Dalla lunga serie di cover delle opere dell’ex cavaliere di Arcore che Matteo Renzi ha sin’ora interpretato da quando è asceso ai riflettori della politica nazionale (e ancor più da quando ha soffiato la poltrona a Enrico Letta), diciamolo, mancava quella del complotto. Ma eccola lì, puntualmente lanciata sul mercato mediatico dal palco dell’Associazione industriale di Brescia.
“Noi – ha declamato il premier – dobbiamo evitare un rischio pazzesco: è calcolato, studiato, progettato, un disegno in queste settimane che vuole dividere il mondo del lavoro. C’è l’idea di fare del lavoro il luogo dello scontro. C’è l’idea di mettere gli uni contro gli altri gli operatori del mondo del lavoro. E’ una delle idee che ha fermato l’Italia e bloccato l’Italia. Se abbiamo perso venti anni è perché si è pensato che attraverso manifestazioni e proteste si potesse dividere in due il lavoro, dividendo magari l’Italia dei lavoratori e l’Italia dei padroni“.
E i complottisti chi sarebbero? Nientepocodimenochè quei trinariciuti della CGIL a cui darebbero man forte i traditori della minoranza interna del PD.
Ci sarebbe da ridere se non fosse per quelle manganellate che hanno cominciano ad abbattersi sul groppone di lavoratori e sindacalisti. Se non fosse per la gravità del proposito (un arretramento all’ottocento, altro che modernità) di dare al padrone la libertà di licenziamento.
Certo che la faccia di bronzo di Matteo Renzi è davvero spettacolare quando afferma una cosa mentre in realtà ne fa un’altra, oppure quando accusa gli altri di cose di cui è autore lui per primo.
Come quando dice di stare dalla parte dei precari e non garantiti, di voler combattere l’ingiustizia esistente tra loro e chi un lavoro e le tutele ce l’ha. Che uno si aspetta l’emanazione di un provvedimento per l’estensione a tutti delle tutele, mentre invece fa esattamente il contrario. E poi si meraviglia che la gente s’incazza.
Oppure come quando attacca di petto la CGIL cercando di isolarla (come già provò a fare il suo mentore nel ventennio trascorso) provocando lui questo clima di scontro nel Paese (vedi la ricercata coincidenza della Leopolda con Piazza San Giovanni).
E allora? Non è Lui che sta predicando da mesi la divisione tra garantiti e non garantiti? Non è Lui che ha marginalizza il ruolo del sindacato e aperto lo scontro frontale in modo particolare con la CGIL? Non è Lui che tratta con spocchia tutti coloro che osano contraddire il suo verbo?
Sono solo alcuni esempi, ma bastano a rendere la verità dei fatti, ovvero che questo clima di scontro nel Paese è alimentato deliberatamente dallo stesso premier.
E’ lui lo “spaccaitalia” ma, contando sulla sua bravura mediatica, cerca di imputarne ad altri la responsabilità.
Solo a dei fanatici sfugge l’ovvietà che affermare (come ha fatto sempre a Brescia il premier) che “sono qui a Confindustria per dirvi che non esiste una doppia Italia, esiste una Italia, comporta che la si smetta di parlare di Jobs Act e Legge di stabilità solo con una parte del Paese, seppure importante come quella dei datori di lavoro e delle sue organizzazioni sindacali. E che si debba discutere, parimenti, anche con l’altra faccia altrettanto importante della medaglia che sono i lavoratori (chi già lo è o chi spera di diventarlo) e le loro organizzazioni sindacali.
Ma sembra che Renzi abbia scelto il gioco (che gli sembra vincente) dell’uno contro tutti. Anche se in realtà è solo contro una parte (con un inquietante emergere di una sostanziale politica di destra mascherate da pseudo-modernismo di sinistra) che serve ad alzare molto fumo per nascondere l’inconsistenza dell’arrosto (vedi analisi ISTAT). Ma la realtà è da sempre più forte del reality.
E allora se davvero, come dice, il suo “cuore è con i disoccupati, i cassintegrati, i precari” perchè non ha emanato un decreto per eliminare tutta quella miriade di oltre 40 contratti che appestano il mercato del lavoro e la vita dei giovani? E magari su questo richiedere il voto di fiducia in Parlamento?
Ma, invece, il film è un altro: la fiducia la pretende ora e subito ma per aumentare la precarietà, liberalizzando i licenziamenti. Mettendo con le spalle al muro anche i parlamentari del PD critici.
Chi è che allora sfrutta “il dolore dei disoccupati, dei cassintegrati, dei precari”? Chi è lo “spaccaitalia”?
Chi legittimamente vuol dire la sua o un premier spaccone che a petto in fuori grida:“io non mollo”? Come in una sfida tra ragazzotti di strada?
Eppure il bullo è ancora una volta, purtroppo o per fortuna (come direbbe Gaber), a capo di un intero Paese: il nostro!
Auguri Italia!

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