e l’assunzione di una comune responsabilità nella soluzione dei problemi del Paese – disse Colombo- possano trasformare, in questa difficile le legittime contrapposizioni in energie creative e rigeneratrici della vita politica, civile e istituzionale del nostro Paese’’ . Un invito ai giovani a farsi avanti e ritrovare la passione per la politica. Ma sono scomparse le scuole di formazione e con esse i partiti della Prima Repubblica, che non seppero rinnovarsi a causa della questione morale e dall’inchiesta Tangentopoli. Era il 1992 e due anni dopo vennero fuori forze nuove nella continuità, ma senza aver risolto i problemi di trasparenza, legalità, corruzione e riforma delle Istituzioni. Trent’anni o quasi passate invano. A persone come Pierluigi Diso, a quanti credono- aldilà della formazione- a un modo impegnato e costruttivo di fare politica e di mettere mano alle riforme che il Paese reclama, il compito di metterci faccia e braccia. E la scuola di formazione politica, intitolata a Emilio Colombo, è una iniziativa che sarebbe piaciuta -ne siamo certi- al Presidente. Quanto al Rettore. La scelta ci sembra scontata…

L’INTERVENTO DI PIERLUIGI DISO

Il Coronavirus ci costringe a stare in casa e così si riscoprono libri, si leggono i giornali e si discute per telefono e sui social con gli amici. Tra una chiacchiera e l’altra, il gruppo degli “Amici del Presidente Colombo” ha commentato con favore l’iniziativa che avevano preso i due circoli culturali più antichi e rinomati di Basilicata, La Scaletta di Matera e Spaventa Filippi di Potenza per ricordare nei due capoluoghi Emilio Colombo a cento anni dalla nascita. La spada del coronavirus che pende sul Paese costringe a rinviare la data del 11 aprile, come ci ha riferito Antonio Boccia che ha comunque acquisito la partecipazione all’evento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In un momento così drammatico per il Paese ed in cui l’Europa deve fare la sua parte e le forze politiche in campo devono trovare la quadra, è bene ricordare il discorso che il Presidente Colombo fece al Senato all’apertura della XVII Legislatura in cui gli toccò l’onore di presiedere l’aula, quando riferì:” La consultazione elettorale ha innovato profondamente le rappresentanze parlamentari, come è evidente, e ha fatto emergere significative diversità. Spetterà al Parlamento comporle o renderle compatibili al servizio di un Paese che vive una difficile e complessa stagione. Nella ricerca di una sintesi utile all’Italia, ci sosterrà certamente il costante riferimento alla Costituzione repubblicana, insieme con la positiva declinazione dei Regolamenti parlamentari, dei poteri e dei doveri che ci assegna l’ordinamento repubblicano.

E` del tutto evidente che una contrapposizione statica delle differenti interpretazioni culturali, etiche e politiche dell’attuale momento porterebbe alla paralisi istituzionale, con conseguenze drammatiche sul governo dei grandi problemi sociali ed economici che attanagliano il nostro Paese. Credo perciò che un dialogo onesto e rigoroso, che è poi l’essenza della democrazia, e l’assunzione di una comune responsabilità nella soluzione dei problemi del Paese possano trasformare, in questa difficile le legittime contrapposizioni in energie creative e rigeneratrici della vita politica, civile e istituzionale del nostro Paese. La qualità del servizio che nella democrazia siamo chiamati a rendere al Paese, i valori della coesione sociale e della unità nazionale, cosı` come il sentimento di solidarietà e di giustizia rappresentano le principali condizioni per vincere le grandi sfide che sono davanti a noi. Quali rappresentanti di un grande popolo, sono certo che sapremo sostenere le istanze di rinnovamento che vengono dalla società italiana. Viviamo un tempo, e cosı` apparve a me agli esordi dell’Assemblea Costituente di cui fui membro, che si propone come una stagione di ricostruzione di grandi valori collettivi, di rilancio dello sviluppo per le nuove generazioni, di impegno per una Europa non solo forte, ma giusta. Quando dico forte e giusta intendo dire una Europa che sia aperta sı` alle istanze del rigore, ma anche alle istanze e alle esigenze dello sviluppo, e soprattutto che voglia proseguire in un cammino di unita`, sia sul piano politico, sia sul piano istituzionale”.

Colombo non nascose anche in quell’occasione un riferimento all’Europa e visto che siamo a marzo voglio ricordare che l’8 marzo del 1977 Emilio Colombo fu eletto a Strasburgo Presidente del Parlamento Europeo con 85 voti contro i 77 del rivale irlandese Yeats, anche se egli entrò sulla scena europea nel luglio del 1955, enfant prodige della politica italiana a soli trentacinque anni e già Ministro dell’Agricoltura. In un momento in cui serve un ritorno alla buona politica, torna alla mente quanto Colombo disse in occasione dei suoi 90 anni: “la politica è stata centrale perché mi ha preso in un momento difficile per il Paese, che richiedeva non una politica per il gusto della politica o una politica per il potere, ma una politica per il Paese”, sostenendo che occorreva “saper chiamare i giovani ad animarsi con una passione politica, dietro la quale.. vi siano dei grandi ideali”. La politica è sogno e se quell’uomo “venuto dal cuore del Mezzogiorno rurale è stato in grado di parlare con l’eleganza di un economista della Ruhr”, come disse qualche tempo fa Giampaolo D’Andrea, prendendo spunto dalle sue parole, dobbiamo essere ottimisti e poiché Colombo è volato alto anche sull’Europa, concludo con quanto egli volle fosse riferito ai governanti europei e che sarà da monito appena terminato questo periodo che ci deve rendere più forti per farci riprendere la vita normale e permettere una celere ripresa economica del Paese: «…. dite a tutti questi grandi europei che si riuniscono periodicamente che non si può vivere solo di austerità e che i popoli si guidano anche con la speranza nel futuro». Nella speranza che il virus venuto da lontano lasci presto il nostro Paese, confidiamo di ricordare il Presidente Colombo almeno per il prossimo 28 agosto, a cinquant’anni dalla sua prima visita ufficiale in Basilicata da neo Presidente del Consiglio, dopo Zanardelli e De Gasperi e con la costituzione di una Fondazione che porti il suo nome e approfondisca gli studi di politica di bilancio e di coesione per promuovere la convergenza tra regioni e stati europei.
Pierluigi Diso