terrà la manifestazione “per la vita di Radio Radicale”. Un modo per esprimere solidarietà e per farle gli auguri che sia Pasqua di Resurrezione anche per una emittente democratica, che ha segnato un quarto di secolo buono della vita e dell’informazione per un Paese che chiede trasparenza e legalità. Ma servono fatti, inversioni di rotta da parte del Governo che -per quanto abbiamo letto e ascoltato finora- proprio non molla. Dopo le Europee? Troppo tardi. Per il Paese sarebbe una sconfitta. Ma si va avanti, come sta facendo dalla Basilicata Maurizio Bolognetti, che continua a lottare, a digiunare dal 27 febbraio 2019, a perdere chili, ma non ha perso la voglia di lottare in maniera non violenta. E annuncia , ormai al 52° giorno di sciopero della fame per la vita di radio radicale e per il diritto umano e civile a poter conoscere per deliberare, che “Dalla mezzanotte di martedì 23 aprile tornerà al digiuno totale”
“Dalla mezzanotte di martedì(23 aprile), in assenza di novità di rilievo, passerò -scrive nella nota Maurizio Bolognetti- nuovamente dallo sciopero della fame con i 3 cappuccini (300 calorie) a un digiuno totale(solo acqua) fino alla mezzanotte del 28 aprile.
Lo ripeto: credo sia necessario provare ad alimentare ulteriormente questo dialogo, che vede noi tutti impegnati in varie forme e articolazioni, per la vita di Radio Radicale e il diritto alla conoscenza.
Grazie per il calore umano, il sostegno, gli atti concreti che vanno ben oltre la mera solidarietà che pure dà calore, ma stiamo lottando, sia chiaro, per questioni di vitale importanza per la vita di noi tutti, di un Paese, di un’intera comunità. Stiamo lottando per la nostra democrazia e per ciò che dà sostanza e forza alla parola democrazia: il diritto umano e civile alla conoscenza. Stiamo lottando per quel che si deve e per quel che si può, in un contesto, sia chiaro anche questo, che ci vede arenati da tempo nelle secche della democrazia reale con un costante punto di caduta.
Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Membro della Presidenza del Partito Radicale (in sciopero della fame dalla mezzanotte del 27 febbraio per la vita di Radio Radicale e per il diritto umano e civile alla conoscenza)
E ripeto ancora quel che scrivevo qualche giorno fa:
Una cosa deve essere chiara: l’obiettivo di uno sciopero della fame non è la morte del satyagrahi. La nonviolenza è vita; vita che si contrappone alla morte della democrazia, alla morte del diritto di un popolo a poter conoscere per deliberare, alla morte della giustizia. Satyagraha, lo ripeto, è insistenza per la verità. Insistenza per la verità che si contrappone alla violenza di chi viola diritti e sembra voler puntare sull’ignoranza, sulle paure e sulla rabbia per poter lucrare consensi.
Parafrasando “1984” verrebbe da dire che l’ignoranza non è forza.
Valuterò, nelle prossime ore, come e con quali ulteriori forme di lotta nonviolenta rafforzare questo dialogo.
Giacomo Matteotti diceva che “La libertà è come l’aria. Finché c’è, nessuno se ne accorge. Ma se manca, è come se mancasse la vita”.
Manca l’aria in questo nostro Belpaese impantanato nelle sabbie mobili della democrazia reale.
Si può anche rischiare salute e vita contro la morte di ciò che è “aria”, di ciò che è vita, se è vero, come è vero, che non viviamo solo per bere e mangiare.
Lo sciopero della fame, sia chiaro, in assenza di novità di rilievo, procederà ad oltranza.
Viva Radio Radicale. Vivano democrazia, giustizia, diritto alla conoscenza, verità.
Mi tengo ancorato e con forza, in queste ore, a quel preambolo allo Statuto del Partito Radicale nel quale è dato leggere: “proclama il diritto e la legge, diritto e legge anche politici del Partito Radicale, proclama nel loro rispetto la fonte insuperabile di legittimità delle istituzioni, proclama il dovere alla disobbedienza, alla non-collaborazione, alla obiezione di coscienza, alle supreme forme di lotta nonviolenta per la difesa, con la vita, della vita, del diritto, della legge”.