martedì, 23 Aprile , 2024
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Pinto: cambiare si può, ma a testa alta, con impegno e coerenza!

Come un ” Cincinnato” della politica, Leonardo Pinto, avvocato materano, proprio non se la tiene quando si tratta di dire ” pane al pane e vino al vino” e parlare con schiettezza su quello che non va in una Basilicata ( è questo il suo nome nello Statuto regionale e nella Costituzione) che ha perso autonomia decisionale e,soprattutto, vede andar via periodicamente i giovani, che sono il suo futuro. Del resto i tagli dei servizi come accade nella Sanità, mal compensati da uno sciagurato e opportunistico accentramento decisionale e gestionale, stanno accelerando un processo di spoliazione territoriale che finirà con il dare ragione al disegno di macroregione della Fondazione Agnelli. Pinto, che sta portando avanti con l’associazione Ansb una attività di confronto e di stimolo su questioni politiche, economiche, sociali e ambientali, non ha dubbi- e lo abbiamo sintetizzato nel titolo- su come invertire la rotta, ma a patto che i cittadini ( sempre di meno)della Basilicata prendono in mano il proprio futuro, coscienza di quello che non va e investendo in professionalità, competenze e su quanti hanno amore per Matera e per la Basilicata. E in cinque domande, che spaziano dalla mediocrità e dall’opportunismo della classe politica, che dovrebbe gestire in maniera lungimirante la ”cosa pubblica”, al deleterio campanile Matera-Potenza nato dal peccato originale di un evidente peso-squilibrio amministrativo e territoriale, passando per le candidature ufficiose o ufficiali per le regionali 2024, Leonardo Pinto esprime giudizi e lancia proposte per invertire la rotta delle navi sconquassate che portano il nome di Basilicata e Matera. Serve un timoniere capace, che sappia guardare la costa e le costellazioni della buona politica, dando il buon esempio all’equipaggio. Cincinnato è a riva e continua a lavorare, ma se c’è gente che vuole salpare per il rilancio di Matera e della Basilicata si faccia avanti. Magari dopo aver letto l’intervista .


Desertificazione dei servizi, con conseguente calo demografico, emigrazione giovanile e assenza di politiche concrete, ormai da anni, sono la fotografia di una realtà grigia che non riesce a invertire questa tendenza.Per la Basilicata destino segnato? Finiremo nelle macroregioni, come ha ipotizzato 30 anni fa la Fondazione Agnelli?

R. Assolutamente no, se i Lucani decidono di riappropriarsi del loro destino che non è nelle stelle ma in ciascuno di loro, cioè in ciascuno di noi. Le azioni da mettere in campo per evitarlo. Per non fare la fine dei polli di Renzo, che continuavano a beccarsi e a litigare pur trovandosi in una condizione disperata, innanzitutto dobbiamo “cancellare” la sterile contrapposizione Potenza-Matera e viceversa. Abbiamo il dovere di difendere la nostra identità culturale e la ns. realtà territoriale, oltre che la nostra dignità di Lucani e le nostre immense ricchezze: acqua, petrolio e bellezze naturali. Dev’essere definitivamente chiaro che il petrolio di Viggiano e di Tempa Rossa appartiene anche ai Materani, come i Sassi appartengono ai Potentini; cioè a tutti i Lucani. Questo per capirci. Vanno isolati ed emarginati coloro che hanno fondato e fondano fortune elettorali e personali su rivendicazioni campanilistiche.
Personalmente, in quanto Lucano, detesto la contrapposizione Matera-Potenza che alimenta le ipotesi di frantumazione della Basilicata e delle macroregioni.
La vera questione è che gli eletti nella provincia di Matera nelle varie assisi pubbliche, dal 1980 in poi, salvo rare eccezioni, non hanno brillato per azioni in favore del territorio materano; si sono sottomessi al potere politico e burocratico regionale il cui centro propulsore è a Potenza.
Personalmente, non ho mai avuto problemi, in assoluto, con i Potentini sia a livello politico sia a livello professionale.

I Lucani, ultimi ad arrendersi ai Romani, mi piace ricordarlo, hanno storia e cultura che consente loro di affrancarsi dall’attuale classe politica asfittica e inconcludente come prova anche lo sfascio in cui versa la sanità pubblica materana, meglio regionale. Neppure è utile la rivendicazione “paesana” secondo cui il Presidente della Regione questa volta spetta a Matera. Infatti, se l’eletto è persona seria, competente e onesta un simile problema non si pone; sussisterà, invece, se l’istituzione regionale finirà nelle mani di sprovveduti, mezzecalzette e faccendieri; cosa che va assolutamente evitata.
Buoni amministratori sanno bene che, per evitare la desertificazione delle aree interne e disagiate, che rappresentano circa l’80% del territorio lucano, è indispensabile, come giusto che sia, garantire la presenza di servizi essenziali quali scuole e presidi sanitari.

