…quella che chiede maggiore considerazione, attenzione, aldilà dello status e del ruolo sociale,del colore della pelle o della fede politica, religiosa o sportiva che con il suono delle campane a martello finisce con l’alimentare preconcetti, campanili, discriminazione e progetti che tendono ad escludere più che ad includere. Se si ascoltassero le parole del saggio, più che guardare il dito e la luna puntata dallo stolto, parafrasando una citazione di Mao Tze Tung e allora anche la barca piena di falle e rattoppi della politica italiana – nelle mani di bucanieri ed esperti di navigazione di basso cabotaggio- veleggerebbe verso la “solidarietà’’ concreta sui bisogni degli ultimi, che non sanno come andare avanti o dei giovani costretti a emigrare. Questo e altro, in estrema sintesi, la nota sulla ‘’Demagogia stellare in salsa classista’’ che il direttore del Museo di Matera della Resistenza italiana e del Comunismo, Francesco Calculli, ha redatto dopo aver letto il commento di Francesco Vespe sul post elezioni ‘’Sognando il partito popolare in punta di Vespe’’ https://giornalemio.it/politica/sognando-il-partito-popolare-in-punta-di-vespe/ che è stato ultracommentato e letto, tanto da restare nella classifica dei primi dieci articoli più letti del blog. Vi invitiamo a fare altrettanto con quello di Francesco Calculli, anche in relazione a un tema quello della questione morale che ha unito- sia pure da sponde e con toni diversi- Enrico Berlinguer e Aldo Moro. Oltre quarant’anni fa…passati invano.

DEMAGOGIA STELLARE IN SALSA CLASSISTA.
di Francesco Calculli. Userò l’ironia ma pochissima per confutare un recente articolo a firma dell’astronomo materano Franco Vespe. Una analisi politica che reputo superficiale, demagogica, che non prende in minima considerazione la reale situazione della società italiana e il grave problema del divario sempre più profondo tra il nord e il sud del Paese come evidenziato dalla geografia elettorale scaturita dalle elezioni politiche del mese scorso. Cominciamo con il dire come il Vespe vorrebbe collocarsi politicamente in un indefinito “centro di gravità permanentemente democristiano” ma nei fatti reazionario perché questo in buona sostanza emerge dal violento linguaggio usato per etichettare i politici da lui citati, di cui non ho personalmente alcuna simpatia, ma ho sicuramente ben chiara la differenza che passa tra fare una critica anche pungente e offendere il proprio interlocutore scadendo sul personale invece che giudicare le proposte politiche e le conseguenti implicazioni che investono la collettività. La prima cosa che fa sobbalzare nell’articolo in questione è l’uso improprio senza conoscerne minimamente il significato storico – politico del termine “populismo”, da qualche anno sempre più di moda tra gli pseudo opinionisti tuttologi tra cui il Vespe, per attaccare vigliaccamente chiunque in questo Paese di venduti conformisti servi delle classi dominanti, osano difendere i più deboli, gli sfruttati, i disoccupati, gli emarginati. Per non dire che qualcuno di questi incompetenti e improvvisati politologi è persino caduto nel ridicolo definendo come “populismo nero” la destra che ha appena vinto le elezioni, pur di non chiamarli fascisti. Ma vediamo cosa dice alla voce populismo il dizionario di politica di Bobbio, Pasquino.”Per populismo si intende genericamente un atteggiamento e una prassi politica che mira a rappresentare il popolo e le grandi masse esaltandone valori, desideri, frustrazioni e sentimenti collettivi o popolari.Il populismo caratterizza quei partiti e movimenti politici che in forme e con finalità differenti intendono rappresentare gli interessi della popolazione contro quelli della classe dirigente e delle cosiddette élite”. E’ evidente quindi che storicamente il termine populismo non ha niente a che fare con l’uso dispregiativo, distorto, e demagogico assai diffuso con riferimento al contesto politico italiano che viene ignobilmente fatto anche da Vespe. Alla nobilissima tradizione del populismo russo antizarista della seconda metà del XIX si rifacevano scrittori della grandezza di Tolstoj e Dostoevskij, e negli anni più recenti il leader cubano Fidel Castro è stato per i popoli oppressi del Terzo Mondo il simbolo ineguagliabile del populismo più illuminato. Pertanto se per il Vespe di turno e i suoi amici di facebook Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte sono degli impresentabili populisti perchè difendono a spada tratta il reddito di cittadinanza , chiedono a gran voce un salario minimo a 9 euro lordi all’ora, si oppongono all’invio di armi in Ucraina per non alimentare a oltranza le illusioni di vittoria del regime nazionalista di Zelensky fantoccio degli Usa, e propongono anche di bloccare la speculazione sui prezzi del gas e delle materie prime tassando gli extraprofitti delle compagnie energetiche, allora anch’io sono orgogliosamente e convintamente populista, di più mi spingo a dire che la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza andrebbe estesa aumentando persino l’importo medio dai circa 581 euro attuali a una somma di 800 euro, facendo gravare il costo della misura solo sui redditi più alti a cominciare da quelli di Meloni, Calenda e Renzi, e sul quel 50% di italiani in gran parte elettori di destra che sistematicamente e impunemente evadono il fisco ma che spudoratamente invocano con feroce accanimento classista la cancellazione del reddito di cittadinanza.

