mercoledì, 28 Settembre , 2022
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Pietà per la Nazione e povera ”Costituzione”

Accantonato,per ora, il governo del ”tutti insieme incompatibilmente” guidato da Mario Draghi ( ma mai dire mai…) e imboccata la strada di una campagna elettorale estiva che porterà al voto delle politiche del 25 settembre 2022, non resta che procedere a una ”acuta analisi della società” come riporta la nota canzone ” A Licola” di Edoardo Bennato . E i nodi vengono al pettine con la mediocrità e gli opportunismi di una classe politica, che non ha rinunciato (ci mancherebbe) a far maturare il vitalizio con una ipocrisia trasversale che tiene dentro tutti nel solco delle irresponsabilità. Quante faccetoste, da mandare nei ”campi di rieducazione” a realizzare, con zappa, vanga e rastrello, opere di tutela dell’ambiente o servizi di pubblica utilità. Se hanno sfasciato il BelPaese e se, consapevolmente, aldilà della necessità di fare quadrato su crisi pandemica, economica e via subendo, fino alla perdita di autonomia decisionale (Europa compresa) sul conflitto in Ucraina. Diplomazia azzerata…Sotto questo aspetto ”Belzebù” Andreotti era l’ago della bilancia nei conflitti del Mediterraneo e non solo. Costituzione calpestata, ignorata. Ripartiamo da qui e dalla poesia ” Pietà per la Nazione” di Ferlinghetti e dalle considerazioni di Francesco Calculli che, da sempre, ricorda dal Museo della Resistenza e del Comunismo le tante occasioni mancate…E con rimpianto.

SE LA POESIA DI FERLINGHETTI ASSURGE A SIMBOLO DEL DECLINO ITALIANO. di Francesco Calculli. Riflettendo sulla ingloriosa fine del governo di Mario Draghi non possiamo non chiederci come è potuto accadere (come era già avvenuto negli anni precedenti con Ciampi e Monti), che il potere legislativo passasse di fatto nelle mani di “qualcuno unto dal Signore” che metta le cose a posto riducendo le funzioni delle assemblee elettive a meri compiti di ratifica? E soprattutto: un assetto politico resta “democratico” anche quando si trasforma come scrive Luciano Canfora in una democrazia dei signori? E’ innegabile che tra le cause immediate di questa deriva, ci sia il disinvolto e reiterato ricorso alla cosiddetta “unità nazionale”, quel “partito unico articolato” volendo citare Antonio Gramsci, che regna senza contrappesi e senza neppure il popolo, conseguente assembramento di formazioni politiche ritenute antitetiche ma destinate a perdere, nel corso di tali esperienze, larga parte dei loro connotati. È probabile che tutto questo si sia verificato sotto la pressione incalzante di costringenti strutture extranazionali in grado di imprimere una accelerazione. Ma il problema ineludibile che abbiamo di fronte è che negli ultimi giorni è emersa non solo l’immagine di un governo in crisi, ma tutta la mediocrità di un’ intera classe politica lascito della ultraventennale crisi dei partiti, evidenziando in modo impietoso il deficit di classe dirigente nel nostro Paese. Un Paese allo sbando, senza prospettive, senza un futuro. Un Paese avvitato su se stesso, ingessato, e incapace di reagire. Un Paese in cui la propaganda la fa da padrone, in cui mass media distorti influenzano la vita della maggioranza delle persone. Il punto interrogativo allora è a quale prezzo e con quale riassetto del nostro ruolo internazionale si sia prodotta una tale gigantesca crisi di sistema, e se essa sia irreversibile. Secondo me niente rappresenta meglio i fallimenti dello Stato italiano di quanto possa fare la poesia ” Pietà per la Nazione” del grande poeta statunitense Lawrence Ferlinghetti, morto a San Francisco, il 22 febbraio 2021 all’età di 101 anni, ma che è stato molte altre cose: editore, libraio, pittore, combattente durante lo sbarco in Normandia, poi pacifista e icona della Beat Generation. Soprattutto per chi come me lo aveva letto subito dopo Pier Paolo Pasolini, Ferlinghetti appare oggi un paradigma, una voce delle motivazioni più importanti del nostro Novecento, forse le sole che possano essere salvate senza incertezze. E voi, cosa scegliereste come simbolo e allegoria del declino italiano?
LAWRENCE FERLINGHETTI PIETÀ PER LA NAZIONE
Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
e i cui fanatici infestano le onde radio
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
nessun’ altra lingua se non la propria
nessun’altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato è danaro
e che dorme il sonno di quelli con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di libertà!

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