La nostra Regione, per vari motivi, ha perso autonomia decisionale. Tant’è che la cabina di regia è a Roma. Come ne usciamo, visto che di fatto non c’è una nuova classe dirigente e quella che c’è è impegnata nel mantenimento del potere per il potere?

R. I convegni organizzati dall’ANSB (Associazione Nuova Sanità e Benessere) insieme alle associazioni Presenza Etica, Centro Carlo Levi e CNA su temi importanti, di rilevante interesse politico e sociale, quali “autonomia differenziata”, mancato sviluppo socio-economico, inquinamento, sanità pubblica ecc. provano l’interesse della società civile a voler essere protagonista e a non essere più disponibile a subire scelte calate dall’alto. L’ultimo convegno che abbiamo tenuto sabato 28 ottobre a Corleto Perticara, su petrolio-ambiente-lavoro-salute-sicurezza, rappresenta la conferma che la società civile non è rassegnata e non intende subire alle prossime elezioni regionali il “nuovo” sotto mentite spoglie che, in realtà, è più vecchio del “vecchio”. Ormai non è più tempo di quadriglie politiche.
Tutti i convegni svolti, compreso l’ultimo di lunedì scorso, 6 novembre a Potenza, presso l’UNIBAS, hanno visto inaspettate e nutrite presenze di cittadini particolarmente interessati alle analisi e alle soluzioni prospettate.
Pertanto, la regia delle prossime elezioni regionali la farà la società civile con l’obiettivo principale di mettere le istituzioni pubbliche nelle mani di persone oneste e competenti che abbiano conoscenza della P.A. e siano in grado di amministrare.

Nella prossima primavera, anche se non c’è una data ufficiale la Basilicata voterà per elezioni regionali. E l’orizzonte non è dei migliori. C’è un centrodestra litigioso, in attesa di riconfermare l’ex generale della GdF Vito Bardi di Forza Italia, o di designare altri, in base a quanto decideranno a Roma. Un centrosinistra che per ora è un ”magma” di intenzioni, ma senza patti e programmi dal Pd al M5s a cespugli, siepi e altre fioriture, che a quanto pare accetterà la candidatura proposta e imposta dell’imprenditore del sociale Angelo Chiorazzo e una terza, l’unica certa, di Eustachio Follia per Volt. Gli elettori, sempre meno in Basilicata, accetteranno le logiche da mercato delle auto dell’usato garantito, sicuro, o dei chilometri zero o cercano altro?

R.La società civile, tramite le associazioni, corpi sociali intermedi, non è disposta a tollerare “tavoli di trattive” dove la domanda, al solito, è sempre la stessa: “a me che cosa tocca?”. Le emergenze e la situazione socio-economica della Basilicata non lo consentono più.
I partiti e i movimenti politici hanno perso di credibilità e non possono più “dare le carte”; hanno bisogno di innesti con il mondo civico che sta dimostrando di essere in grado di farsi ascoltare e agire di conseguenza. Se i partiti non comprendono questo ci saranno sorprese; né è sufficiente farsi fotografare a fianco al Papa per rappresentare il nuovo sebbene si rappresenti il più vecchio del vecchio; neppure l’inutile presenzialismo di Latronico, assessore regionale all’ambiente, in tutte le iniziative estranee alle problematiche ambientali, assente -però- quando si parla di petrolio e ambiente, può rappresentare una novità politica.
Il vero e unico obiettivo delle associazioni è quello di affidare le istituzioni a persone competenti, che non siano frutto di gattopardesche operazioni politiche. Chi ha fallito finora deve avvertire il dovere morale, politico e civico di farsi da parte.

Matera dopo l’anno da capitale europea della cultura, non scevro da polemiche e da scelte che non hanno consentito alla città di fare un salto di qualità, e di programmare la crescita in maniera intelligente e con cultura di impresa, si ritrova a fruire di flussi turistici continui, ma con presenze limitate. E i nodi sono venuti al pettine, con la spia del calo di abitanti (in media 200 l’anno) e di una qualità di servizi che lascia a desiderare. Dito puntato sulla mediocrità della politica, per governare occorre avere esperienze e competenze, e scarsa capacità (vecchia pecca) del tessuto imprenditoriale di fare sistema. Domanda scontata; come invertire la tendenza?