Sicuramente per questa mia presa di posizione in difesa di una misura che secondo i dati e le dichiarazioni dell’Istat ha salvato un milione di persone dalla povertà assoluta tanti mi criticheranno, per me invece è semplicemente coerente con i miei principi marxisti secondo cui è lo Stato che deve occuparsi dei poveri e non la carità cristiana nè tanto meno le elemosine dei borghesucci benestanti che così si illudono di mettersi a posto con la loro cattiva coscienza. Per me la lotta per la giustizia sociale è un valore imprescindibile se si vuole veramente realizzare una società autenticamente democratica in senso comunistico, per lei invece Vespe mi sembra di capire che i poveri non vanno assistiti ma messi con le spalle al muro, e pazienza, anzi chi se ne frega, se gli tolgono pure qui pochi euro del reddito di cittadinanza. Ed è veramente orribile e insopportabile che una campagna elettorale è stata giocata quasi esclusivamente da Meloni, Renzi e Calenda sulla pelle dei più deboli e sulla rappresentazione malefica dei percettori del reddito di cittadinanza. I poveri per questi mestieranti della politica che prendono 500 euro al giorno ma non hanno idee per risolvere i problemi seri del Paese sono un capro espiatorio perfetto: i poveri sono ricattabili per il lavoro, non hanno i mezzi per reagire e di solito non hanno contatti importanti né amicizie altolocate, altrimenti non sarebbero poveri, e se chiamano un giornale non li conosce nessuno. I poveri non li hanno nemmeno i soldi per comprarselo un giornale come la Repubblica e il Corriere della Sera dove difendere le loro ragioni, nè tanto meno possono finanziare adeguatamente le campagne elettorali di qualche partito che poi sarà riconoscente “per l’impegno profuso e il determinante contributo alla vittoria che la donazione di quel privato affarista gli ha dato”. I poveri hanno profili social scarsi, non hanno milioni di followers.Tuttavia i poveri hanno un grande potere votano! E qualcuno si è dimenticato di dirglielo a Meloni, Salvini, Berlusconi, Letta, Calenda, e Renzi. E infatti i poveri hanno votato in maggioranza al Sud per chi si è ricordato di loro dandogli il reddito di cittadinanza, per Giuseppe Conte e il movimento 5 stelle. E allora Vespe lei si scandalizza per questo? Dove è il problema?

La coalizione di destra non ha vinto le elezioni al nord promettendo i soliti vergognosi condoni fiscali e una incostituzionale e scandalosa aliquota unica per tutti a tutto vantaggio dei soli ricchi? E allora Renzi che nel 2014 stravince le elezioni europee grazie al bonus mancia di 80 euro dato a tutti senza distinzione di reddito con un onere per le casse dello stato di ben 10 miliardi di euro all’anno, e che adesso ha la faccia tosta di chiedere l’abolizione del reddito di cittadinanza? Questi si che sono beceri esempi di voto di scambio elettorale! Sono il simbolo stesso di una Italietta ignorante e corrotta in cui la questione morale di berlingueriana memoria dovrebbe essere il principale tema di confronto tra le forze politiche in una campagna elettorale. Il Vespe nel suo articolo bolla volgarmente come il trionfo dell’assistenzialismo l’ottimo successo elettorale dei 5 stelle nel Mezzogiorno Ma se anche volessimo prendere per vera questa sua affermazione sprezzante e classista, allora il Vespe dovrebbe spiegarci come mai mentre in Italia le forze politiche di destra e quelle centriste filo padronali vorrebbero smantellare il reddito di cittadinanza, proprio nell’austera Germania il governo ha potenziato l’attuale sistema di assistenza ai disoccupati : da gennaio infatti arriva il “Burgergeld”, il nuovo reddito di ciitadinanza tedesco che prevede indennità più generose per i beneficiari che verranno trattati con maggior rispetto e dignità senza più l’obbligo di accettare ogni offerta di lavoro temporaneo e spesso mal pagato.Che sorpresa! Anche i tedeschi sono “degenerati” a tal punto da dare la priorità all’assistenzialismo dei poveri! Ormai uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del populismo di sinistra dal Portogallo alla Germania! In questi Paesi fortunatamente per loro di Meloni e Vesponi ce ne sono pochi….Dulcis in fundo ci tengo a fare qualche doverosa precisazione sulle magnifiche “sorti e progressive” della coalizione di destra che ha vinto le elezioni in parlamento ma non nel Paese.

