Matteo Renzi mette le mani avanti: se il PD perde a Roma e a Milano non mi dimetto! E chiarisce: “Abbiamo già detto che l’esito della permanenza al governo è legata al referendum costituzionale“.

E chi mai le ha chieste le sue dimissioni da primo ministro a fronte di questa tornata amministrativa? Sarà che la paura fa 90 e la sua “Excusatio non petita, accusatio manifesta” nasce spontanea, per dirla arborianamente? Sembrerebbe proprio così!

Ricordiamo che è  stato proprio lui, alquanto inopportunamente e da guascone ora un pò malconcio, ad introdurre “fuori tempo” e “fuori contesto” il tema delle proprie dimissioni (emulato dalla Boschi e da qualche altro scudiero) collegate alla madre di tutte le competizioni elettorali, quella che ancora deve essere fissata da qualsiasi atto ufficiale della Repubblica nemmeno come data sul calendario.

Ed ora questo affanno a giustificare il proprio operato ricorda tanto San Girolamo che nelle sue lettere avvertiva: dum excusare credis, accusas (“mentre credi di scusarti, ti accusi”).

Deve essere evidentemente la sua cattiva coscienza a parlare, quella che gli ricorda di essere bifronte, di rivestire due ruoli!

Infatti, se i ballottaggi dovessero confermare questa debacle del “suo” PD lui certamente si dovrebbe dimettere ed anche di corsa.

Ma non dalla carica di  Presidente del Consiglio, bensì da quella di segretario nazionale del partito.  Perchè  la responsabilità politica di questo insuccesso sta tutta in capo a questa figura che “ha dettato la linea”, ha deciso la morte prematura dinanzi ad un notaio dell’amministrazione comunale della Capitale, ha scelto personalmente il candidato di Roma e quello di Milano ed ha sostenuto molti altri candidati a sindaco ancora in campo ed anche qualcuno che non è giunto nemmeno al ballottaggio.

Ma è già andata male, anzi malissimo, inutile barare. E se anche i ballottaggi dovessero confermare il trand di domenica scorsa, Renzi non si illuda di cavarsela con un vile “io non c’entro” perché in quanto segretario nazionale del PD centra eccome, anzi è coinvolto fino al collo.

Certo che fa specie, proprio per questo suo ruolo di guida politica del suo partito sentirlo dire: “Come Pd faremo campagna elettorale per i ballottaggi, ma io non l’ho fatta l’anno scorso e non credo la farò quest’anno: ai ballottaggi non facciamo iniziative con la presenza del segretario Pd. Poi se ci sarà bisogno, lo faremo“.

Se ci sarà bisogno? E cosa deve succedere di più e ancora perchè un segretario di partito senta il bisogno di mettersi pancia a terra ed andare a sostenere nelle piazze di queste città i candidati che si battono per vincere  ballottaggi alquanto in bilico? Anche laddove si trattava secondo Renzi il Magnifico semplicemente di “tirare un calcio di rigore” a porta vuota?

La verità è che per Renzi la conquista della segreteria del PD è stata concepita e vissuta esclusivamente come trampolino di lancio verso Palazzo Chigi, poco gli è sempre importato della cura della sua organizzazione e della sua vita sul territorio come soggetto vivo e attivo.

Ma c’è un’altra verità che comincia ad emergere ora, per la prima volta, ed  è quella di un Renzi che comincia ad essere avvertito dai candidati in lizza come un “gatto nero” che porta iella. Che è meglio tenerlo lontano. Meglio che non si faccia vedere sui palchi o a fianco dei candidati.

Ed ecco Beppe Sala ribadire che “Sarebbe ora di smettere di dire che io sono il candidato di Renzi” o Piero Fassino avvertire di non andare più fuori tema e ricordare a tutti ma proprio a tutti che  “tra 15 giorni qui si vota solo per il sindaco di Torino” ed è meglio smetterla di straparlare di referendum ed oscurare il vero oggetto e i veri protagonisti del contendere.

Insomma, il tocco di Matteo non è più percepito esattamente come quello di Re Mida e al suo apparire se non si cerca un ferro da afferrare poco ci manca.

Di necessità si farà virtù…prendendo le distanze dai campi di battaglia reali e magari preferendo qualche virtuale salotto televisivo amico? Della serie quando il gioco si fa duro i finti duri smettono di giocare?

Vedremo!