E’ senz’altro di buon senso la campagna ‘’quanto mi costa?’’ sulla copertura finanziaria degli impegni elettorali presentata dall’ex senatore Carlo Cottarelli, poco ascoltato o ignorato dalla politica perché chiede trasparenza, efficienza e obiettivi da onorare senza sconto alcuno. Sarebbe un passo avanti per evitare la crescita del debito pubblico, che deve fare i conti con il governo in carica che ha attivato prestiti per i prossimi decenni e che si appresta a fare il passo più lungo della gamba con i ‘Sepa’ per gli armamenti. Per farla breve dovremmo avere, bimbi compresi, almeno una milionata di euro di debiti a testa per gli anni a venire. E allora stoppare in campagna elettorale promesse e voli pindarici stantii con il milione di nuovi posti di lavoro ( taroccando il dato sul tempo indeterminato) o la pensione sociale elevata a 1000 euro, il taglio di tasse …ma senza far nulla su lotta all’evasione, incidenti sui posti di lavoro, sostegno alle famiglie,fatta eccezione per gli irrisori importi di bonus e card prepagate, servirebbe a introdurre ‘’paletti’’ di serietà tra i partiti di maggioranza e quindi nel governo. Michele Paterino sposa appieno la proposta dell’economista Carlo Cottarelli, ma la realtà da campagna elettorale con una schiforma elettorale per portare in Parlamento tanti ‘’allineati e coperti’’ non porta all’ottimismo. E allora? Servono buon senso e volontà di cambiare. A cominciare dalla candidatura di Carlo Cottarelli a futuro ministro dell’economia,aldilà della coalizione che vincerà. Ma c’è un deficit di volontà da superare…

LE RIFLESSIONI DI MICHELE PATERINO
Basta promesse senza coperture: la politica deve tornare a dire la verità. Giusto sostenere la proposta di Carlo Cottarelli.
La proposta avanzata da Carlo Cottarelli di obbligare i partiti a indicare nei programmi elettorali le coperture finanziarie delle proprie promesse non è una questione tecnica riservata agli economisti. È, prima di tutto, una questione di rispetto verso i cittadini e di qualità della democrazia.
L’obiettivo è rendere più trasparente il confronto politico e scoraggiare promesse irrealistiche. Il disegno di legge, presentato nel 2023 quando Cottarelli era senatore, è però rimasto fermo in Commissione Affari costituzionali senza essere esaminato. Nel 2026 Cottarelli e la Fondazione Einaudi hanno rilanciato la proposta con la campagna “Quanto mi costa?”.
La proposta ha raccolto firme da parlamentari di schieramenti diversi dimostra che non è un’idea di parte, ma finora nessuna forza politica ha fatto della sua approvazione una battaglia prioritaria. Questo spiega perché, nonostante un consenso teorico piuttosto ampio sul valore della trasparenza, il disegno di legge non sia mai stato calendarizzato dalla maggioranza per l’esame del Parlamento, evidentemente non è stato considerato una priorità politica.
Come noto da troppi anni assistiamo a campagne elettorali trasformate in aste al rialzo: meno tasse, più spesa, nuovi bonus, pensioni più alte, servizi migliori. Tutto viene presentato come possibile, quasi senza costi. Raramente si spiega dove si troveranno le risorse, quali saranno le priorità o quali sacrifici saranno necessari. La verità è che governare significa scegliere, e ogni scelta ha un costo.
Se un partito presenta un programma elettorale, dovrebbe anche indicare con quali risorse economiche intende finanziare le proprie promesse e spiegare come pensa di realizzarle . In questo modo gli elettori possono valutare non solo gli obiettivi proposti, ma anche la loro concreta fattibilità. Chiedere ai partiti di quantificare i costi e indicare le coperture finanziarie significa favorire un dibattito pubblico più serio e ridurre il rischio di promesse irrealizzabili.
Altrimenti si alimenta l’illusione che sia possibile ottenere tutto senza costi, rinviando ad altri il conto da pagare. Quando, inevitabilmente, le promesse non vengono mantenute, cresce la delusione e si rafforza la convinzione che la politica non sia credibile.

È anche da qui che nasce una parte dell’astensionismo. Sempre più cittadini scelgono di non votare perché ritengono che le campagne elettorali siano costruite più sulla propaganda che sulla realtà. Se le promesse vengono percepite come slogan privi di fondamento, il voto perde significato e la fiducia nelle istituzioni continua a erodersi.
Il populismo prospera proprio su questo terreno. Offre soluzioni semplici a problemi complessi, alimenta aspettative spesso irrealistiche e preferisce il consenso immediato alla responsabilità del governo. Ma una democrazia matura non può reggersi su promesse prive di basi concrete. Governare significa fare delle scelte, stabilire priorità, spiegare ai cittadini quali saranno i costi e i benefici delle decisioni.

Per questo la proposta di Cottarelli, a mio avviso, merita di essere sostenuta. Non impedisce ai partiti di avanzare programmi ambiziosi, ma chiede loro di dimostrarne la fattibilità. La trasparenza sui costi e sulle coperture finanziarie consentirebbe agli elettori di confrontare progetti reali e non semplici slogan, elevando la qualità del dibattito pubblico.
Indipendentemente dagli orientamenti politici diversi presenti in Parlamento l’obiettivo dovrebbe essere quello di fissare relativamente ai programmi elettorali regole trasparenti e democratiche uguali per tutti. In buona sostanza si chiede che il confronto elettorale si basi non solo sulle promesse , ma anche sulla loro credibilità finanziaria e realizzabilità, lasciando agli elettori la scelta politica.
Naturalmente una legge, da sola, non risolverà la crisi di fiducia tra cittadini e istituzioni. Tuttavia potrebbe rappresentare un importante cambio di cultura: passare dalla politica delle promesse alla politica della responsabilità. Sarebbe un segnale che lo Stato considera gli elettori cittadini consapevoli, non consumatori di slogan elettorali.
A questo punto sarebbe utile una mobilitazione della società civile (associazioni, studiosi, organizzazioni civiche, ecc. ecc.) sul tema della trasparenza e della qualità delle istituzioni e per far sì che il Parlamento discuta la proposta presentata.
La politica dovrebbe tornare a essere il luogo della responsabilità, non della propaganda. Se la proposta di Cottarelli contribuirà anche solo in parte a questo cambiamento, avrà reso un servizio prezioso alla qualità della nostra democrazia
Matera, agosto 2026 Michele Paterino