Egregio Franco Vespe capisco i suoi toni trionfalistici ma vorrei ricordarle che il 65% degli italiani non ha votato per Meloni, Salvini e Berlusconi. Siamo persone di ogni sesso, età, origine, religione, colore della pelle e orientamento sessuale. Nella nostra diversità rappresentiamo la maggioranza dell’Italia. E ne siamo fieri.Siamo per un’Italia tollerante, umana, diversa, in cui non c’è spazio per il fascismo. Quando le destre proveranno a erigere muri, noi costruiremo ponti. Quando cercheranno di diffondere odio, noi ci opporremo restando uniti. E fuor di dubbio che le destre in virtù di una devastante legge elettorale voluta proprio da Renzi che vorrebbe oggi la creazione di un polo centrista a cui lo stesso Vespe tanto anela, assegna uno sproporzionato premio di maggioranza alla coalizione partitica che prende anche soli pochi voti in più degli avversari. Basti dire che per vincere un solo collegio uninominale alla destra erano sufficienti 50 mila preferenze, mentre per un partito del centro sinistra servivano 90 mila preferenze, in pratica quasi il doppio. Anche ad un bambino sarebbe stato chiaro che senza formare una coalizione la cosiddetta “sinistra” istituzionale già in crisi identitaria sarebbe andata incontro a un suicidio politico ampiamente annunciato. Questo è un dato di fatto inoppugnabile, ed è stato semplicemente patetico che Enrico Letta abbia poi scaricato la debacle elettorale subita dal PD su Giuseppe Conte e i cinque stelle. Ma è altrettanto vero che il grande numero degli astenuti al voto, quasi 4,5 milioni di italiani, tra cui mi metto anch’io, è da ricercarsi soprattutto nell’elettorato tradizionalmente di sinistra. Ma sbaglia chi interpreta questa astensione al voto, la più alta di sempre, come un disinteresse della politica, perché se nella odierna società liquida così come è stata magistralmente descritta dal sociologo Bauman la grande politica è stata sostituita dai selfie e dai consensi volatili ottenuti via social, non è così per gli uomini e le donne autenticamente di sinistra che per esperienza diretta perchè lo vedo ogni giorno nel museo che dirigo, hanno ancora tanta passione militante, e vorrebbero la rinascita di una sinistra che abbia le radici ideali ben ancorate nella gloriosa storia passata, ma con il cuore e la testa ai problemi del presente e che soprattutto deve tornare a rappresentare i bisogni delle classi più umili. Sono tantissimi i compagni e le compagne che piuttosto di turarsi il naso e votare per il PD, scelgono di non andare a votare, ben consapevoli come diceva saggiamente Palmiro Togliatti, che è meglio stare all’opposizione piuttosto che governare male con le idee degli altri. A breve molto probabilmente Giorgia Meloni diventerà la prima donna italiana a capo del governo del Paese, ma sarà una prima donna a “sovranità limitata” perchè? Ve lo dico io: aver fatto diventare presidente di Fratelli d’Italia una donna che è antifemminista, antiabortista, omofoba, e invasata sostenitrice del Dio, Patria e Famiglia, per un partito maschilista e conservatore di estrema destra quale è appunto Fratelli d’Italia è veramente il massimo a cui costoro potevano aspirare. Ben altra cosa è però accettare che a guidare un governo di destra ci sia una donna, anche se si chiama Giorgia Meloni. Le fibrillazioni che già adesso stanno attraversando i tre partiti di destra nelle trattative per decidere i ministri di peso nel prossimo esecutivo evidenziano senza ombra di dubbio che Matteo Salvini non intende fare il secondo a nessuno men che meno a una donna, e Berlusconi che le donne le ha sempre concepite solo in posizione orizzontale, e a cui la stessa Meloni deve tutto a quasi della sua ascesa politica , nominandola nel suo ultimo fallimentare governo ministra della Gioventù dove peraltro Giorgia fu solo una ameba inconsistente, difficilmente potrà accettare di farsi imporre la squadra di governo dalla sua ex scolaretta della Garbatella che senza di lui politicamente non sarebbe mai esistita . L’altro scoglio per la Meloni è quello che paradossalmente lo stesso Rosatellum assegna ai partiti della coalizione vincente numerosi seggi anche se Lega e Forza Italia hanno preso in proporzione una percentuale di voti di gran lunga inferiore al partito della Meloni, senza dei quali però al senato non avrebbe la maggioranza per governare. Pertanto sarà inevitabile che Salvini e Berlusconi terranno costantemente il prossimo governo sotto il loro ricatto politico.
