Da Bossi a Salvini, ovvero il primo e l’ultimo esponente di quella Lega che ha fatto del “celodurismo” la sua volgare vanteria,  in realtà quando il gioco si fa duro per davvero, fanno esattamente l’opposto di ciò che recita la famosa frase (“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”) pronunciata da John Belushi nel film Animal House.

Scappano via a gambe levate dinanzi alla richiesta dei giudici di processarli, facendosi scudo del voto del Parlamento,  come è  successo con il “capitan fifus“, alias Salvini, in occasione della richiesta del Tribunale dei Ministri di processarlo per la vicenda della nave Diciotti (https://giornalemio.it/politica/salvini-il-capitan-fifus-ha-paura-di-farsi-processare/).

Oppure, a seguito di una condanna, come nel caso del Senatur Umberto Bossi, fanno richiesta di clemenza, con tanto di domanda di grazia proprio a quella figura istituzionale – il Presidente della Repubblica Italiana- che hanno denigrato pubblicamente.

Infatti, l’oramai rottamato ex leader incontrastato della Padania, aveva dato del “teru’n‘” all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante un comizio sul palco della festa invernale della Lega Nord, la “Be’rghem frecc” di Albino nel dicembre del 2011, oltre a fare battutacce sull’allora Presidente del consiglio Mario Monti.  E per questo, era stato condannato dal tribunale di Bergamo ad un anno e 6 mesi di reclusione per vilipendio del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio dei ministri.

Quella sera il senatur e fondatore della Lega disse: “Abbiamo subìto anche il presidente della Repubblica che è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del Nord“. E, alludendo anche alle origini partenopee dell’ex Capo dello Stato, aggiunse: “Mandiamo un saluto al presidente della Repubblica. Napolitano, Napolitano, nomen omen, non sapevo fosse un teru’n“,  accennando il gesto delle corna con la mano destra.

Un comizio filmato e  trasmesso in TV e su Youtube, che spinse diversi cittadini (oltre un centinaio) da tutta Italia a presentare denunce nei confronti di Bossi  che determinò il suo rinvio a giudizio e poi la condanna con l’accusa di aver offeso l’onore e il prestigio del Capo dello Stato, oltre che di vilipendio alle istituzioni con l’aggravante della discriminazione etnica.

Ora, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato un Decreto di concessione della grazia in suo favore.  Un atto di clemenza individuale -che avviene su richiesta dell’interessato- e che ha riguardato “la pena detentiva ancora da espiare (un anno di reclusione) inflitta per il delitto di offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica (c.d. vilipendio: art. 278 c.p.), in riferimento a fatti commessi nel 2011 quando al Colle c’era Giorgio Napolitano.”

Nella nota del Quirinale si ricorda che a seguito di provvedimento della Magistratura di sorveglianza Bossi è stato affidato in prova al servizio sociale. Nella stessa si legge ancora che:

Nel valutare la domanda di grazia, in ordine alla quale il Ministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria ha formulato un avviso non ostativo, il Presidente della Repubblica ha tenuto conto del parere favorevole espresso dal Procuratore generale, delle condizioni di salute del condannato, nonché della circostanza che in relazione alle espressioni per le quali è intervenuta la condanna il Presidente emerito Giorgio Napolitano  ha dichiarato di non avere nei confronti del condannato “alcun motivo di risentimento“.

Insomma, ancora una volta, quei teru’n tanto odiati dai leghisti si sono dimostrati essere dei signori, come Napolitano che non ha “alcun motivo di risentimento”,  oltre che magnanimi come Mattarella che firma la grazia.

Peccato che tanti “teru’n” si dimentichino di tutto questo e quanto odio nei loro confronti siano stati e siano portatori i leader di quella Lega che partiti da una fantomatica Padania sono arrivati a conquistarli in terra propria.

Sembrerebbe fantapolitica ed invece….sono cose che capitano ai popoli senza memoria…….