Il voto è segreto. Lo ripetiamo fino alla noia e dispiace, voto disgiunto, di coppia o di genere a parte, non poter esprimere un’altra preferenza come accadeva nella prima Repubblica. Quando era possibile votare una terna di nominativi, spesso chiusa che portava a elezioni concordate e di cordata. Ed era facile, allo spoglio, veder Tizio, Caio e Sempronio riportate – voto più, voto meno- lo stesso risultato. Patti leonini, di corrente, ma che garantivano presenza e rappresentanza. Una stretta di mano e via…verso gli scranni municipali dove sedevano 40 consiglieri, oltre al Sindaco. Vigilie infuocate e, magari, a ridosso della scalinata di una chiesa si limavano le ultime strategie. Altri tempi. Quando c’era la Dc, la balena bianca, Psi, Psdi, Pri, Pli e all’opposizione Pci ( breve stagione del pentapartito alla rovescia a parte), Msi e altre comparse estemporanee.Stagione da proporzionale puro. Poi la Seconda Repubblica, con le elezioni del 1994 e la vittoria con una sola lista, quella dei Progressisti, con la elezione del sindaco Mario Manfredi. Il resto è disgregazione d’oggi con una miriade di liste civiche e ciniche, spesso di taglio gattopardesco, per maggioranze cangianti in corso d’opera e presenze di candidati pronti a un ricorrente salto della quaglia da tavola imbandita. Servirebbe una legge elettorale chiara, non di compromesso, con paletti precisi su quorum e affidabilità dei candidati che non possono continuare a ingrossare le file del gruppo misto, tradendo elettorato e simboli che hanno favorito la loro elezione. Se ne riparlerà dopo il Referendum taglia parlamentari? Chissà…Però la terna di candidature era un’altra cosa.