Infine vorrei spendere una lancia in difesa della bellissima e bravissima giornalista Rula Jebreal che il Vespe nel suo articolo ha definito come pessima perché Rula ha ricordato che il padre di Giorgia Meloni era stato arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti. Giustamente la Meloni si è risentita precisando che con il padre non aveva avuto più niente a che fare fin dall’età di 11 anni, e che i reati del padre non devono essere strumentalizzati per attaccarla politicamente a livello personale.Tutto assolutamente giustissimo, ma in verità la provocazione della Jebreal aveva solo l’intento di inchiodare l’atteggiamento ipocrita della Meloni nei confronti dei migranti, perché se lei non vuole essere additata come responsabile delle colpe del padre, allora non deve neanche criminalizzare collettivamente i migranti solo perché una minoranza di loro delinque. Mi sorprende che lo scienziato Franco Vespe non sia stato in grado di cogliere nelle affermazioni della Jebreal il significato di una critica così raffinata. Un famosa citazione del grande timoniere Mao Tse tung diceva “quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito.” Nel suo caso Vespe penso che questa citazione andrebbe ribaltata nel senso che lei probabilmente passa troppo tempo a guardare con il cannocchiale la luna e gli astri del cielo e troppo poco il dito che indica la realtà che ci circonda con tutto il disagio sociale di una grande umanità sofferente, per la quale quei 500 euro del reddito di cittadinanza fanno la differenza tra una vita dignitosa e una morte invisibile per indifferenza prima ancora che per fame.Sono in molti in Italia ad essere delusi dalla politica. Ad avere paure e preoccupazioni a cui nessun governo ha saputo rispondere. Ma la verità è che l’estrema destra italiana non ha soluzioni per questi problemi, ma solo capri espiatori. Questo Paese però appartiene anche a tutti noi, e non permetteremo alle destre di prenderlo e farlo regredire politicamente, culturalmente, moralmente con la loro politica dell’inciviltà.


Francamente non so cosa rispondere a Francesco Calculli perchè non ho capito qual’è il “razionale” del suo ragionamento, annegato com’è in un fiume di parole in perfetto stile Fidel. Quel poco che ho compreso e che difende a spada tratta il reddito di cittadinanza che -è mia opinione- non accompagnato da incisive politiche attive per il lavoro, si è trasformato in un intervento di tipo puramente assistenzialistico. Mi basta rispondere con Confucio: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”. Lo aveva capito prima di tutti Confucio che il “pesce” del reddito di cittadinanza nutre solo per pochi giorni.
In quanto al populismo io incollo la definizione della Treccani:
“s. m. [dall’ingl. populism (der. di populist: v. populista), per traduz. del russo narodničestvo]. – 1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizî del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale. 2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione. In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra”. Evidentemente Francovespe usa il termine “populismo” in accordo con la variante 2. che, come si può leggere, è tutt’altro che una virtù. Poi un giorno spero di avere il piacere di spiegare a Calculli Francesco che esiste non solo un Wellfare State ma anche un Wellfare Community e che quest’ultimo è ispirato da principi virtuosi come la solidarietà e la sussidiarietà. Per quanto riguarda poi il Sud mi sono persuaso che probabilmente una sua “autonomia/secessione” dall’Italia non può che fargli bene! La storiografia dell’ultima ora sta scoperchiando un’amara verità: La questione meridionale si è creata con l’unità d’Italia…ma discorso ardito e temerario….