Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo intervento di Giovanni Petruzzi, particolarmente ispirato, che stigmatizza questo indecente balletto della definizione della data del voto per il rinnovo del Consiglio regionale di Basilicata.

Non aggiungiamo nulla se non che è evidente anche ai più distratti come questo tirare a campare per palese incapacità a stare in campo da parte degli attuali inquilini di via Anzio oltre ad essere uno spettacolo indecente dal punto di vista democratico (la legislatura finisce e  finisce in malo modo e quindi bisognerebbe andare a votare subito), risulta essere per altro anche pericolosamente autolesionistico.

Ma il rapporto del ceto politico con la percezione della realtà esterna al palazzo è notoriamente difficoltosa.

Un PD ed alleati che pendono dalle labbra e dalle decisioni di Pittella non è certo un bel vedere, come non è un belvedere assistere alle mosse di chi si propone di rappresentare la sinistra (Speranza & C.) che puntano su personalità chiaramente di destra (un potentino al telefono ieri sera lo ha definito senza mezzi termini fascista) come De Luca (ma d’altronde lo si è sostenuto fino ad ora al Comune).

Nomi che si aggiungono a nomi e contenuti zero, con la sola eccezione (su questo fronte) di Lacorazza che in solitaria (e non sappiamo con quale approdo finale) che ne ha fatto una propria cifra.

Ma avremo modo di tornare sull’argomento. Leggiamo ora le riflessioni di Petruzzi.

 

La manfrina del rinvio della data del voto per le regionali

E’ davvero stucchevole la manfrina imbastita per tentare di rinviare il più possibile lo svolgimento delle elezioni regionali con escamotage di varia natura che consentano addirittura alla legislatura di avere un’arbitraria durata di 5 anni e mezzo ed ai consiglieri uscenti, abbarbicati alle poltrone, di ricevere per ulteriori 6 mesi, aggiuntivi ai 60 di legittimo mandato, le laute indennità di carica.

E’ un atteggiamento oltraggioso nei confronti della sovranità popolare e delle istituzioni democratiche.

Si sarebbe potuto e dovuto votare a dicembre, favorendo la più ampia partecipazione dei cittadini ed evitando antipatici abbinamenti fra la campagna elettorale e le festività natalizie.

Si sta, invece, optando per l’ultima data disponibile, il 20 gennaio, col recondito obiettivo di determinare una successiva dilazione a causa dell’oggettiva difficoltà determinata dalla concomitante inaugurazione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, da illo tempore prevista per il giorno 19 gennaio, che dovrebbe essere quello deputato alla riflessione ed al silenzio elettorale nel caso in cui la chiamata alle urne avvenisse effettivamente il 20 gennaio.

Nel decadente scenario politico lucano chi ha la responsabilità del governo della Cosa Pubblica cerca di rispondere con espedienti formalisti alla crisi di consensi e di credibilità politica, compiendo l’ennesimo e letale autogol.

Anche i sassi, non solo quelli suggestivi di Matera ma pure le pietre che affollano montagne e colline degli altri 130 comuni della Basilicata, hanno compreso che chi sinora ha detenuto le redini del potere regionale in mano cerca disperatamente di guadagnare tempo, in attesa di messianici eventi salvifici che lo rimettano in sella e gli consentano di affrontare la disputa elettorale con in testa ancora la corona, sebbene irta di spine.

Come altrimenti si spiegherebbe la puntigliosa presa di posizione della più fedele stampella politica su cui il pittellismo ha potuto contare in quest’ultimo quinquennio, che si è assunto “la briga e di certo il gusto”, avrebbe detto De Andrè, di “dare a tutti il consiglio giusto” svelando il disegno di prolungare artificiosamente la legislatura regionale e di abbinare le elezioni regionali a quelle europee ed amministrative, già previste per il 26 maggio 2019?

Dal punto di vista prettamente formale si potrebbe replicare che, se fosse così come la racconta Valvano, anche le elezioni regionali in Abruzzo e Sardegna dovrebbero svolgersi insieme alle europee, invece sono state indette per date antecedenti, sebbene la scadenza delle loro legislature sia successiva a quella della Basilicata.

Dal punto di vista politico è un disegno miope e velleitario perché l’abbinamento con una tornata elettorale generale politicizzerebbe al massimo anche il voto regionale lucano, con l’inevitabile riflesso, considerato il vento che soffia in Italia e le tendenze elettorali certificate dai vari sondaggi, che ad avvantaggiarsene siano forze diverse dal centrosinistra, il quale, se davvero vuole tornare ad essere competitivo ed a vincere, deve valorizzare le peculiarità della nostra terra ed intercettare le aspettative di cambiamento e di rinnovamento di metodi e pratiche di governo provenienti dai cittadini.

Anche qualora si votasse il 20 gennaio, con la passerella di ministri che affolleranno Matera nel giorno dell’eventuale “silenzio elettorale” ad avvantaggiarsene mediaticamente e forse anche elettoralmente potrebbero essere i pentaleghisti e non gli “ultimi giapponesi” del potere regionale uscente.”

G.P.