Schieramento composito per il Referendum costituzionale, come ha dimostrato di essere quello per il ”NO”, ed è quello che serve per confrontarsi sulle riforme da fare e per essere credibili…per innovare le istituzioni del Bel Paese. E’ stato uno dei punti di forza, insieme al confronto tra sensibilità politiche diverse, della ”Festa del No” promossa nella due giorni dei Comitati civici e Riformatori che hanno sviscerato, con tanti contributi di esponenti del centro destra e del centro sinistra, contraddizioni di merito, paradossi procedurali, compromessi e tradimenti parlamentari ed extraparlamentari passati dal Patto del Nazzareno o dei Lazzaroni (se preferite) alle sovrapposizioni con la legge elettorale (L’Italicum) al mancato concorso di tutte le forze politiche sulla elezione del Presidente della Repubblica.

Due giorni davvero intensi che hanno fatto riassaporare la voglia e il gusto per la politica, con esponenti di razza formatasi (che piaccia o no ) nella 1^ Repubblica e questo è ricchezza per la democrazia, se confrontato al monolitismo del pensiero unico di governo e alla pratica ricorrente di parlare per spot e social sull’onda del #staisereno, mentre il Paese affonda nelle contraddizioni dell’economia e degli interessi di pochi.

Le prove di forza non pagano e spaccano l’Italia come si sta facendo per il Referendum, per il quale il presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi, non ha fissato (opportunamente) la data per il voto. Lo farà a valle della legge di stabilità per tirare fuori risorse per ritoccare le pensioni minime o per sostenere le imprese, recuperando un po’ di consensi.

Un copione già visto, che l’Istat e gli osservatori economici sconfessano periodicamente. E poi c’è il Mezzogiorno con i problemi di sempre, nonostante il raccordo di risorse già disponibili del ”Patto per il Sud” .

Servono responsabilità, programmi,volontà e chiarezza e magari, ma occorre del tempo, la creazione di partiti con identità precisa e non ”marmellate” parlamentari su interessi, campagne acquisti per maggioranze temporanee.

E Gaetano Quagliariello, fondatore di IDea (identià e Azione) ha rivolto un appello in tal senso, auspicando che si arrivi ai 1.000 comitati per il No, e dando appuntamento a un incontro di coordinamento ma in un luogo da raggiungere più facilmente.

Matera capitale europea dalla cultura bellissima, ma che pena raggiungerla. Giriamo l’osservazione, condivisibile, ai parolai che si baloccano con i treni rossi, bianchi, a pois e a righe, alle bretelle saltate per una frana o ai transfert su autobus da revisionare, che si imbattano in orari e coincidenze sul web che nascondono contraddizioni e tempi lunghi.

Roba da Referendum? Non di buona politica e non di venditori di fumo. E questo, tra l’altro’, ha insegnato la ”Festa del No’.

E il ”Si”? Se c’è che batta un colpo sull’hashtag #venitemidietrosecicredete.

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LE DICHIARAZIONI DI QUAGLIARIELLO
Renzi da solo e con qualche potere forte, mentre il ” No” ha uno schieramento ampio e composito. E’ uno dei passaggi del fondatore di IDea, Gaetano Quagliariello nel dibattito finale con Tito Di Maggio e Raffaele Fitto (senatori del Cor),Mario Esposito (costituzionalista), Miguel Gotor ( Pd), Paolo Romani (Fi), Sofia Ventura (opinionista).

”Quando si cambia una Costituzione-ha detto Quagliariello- ci deve essere uno schieramento ampio e composito. Renzi,invece, è rimasto con pochi amici e qualche potere forte: qui aMatera si è visto che lo schieramento composito è quello del No. Ognuno ha i suoi principi e questi principi rimangono diversi, ma c’é una disponibilità a fare insieme qualcosa da subito, non confusa e fatta bene, affinché il processo riformatore, anche se vince il “No”, possa andare avanti. Questa è la prima cosa che emerge dalla festa a Matera”.

“La seconda -ha aggiunto – è che, nel merito, ci sono tanti errori e vengono ammessi ormai anche dal fronte del “Sì”, ma poi una riforma della legge fondamentale si approva comunque. Invece, una legge fondamentale si approva quando è buona, quando fa fare un passo avanti. E un principio di precauzione oggi chiede che si voti “No”.

Un passaggio anche sulle polemiche al Comune di Roma, che offre tre insegnamenti :”La prima -secondo l’esponente di IDea- è che una classe dirigente non si improvvisa ma si costruisce. E questa di Roma deve essere una lezione anche per il centrodestra”. Ed è una regola che vale ovunque: la persona giusta al posto giusto, altrimenti sono disastri …espressione della malapolitica.

“La seconda lezione – ha aggiunto Quagliariello – è che c’è uno ‘specifico’ di Roma e che il problema si è posto qui, non a Torino o altrove”.

Infine la terza lezione è che, secondo Quagliariello, sarebbe in corso un accanimento mediatico sulla vicenda.”Si vuole speculare-ha detto- e non fare il bene di Roma e dei suoi cittadini”.

Senza peli sulla linea il leader dei Conservatori e Riformisti, Raffaele Fitto in merito alla scelta referendaria. “La nostra posizione è coerentemente contraria-ha commentato Fitto-. Dall’inizio abbiamo votato contro la riforma costituzionale e contro la legge elettorale, anche dissociandoci dal centrodestra e lo abbiamo fatto non per spirito di parte ma perché questa è una riforma sbagliata nel merito.

Le ragioni per le quali impegnarci- ha aggiunto – sono quelle di evitare che possa entrare in vigore la riforma, che creerebbe una confusione totale ne lnostro Paese’. Poi ha smontato luoghi sulle cose che, invece , resterebbero immutate ”Non è vero -ha detto Fitto- che si supera il bicameralismo, non è vero che si semplifica il procedimento legislativo. E’ vero invece che il Paese è paralizzato da un anno e mezzo, con unadiscussione inutile che non sta portando l’Italia da nessuna parte, ma nel frattempo ha fatto perdere di vista al Governo quella che doveva essere la priorità, cioè l’intervento concretosui problemi di carattere economico. Abbiamo un Paese che siscontra su un referendum inutile ma che è totalmente fermo sui temi della crescita e su quelli economici”.

Affermazioni sul velluto: le rilevazioni dell’Istat, l’inconcludenza del Jobs Act, la precarizzazione introdotta con la liberazione dei vaucher, l’emigrazione dei giovani, le lamentele degli imprenditori su burocrazia, illegalità,tasse e costo del danaro, il taglio dello stato sociale sono la punta dell’iceberg di una economia che soffre a senso unico e con il sistema banche, finanze e poste che non aiutano il Paese, pur continuando a ricevere un flusso continuo di quattrini. Lobbyes? Pronta la risposta #staisereno…ma, aggiungiammo, con #occhieorecchieaperti! Ed è il messaggio migliore, accanto alla informazione di merito,legata al confronto sul referendum e alla fase necessaria delle riforme concrete e credibili

 

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