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Quando Marx era sulle bandiere

Scolorite per quanto si vuole, emblema di mille battaglie in piazze e opifici, ma le bandiere di lotta di operai, contadini, salariati e quanti sono stati in prima fila come i protagonisti della fiumana, il celebre quadro ” Il quarto Stato” di Giuseppe Pelizza da Volpedo, restano il simbolo di una Italia che tra la fine dell’ 800 e gli inizi del ‘900 seppe combattere per ideali e diritti oggi ”cancellati” e ”svenduti” dai tanti personaggi sinistri di una Sinistra sinistrata, che stenta a ricostruirsi. E allora le bandiere di leghe, partiti e movimenti del passato un segno di radici che andrebbero rinvigorite. Quanto visto a Torino nei musei Reali ne sono l’emblema. E così ” Nè osi nè guerra giustizia e libertà”, ”Pensiero e azione”” Ne un soldo nè un soldato” , ”Lavoratori di tutti i Paesi,unitevi” . L’amarcord riguarda anche i partiti come il Partito socialista di Galliano con il volto di Karl Marx, prima della scissione di Livorno del 1921 che portò alla costituzione del Partito comunista italiano. E poi il sindacato con una bandiera della Fiom di Suzzara, con falce, martello, incudine e ingranaggi.

Non sarebbe male che anche dalle nostre parti si rilegga (museo della Resistenza e del comunismo a parte) e si conservi i tanti segni di impegno e di lotta del passato. Del resto il cinema con Miss Marx, dedicato alla battagliera Eleonor, figlia dell’ autore de ” Il Capitale”, sta portando avanti un interessante lavoro di rivalutazione di quel faro della politica ”rivoluzionaria” del passato che ha lasciato aperte pagine di stretta attualità. Sfruttamento e precariato? Flessibilità e sommerso? Fate voi…La trincea e la piazza sono ancora lì.

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