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Pd fermo alla paesologia. Le aree interne hanno bisogno di progetto e persone credibili

Quante volte abbiamo sentito, letto, commentato che il Partito democratico, nato con una fusione a freddo, che ne ha fatto una realtà politica ‘’né carne è né pesce’’ dai tanti limiti e contraddizioni,senza riflessioni e repulisti dopo ogni scoppola elettorale. Ma con una potenzialità rimasta al palo e che in Basilicata continua a pagare le spaccature di lotte di corrente e di capibastone che ritornano periodicamente per indicare Tizio, Caio o Sempronio per una rappresentanza da nepotismo amorale, che hanno finito con lasciare le cose come stanno . Tutto questo alla vigilia di congressi, dopo una gestione commissariale dalla quale iscritti e simpatizzanti si attendevano una serie di momenti di confronto? Manca…to tutto questo e la considerazione, detta a denti stretti e in qualche caso a voce alta che in Basilicata il Pd è senza… speranza, è più che reale in vista delle politiche 2027. Senza confronto sulle cose da fare e senza dare spazio a idee, progetti, che possono venire dalla base e dai giovani, quelli rimasti in una regione a forte spopolamento, non si va da nessuna. Anzi. Si continuano a prendere scoppole elettorali. Pietro Simonetti, che ha militato in passato in un Pci, dalla forte identità politica e con un radicamento sul territorio, plaude al ritorno a riunirsi del Pd sulla questione delle aree interne. Ma con una considerazione che storiteling e paesologia siano fine a sé stessi. Dove sono progetto e persone credibili in grado di dare speranza a un percorso di ripresa e a creare quelle condizioni per consentire ai giovani di restare e ad altri di tornare, aldilà del populismo periodico di annunci e comunicati regionali? Simonetti torna alla necessità di un confronto e in una organizzazione( circoli, sedi, luoghi di lavoro, associazioni) che il partito guidato da Elly Schlein (in attesa del programma nazionale, che non può essere il discorso di Reggio Emilia) in Basilicata continua a non avere. Manca…e continua a mancare. Fatti e non parole, ripeteva uno slogan sindacale degli anni Settanta. La Destra e il populismo sovranista che stanno affossando il BelPaese si contrasta con concretezza e persone credibili al centro come in periferia e al Sud, soprattutto.

Il PD torna a riunirsi:per un partito e un programma.
L’INTERVENTO DI PIETRO SIMONETTI
“Dopo una lunga assenza dalla scena politica regionale, il Partito Democratico di Basilicata è tornato a riunirsi nella propria sede di via Tammone. Il tema : le Aree interne, il diritto a restare, i Comuni montani e il futuro dei Paesiche rischiano lo spopolamento e l’estinzione
L’incontro del 24 settembre, promosso dal commissario regionale Daniele Manca insieme a Marco Niccolai del PD nazionale, si doveva inserire nel percorso che dovrebbe condurre il partito fuori da una fase di commissariamento durata oltre un anno e verso il congresso regionale.
E’ stato un incontro interlocutorio. Ma è stato utile per una ragione più semplice: finalmente un incontro per discutere e confrontarsi.
E proprio dal confronto sono emerse tutte le contraddizioni di un partito ancora stordito dalle recenti sconfitte, ancora alle prese con il proprio passato e non completamente consapevole di essere ormai all’opposizione. Forse neanche conscio di aver persino vinto un referendum oltre alle elezioni in alcuni comuni
Manca ha provato a spostare il ragionamento: «Dall’opposizione non si governa». Non basta più chiedere alla destra di cambiare passo o al Governo di intervenire. Occorre capire dove si trova oggi il PD, quale società vuole rappresentare e soprattutto quale alternativa vuole costruire.
È forse questo il punto politico più interessante emerso dalla discussione.
Il dibattito ha mostrato che parlare di Aree interne significa parlare della Basilicata nel suo complesso.
Sanità, scuola, trasporti, servizi pubblici, connessioni digitali, lavoro, piccole imprese, agricoltura, energia e nuove forme di welfare sono tutti pezzi della stessa questione: come rendere possibile il diritto a vivere e lavorare nei territori marginali.
Qualcuno ha ricordato il festival della “paesologia” e la necessità di raccontare anche la bellezza e il desiderio di restare. Altri hanno portato esperienze più concrete, come i progetti per la riattivazione di servizi locali e le attività nei piccoli paesi.
Ed è arrivata anche una salutare obiezione: la poesia è importante, ma «a Mezzogiorno bisogna mangiare».
È probabilmente questa la sintesi migliore della discussione. Il racconto dei territori può essere importante, ma deve essere accompagnato da lavoro, reddito, servizi e opportunità.
Le Aree interne, però, non hanno bisogno di essere ulteriormente raccontate: hanno bisogno di essere ricostruite.
È finito il tempo dello storytelling utilizzato come sostituto della politica. Turismo e comunicazione possono essere strumenti utili, ma non possono diventare surrogati della sanità, della scuola, dei trasporti, del lavoro, dell’assistenza, della connettività e delle opportunità per chi decide di restare,insomma della vita
Le Aree interne vanno riempite di progettualità tangibile, di servizi e di lavoro, non di narrazioni. E, se proprio bisogna svuotarle di qualcosa, bisogna svuotarle della vacuità di paesologi, storyteller, turisti per caso, influencer, cicloturisti, cineturisti, camminatori e figuranti di una rappresentazione permanente del territorio.
Perché mentre continuiamo a raccontare quanto siano belli i nostri paesi, rischiamo di non accorgerci che il problema più concreto è un altro: stiamo superando il punto di equilibrio tra pensionati e lavoratori attivi.
E quando non ci sono più persone che lavorano, producono, fanno impresa, mandano i figli a scuola e utilizzano quotidianamente i servizi, nessuna narrazione può tenere in vita una comunità.
Non basta dire che vogliamo restare nei paesi se poi chi ci vive deve spostarsi per curarsi, mandare i figli a scuola o trovare un lavoro.
Manca ha posto un’altra questione destinata a diventare centrale nel congresso: la destra costruisce consenso soprattutto attraverso la paura e propone modelli politici opposti a quelli della sinistra, dalla riduzione del ruolo pubblico alla rappresentazione dell’immigrazione come problema.
La risposta non può essere inseguire e alimentare quelle paure.
Deve essere l’opposto: ricostruire una politica capace di parlare di sicurezza sociale, lavoro, servizi pubblici, diritti e sviluppo senza lasciare soli i cittadini.
Il problema dell’immigrazione, è stato osservato, non si risolve semplicemente spostandolo nelle Aree interne. Può invece diventare parte di una strategia di sviluppo economico, agricolo e demografico, se governato con servizi, diritti e integrazione.
È qui che le Aree interne diventano una questione profondamente politica: non territori da assistere, ma luoghi nei quali costruire una nuova idea di comunità.
Dagli interventi è arrivata anche la denuncia più concreta: manca una presenza collettiva, mancano persone, manca una classe dirigente, manca soprattutto una comunicazione politica reale, fatta di rapporti umani e presenza nei territori, non soltanto di comunicazione virtuale.
È una critica che il PD non può eludere.
Un partito non può esistere soltanto durante le elezioni e non può essere sostituito da una somma di profili social, comunicati stampa e iniziative occasionali.
Serve tornare nei circoli, nei comuni, nei luoghi di lavoro, nelle università, nelle associazioni e nelle comunità.
E serve soprattutto una nuova generazione dirigente: non semplicemente un ricambio anagrafico, ma una classe politica capace di interpretare il cambiamento della Basilicata.

