C’erano una volta (mica tanto lontano, parliamo di anni 70/80) persone che militavano in un partito politico dell’epoca in cui era regola (nonostante fossero gli organizzatori e realizzatori della locale festa del quotidiano nazionale del medesimo partito) pagare il panino, la birra che consumavano, per non vanificare lo sforzo di autofinanziamento che stavano compiendo.

E, persino il segretario di sezione (non solo gli eletti in consiglio comunale), nel caso un parente fosse stato estratto a sorte per fare lo scrutatore, invitava il congiunto a desistere per favorire altri non strettamente correlati a chi rivestiva cariche politiche o istituzionali. E non perché non fosse legittimo. Semplicemente perché era opportuno, era coerente con quanto si diceva. In una parola: era etico.

Ma diciamolo: CHE ESAGERATI!!!!  Ovviamente, lo diciamo ora, mentre all’epoca era normalissimo in larga parte della società. Era il modo per affermare, non solo a parole ma nella prassi quotidiana, che non tutti “erano uguali” come si sforzava di far passare chi aveva magagne da far digerire all’elettorato.

Poi, con il muro di Berlino è caduto giù tutto. Quelle diversità è diventata un peso di cui scrollarsi. Bisognava adeguarsi. Bisognava cambiare. E allora piano piano lo scivolamento verso il “così fan tutti” è stato lento (mica tanto), totale ed irreversibile. E con il venir meno dei valori di fondo che tenevano insieme quelle moltitudini di cittadini in quelle grandi case di cultura e politica che erano i partiti veri del dopoguerra, è stato buttato nel cestino dell’indifferenziata anche quel valore derivato che era l’etica, il senso delle istituzioni, il rispetto di ruoli vitali in una democrazia (quello dei partiti e quello della rappresentanza nelle istituzioni- funzioni diverse e separate e solo così davvero importanti).

Il consenso si è allora organizzato sempre più intorno ad interessi personalistici, con il pullulare di cordate, clan affaristici, magari alloggianti comunque all’interno di pseudo partiti sempre più simili a saloon vocianti con porte girevoli da cui entrare ed uscire alla bisogna. La propria. Scatole vuote e loghi da cambiare come una qualunque merce da vendere sugli scaffali del supermercato.

Il risultato? Un sistema debole, parcellizzato, pericoloso per la democrazia. Un sistema del consenso fine a se stesso, oramai degenerato, che anche quando si traveste con panni da salvatore e fustigatore altrui, alla lunga mostra la corda e rivela la natura vera dei suoi praticanti….quando si arriva ai soldi, si perde la ragione. Ed è sempre lì che casca l’asino.

Di casi ne abbiamo visti tanti in questo ultimi decenni di degrado della politica. Riguarda tutti, più o meno. Quello che sta accadendo in questi giorni lambisce diverse formazioni, ma sta avendo come epicentro il partito che aveva fatta sua la bandiera contro i “ladroni” romani (quando era relegata sulle sponde del Po).

Ma dal Nord al Sud la Lega (non più della sola Padania) -più di tutti- sta dimostrando di avere un’unico solido grande filo verde ad accomunare i suoi adepti vecchi e nuovi. E così prima degli italiani, prima dei lombardi, prima dei lucani….e via declinando tutte le regioni del bel paese convertite al verbo del capitano in un sussulto di cambiamento contro i ladroni (tutti gli altri), sembra che vengano sempre e solo proprio loro.

In grande, con i famigerati 49 milioni di euro che stanno restituendo generosamente in lunghissime rate e poi in piccolo, con gli spiccioli dei bonus di 600 euro o, come nel caso autoctono, con il più corposo bonus aggiuntivo lucano di 3 mila euro istituito dal Comune di Viggiano e di cui ha beneficiato sia il sindaco che l’assessore al bilancio e il capogruppo di maggioranza in consiglio comunale.

Tutto lecito, per carità. O quantomeno (nel caso di Viggiano) si vedrà se avrà un seguito anche giudiziario.

Ma questa indegna famelicità dimostrata da chi ricoprendo una carica pubblica, gode di una indennità sostanziosa e approfitta di provvidenze destinate a chi è stato messo in difficoltà perché non avendo avuto altre entrate è semplicemente indecente.

E ridicole sono le varie scuse addotte nei casi nazionali che avete letto sui media. Così come scivolosa e patetica è l’auto assoluzione approntata e postata in un video dal Sindaco di Viggiano Amedeo Cicala dopo essere stato colto con le mani nella marmellata, avendo richiesto ed incassato il bonus di 3 mila euro da lui stesso  insieme a due assessori (non tutta la giunta) deliberato, sapendo benissimo (o non ne era consapevole?) di essere tra i futuri certi beneficiari.

Ovviamente la colpa, come a livello nazionale è di Giuseppi, in sede locale è accollata alla minoranza rea di aver richiesto la documentazione per denunciare l’accaduto a cui vengono contestate (in una bassa diatriba paesana) pratiche simili precedenti. Ma forse Cicala non comprende che il suo caso non può chiuderlo entro i confini del suo feudo perché si aaggiunge ai casi nazionali che si stanno inanellando e peggiora il quadro imbarazzante del suo partito.

Comunque stia tranquillo che come è successo a livello nazionale in cui Salvini (rimangiandosi le prime bellicose dichiarazioni in cui parlava di dimissioni dei colpevoli) ha semplicemente “sospeso” dal partito  i parlamentari Dara e Murelli, reo confessi con annesse ridicole giustificazioni, anche a lui  non succederà nulla sul piano politico. Oramai tutto è sdoganato, anche ciò che il buon gusto, il buon senso, il rispetto per il danaro pubblico che si gestisce, dovrebbe sconsigliare di fare. E come si dice: finché la barca va…….

Ma ecco a seguire -per chi volesse- il video in cui Cicala continua a suonarsela e a cantare da solo….  automobili telefoni TV/nella scatola del mondo io e tu/per cui la quale….come cantava la Heather Parisi.