R. Le precedenti risposte valgono anche per il “caso Matera”. Dove alle ultime elezioni centrodestra e centrosinistra sono stati sonoramente battuti da una compagine alternativa sostenuta esclusivamente dal grande desiderio di umiliare i precedenti amministratori. Il risultato di 100 voti ottenuti dal Sindaco uscente De Ruggieri, candidatosi a consigliere comunale, ne è la prova.
Questo fa ritenere che gli sconfitti erano politicamente impresentabili per i loro trascorsi amministrativi.
Il turismo va bene, ma non è sufficiente a dare alla Città la spinta propulsiva sociale ed economica di cui ha bisogno.
La tendenza negativa si può certamente invertire. Affinché questo accada, Matera deve innanzitutto assumere il ruolo di Città capoluogo di provincia che ha dismesso dall’inizio degli anni ’80. Infatti, i politici materani, sia di maggioranza che di opposizione, sono stati abbagliati dalla “politica del mattone” consentendo l’allungamento della Città a dismisura, chiudendosi nel recinto delle colate di cemento armato, senza avere la capacità di far svolgere alla Città la funzione di capoluogo di provincia, cioè punto di riferimento non solo amministrativo, ma anche culturale e commerciale degli abitanti del territorio provinciale.
Il 70% dei Comuni materani, per le attività di impresa, hanno come riferimenti Taranto, Bari e in parte anche Napoli.
La politica è stata capace di isolare Matera dal suo contesto provinciale. Gravissimo. Gli attuali collegamenti con l’entroterra materano non sono diversi da quelli esistenti ai tempi di Carlo Levi.
Il finanziamento per il completamento della tratta ferroviaria Ferrandina-Matera si è avuto grazie alle iniziative svolte dall’associazione “Matera Ferrovia Nazionale” attraverso la quale l’Avv.Franco Di Caro, il Prof.Nicola Pavese, il Prof.Giovanni Caserta, il Dott.Giuseppe Vinciguerra, il Dott.Michele Vizziello, l’Ing.Ninì Zagaria, il Dott.Giannino Di Caro, la Dott.ssa Erminia D’Adamo, il Prof.Mario Manfredi, oltre me ed altri, sono riusciti a far ragionare la politica. Va dato atto dell’impegno profuso in proposito, in primis, dalla senatrice Maria Antezza e dal Consigliere Regionale Luca Braia. La politica materana, quasi tutta assente, perché auto confinatasi nel recinto del “mattone”.
L’inversione di tendenza passa, dunque, attraverso una visione di una Città aperta e non chiusa, valorizzando le risorse storiche culturali. Primo obiettivo, il collegamento di Matera alla dorsale adriatica. È necessario, inoltre, la riscoperta dell’agricoltura e dell’artigianato come attività primarie.

Una riflessione merita il ruolo degli intellettuali materani, i quali, salvo eccezioni, continuano a parlarsi addosso senza offrire idee e spunti per far uscire Matera dall’adorato isolamento in cui è finita. È necessario uscire dal pantano dell’intellettualismo di maniera, celebrativo del nulla. Occorre chiedersi cosa è cambiato dai tempi di Carlo Levi, Rossi Doria, Pasquale Saraceno, Rocco Scotellaro, Adriano Olivetti. E se nulla è cambiato, perché non è cambiato e cosa fare per cambiare.
Infine, l’occasione mancata di Matera capitale europea della cultura 2019 risoltasi con protagonismi esterni, senza apporti concreti e duraturi per l’economia locale, mortificando risorse umane e culturali endogene.
Un capitolo a parte merita l’UNIBAS che tanto mi sta a cuore; ma rimandiamo ad un prossimo incontro.

Con la lunga esperienza maturata in politica, dall’MSI al Movimento civico ”Matera città libera”, e ora con l’associazione ANSB (Nuova sanità e benessere), e da quanto detto finora, non è tentato dal candidarsi alle prossime regionali, condizioni permettendo? E, se sì, da dove comincerebbe? Con quali risorse umane e puntando su quali priorità?

R. Mi sono sempre ritenuto un Cincinnato, nel senso che sono stato sempre in prestito alla politica avendo lavorato ininterrottamente per vivere senza mai chiedere e ricevere beneficenze e prebende politiche di alcun genere.
Nel 1991 mi dimisi dal MSI-DN, non più MSI al quale avevo aderito, anche per i fatti -veri- raccontati da Report domenica scorsa. Ero dirigente nazionale e responsabile dell’organizzazione del partito ,a livello nazionale, quando mi dimisi. In verità, fummo in diversi a dimetterci dopo una drammatica riunione di comitato centrale nel quale prevalse la linea conservatrice per l’alleanza con Berlusconi; mentre io ed altri appartenevamo all’anima di sinistra del vecchio MSI che condivideva il “milazzismo” per la difesa dell’integrità delle istituzioni pubbliche.
Tuttavia, il mio impegno nel sociale, come noto, compatibilmente con i miei impegni professionali, non è mai mancato.

L’ANSB, per le sue incisive attività in materia di sanità e ambiente, ben accreditata, gode ormai di vasti consensi. Insieme a Presenza Etica e ad altre associazioni, fortemente radicate sul territorio, sta esaminando ogni possibilità affinché, come detto, la Regione alle prossime elezioni venga affidata a persone competenti, capaci di amministrare.
Dopo la mia ultima esperienza amministrativa al Comune di Matera, mi è stato chiesto più volte di candidarmi e la mia risposta è stata sempre la stessa: il problema non è farsi eleggere, ma con chi amministrare dopo essere stato eletto. Questo vale anche per le prossime regionali.
Se si creeranno le condizioni e sarà utile il mio contributo per un’amministrazione oculata ed efficiente della Regione, se sollecitato, non mi sottrarrò.

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