Il percorso congressuale può diventare allora qualcosa di più del confronto tra candidature.
Dalle discussioni di questi giorni sembra emergere una possibile condizione per trovare una sintesi tra le diverse candidature alla segreteria regionale: non una spartizione di ruoli, ma una quadra politica fondata su un programma, una squadra e un metodo condiviso.
La richiesta arrivata dall’assemblea è stata esplicita: Manca dovrebbe favorire il confronto tra i candidati e verificare le condizioni per una sintesi.
Sarebbe un segnale importante se il congresso riuscisse a discutere finalmente di quale PD serve alla Basilicata, invece di limitarsi a decidere chi debba guidarlo.
C’è infine un dato politico che vale più di molti documenti.
Dopo mesi di silenzio, persone diverse sono tornate nella sede del partito per parlare. Non tutte hanno la stessa idea, non tutte condividono lo stesso linguaggio e non tutte hanno la stessa ricetta.
Ma si sono ritrovate.
È da qui che il PD può ripartire?
Non dalla nostalgia della maggioranza che non è più, né dalla semplice contrapposizione alla destra. E nemmeno dalla ricerca di qualche nuova formula elettorale.
Può ripartire dai valori della sinistra, adattandoli alla società che è cambiata: difesa del lavoro, sanità e scuola pubbliche, diritti, ambiente, solidarietà, accoglienza, partecipazione democratica e uguaglianza delle opportunità.
In un momento nel quale la destra costruisce consenso alimentando paure — verso gli immigrati, il Mezzogiorno, il settore pubblico, le periferie e chi è diverso — la sinistra deve avere il coraggio di fare il contrario: trasformare le paure in problemi concreti, i problemi in vertenze e le vertenze in un progetto politico.
La riunione sulle Aree interne non ha ancora prodotto tutto questo.
Ma ha prodotto una cosa che mancava da troppo tempo esserci.
Ora bisogna vedere se ci sarà la capacita di tornare a parlare con la Basilicata.”

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2 Commenti

  1. il PD deve essenzialmente decidere se fare politiche di sinistra (ma la vedo difficile visto che è nato per fare perdere la sinistra) o continuare con le sue politiche ultra-liberiste e sécuritaire identiche alla destra.
    non basta rilanciare la discussione sulla paesologia tra Raimo e Arminio per rifarsi il look da amici del popolo.

    p.s. sarebbe il caso di riscrivere in italiano l’introduzione al pezzo.

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