E’ davvero sconfortante osservare come diversi che provengono da una solida cultura politica di sinistra ed hanno resistito ed impedito nel ventennio berlusconiano che si consumassero scempi come l’abolizione dell’art.18 e combattuto leggi elettorali scellerate come il Porcellum, ora all’improvviso accettino che le stesse cose vengano fatte da Renzi.
E dichiarano il loro SI al referendum costituzionale ripetendo sostanzialmente il mantra della propaganda (che bisogna cambiare, ecc.), facendosi anch’essi tifosi piuttosto che analizzare l’oggetto del contendere e le conseguenze. Che tristezza.
E allora, dimentichiamoci per un’attimo di Renzi e di tutti gli altri del PD (D’Alema, Bersani, ecc).
E partiamo dal fatto che siamo di fronte ad una riforma costituzionale imposta da un governo, già questa una cosa anomala. Un governo che, a colpi di fiducia, ha fatto votare sempre dallo stesso Parlamento (pronto ad accettare tutto per paura di essere sciolto) una legge elettorale tarata su una sola camera e ultra maggioritaria, PRIMA che quello stesso Parlamento approvasse la riforma Costituzionale che introduce il monocameralismo. Vi sembra normale?
Ebbene, questa legge applicata alla riforma elettorale consegnerà di fatto al capo partito (che sceglierà i capilista e i candidati nelle proprie liste cosiddette corte) la maggioranza dell’unica Camera che deciderà praticamente su tutto. E quindi avrà nelle sue mani il Paese.
Il Capo dello Stato perderà (anche se non è scritto da nessuna parte) il potere di scegliere il primo ministro (chi potrà scegliere se non quel capo partito che detiene il pacchetto di maggioranza?) e ed anche il potere di sciogliere il Parlamento (potere che starà nella convenienza sempre di quell’unico capo partito che deciderà come e quando votare).
Quel Capo partito potrà scegliersi i giudici della Corte costituzionale e quant’altro, sino al Capo dello Stato.
Certo domani potrebbe vincere l’amato (dai sostenitori del SI) Renzi, ma se dopodomani vincesse un Salvini o un qualsiasi altro scalmanato? Cosa accadrà a questo Paese? Cosa racconterete ai vostri figli?
Con la democrazia non si scherza!
Renzi alle critiche sul “combinato disposto legge elettorale-riforma costituzionale” risponde scocciato che il 4 dicembre non si vota sull’Italicum. Certo è vero! Non si può!
Per cui l’unico modo per impedire che si avveri questo disastroso scenario è votare NO alla riforma costituzionale e quindi neutralizzare così anche l’Italicum.
E’ tutta qui la sostanza per cui bisogna votare NO, lasciate perdere tutte le chiacchiere che distraggono da questo scellerato certo risultato finale.
Non ce lo ha prescritto il medico che bisogna cambiare la Costituzione per forza! La si cambia solo se in meglio e soprattutto le Costituzioni si cambiano solo se tutti sono d’accordo altrimenti non lo si fa! E lasciamo perdere le sciocchezze di improbabili ritorni indietro di 30 anni (magari), qui al massimo si rimane semplicemente al 2016.
E poi diciamolo una volta per tutte che la crisi economica e quella della credibilità della politica non è colpa della Costituzione. O c’è qualcuno che può affermare il contrario?
E allora perché ostinarsi a volerla cambiare a tutti i costi come se fosse la soluzione a tutti i problemi?
Forse la ragione sta nel fatto che la democrazia non è gradita ai cosiddetti “mercati” che oramai governano il mondo.
Proprio come spiegato in dettaglio dalla JP Morgan, banca d’affari americana gigante della finanza globale (che guardacaso sostiene il SI al referendum) tra le protagoniste dei progetti della finanza creativa e quindi della crisi dei subprime che nel 2008 ha avviato la rovinosa crisi mondiale di cui stiamo ancora pagando il prezzo, in un documento che sembra essere la ricetta del grande capitale finanziario per gli stati dell’Eurozona, così come trasferita in questa riforma costituzionale.
In un documento di 16 pagine del 28 maggio 2013 ( a pag 12 e 13) essa scrive: “i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo”.
E per colpa di ciò, continuano quelli di Jp Morgan :“I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”.
Capito? Non vi sembra che tutto quello che accaduto in Italia (dal Jobs Act, all’Italicum, sino alla Riforma costituzionale) sembri maledettamente che sia stato “suggerito” da questo documento?
Meditate gente, meditate…..e tifate un po’ di meno!

Iscritto all’albo dei giornalisti della Basilicata.
Ragionamento lucido e condivisibile.
Tuttavia, prima di decidere, attendiamo fiduciosi che il Governo disinneschi, “seriamente e prima del 4 dicembre”, l’ordigno “Italicum”.
….invidio il suo ottimismo!