Scomodo, polemico, per qualcuno rancoroso, ma le analisi, le denunce, le constatazioni di fatto sui limiti e le contraddizioni di una regione, che perde via via unità e funzioni, di Giovanni Caserta alla fine fanno discutere eccome. Travasi di bile e veleni mitridatizzati finiscono nel calderone dei commenti … ‘ha ragione, ma…non è il caso’’, ‘’ perché non guarda il bicchiere mezzo pieno…’’ e poi ‘’…ma da sempre è così, come vuole pretendere di cambiare’’ piuttosto ‘’scriva un saggio…la politica reale è un’altra cosa’’. Effettivamente le vicende del Capodanno, della Sanità, dell’inchiesta petrolio e del mondo del lavoro aldilà della statistiche da volo pindarico del rapporto Svimez e di altri studi ‘’cangianti’’ e contraddittori di fonti e report nazionali, non nascondono affatto i buchi sullo spopolamento e sulla migrazione continua dei giovani. Nessuna analisi o mea culpa da quanti ci rappresentano, salvo poche eccezioni. E Giovanni va, chiedendo – nel caso di calo di pressione-di potersi curare a Matera.
LA LUCANIA BASILICATA COME UN PAESONE DI MONTAGNA
di Giovanni Caserta
Ho esitato a scrivere, perché è solo mortificante scrivere, denunziare, consigliare, avvertendo il silenzio tombale di chi dovrebbe ascoltare, amministrare, coordinare. Sono stato spesso a Bologna. Un paio di volte ho scritto segnalando questioni all’amministrazione bolognese. E’ seguito presto un “grazie” e una risposta. A Matera e da Potenza chi ti risponde? Semper dormitat De Ruggieri. Al massimo ti arriva una dichiarazione polemica, astiosa, livorosa del “gladiatore”. Parlare del capodanno 2017 a che serve, se, contro tutti i patti, esso viene trasferito di prepotenza a… Potenza (nomina, apud nos, non sunt accidentia rerum). E i nostri parlamentari e consiglieri regionali e sindaci non dicono nulla. E’ ovvio che il problema non è avere o no il capodanno. I soldi si dovrebbero spendere in altro modo, non consumando, ma producendo. Invece il problema, è di carattere generale, e molto più serio.
Quando nel 1970 si fecero le prime elezioni regionali, Luciano Lama, grande sindacalista, espresse una meditata preoccupazione. Che all’accentramento romano – disse – non si sostituisca l’accentramento del decentramento nei capoluoghi di regione! Questo pericolo era particolarmente… pericoloso nelle piccole regioni con due capoluoghi di provincia. Uno dei due poteva morire. Da noi sta succedendo proprio questo. Non starò a ricordare tutti gli uffici e i servizi scomparsi da Matera e, di conseguenza, dai paesi intorno ad essa gravitanti. Non dirò dell’ospedale. In futuro potrebbe capitare che un semplice abbassamento di pressione comporti il trasferimento con 118 a Potenza, non sempre raggiungibile. Quando nel 1660 e dintorni la capitale della Provincia di Basilicata, appena istituita, fu collocata in Potenza, uno dei motivi per cui non vi rimase fu la non facile accessibilità, soprattutto d’inverno.
C’è ovviamente da dire che, con i servizi, Potenza assorbe anche gran parte del bilancio regionale. Città sprecona, di larga tradizione impiegatizia, clientelare e colombiana, oggi è alla bancarotta, che Matera e l’intera regione devono sanare. In pratica, Potenza, città regione, è la stessa regione. Il problema è tragico. Si va verso la morte della regione, che si è ridotta o si va riducendo ad un grande paesone conformista. Manca ogni dibattito culturale e politico. I nostri politici (ma anche la Rai, i giornali, i giornalisti, gli scrittori desiderosi di farsi comperare il libro appena uscito, ingegneri, architetti che devono lavorare) si muovono a ondate: da D’Alema a Renzi, da Bubbico a De Filippo, da De Filippo a Pittella, da Adduce a De Ruggieri (oh, i Santochirico, i Cotugno, i Vizziello, i Viti!)… La regione è ora tutta nelle mani dei Pittella, come ieri fu nelle mani di Colombo, Nitti, Cerabona, D’Alessio, Lacava, Salomone, Materi.. Siamo nel notabilato più becero. Contro questa situazione, con la scomparsa dei partiti, non c’è salvezza. Chi, da Matera e dalla provincia, si oppone e cerca di salvare la regione e le autonomie locali? Intanto mezza Basilicata dell’interno è andata via. Si vedano i dati demografici di Stigliano, Tricarico, Accettura, Aliano, tutti che sperano, da decenni, patetici, nell’arrivo dei turisti … da spolpare. C’è chi fida nel “maggio”, chi in sant’Eufemia, chi nel volo dell’angelo, chi nella jettatura… Ormai è da prendere atto di una verità. Una piccola regione, condannata inevitabilmente a diventare un paesone, e già lo è, non può esistere. Per il bene di tutti. Prima o poi anche se non ci trasferiremo tutti a Potenza, diventeremo pupi nelle mani della aristocrazia familistica di Potenza e dei suoi due terzi di parlamentari e consiglieri regionali, cui supinamente si accoda il rimanente terzo di Matera e provincia. Si tengano pure il capodanno, Potenza e la famiglia Pittella, ma per cortesia, permettano a me e ai miei famigliari di essere curati, per l’abbassamento di pressione, nell’ospedale di Matera! Ho paura dell’elicottero.

Ormai non c’è dubbio: la Basilicata va verso la disintegrazione geografica, per i motivi addotti da Giovanni Caserta, e per manifesta incapacità della sua classe dirigente di programmare un futuro “unitario” alla regione.
E di definire un disegno strategico altrettanto “unitario” che ne esalti specificità e vocazionalità territoriali (con adeguata allocazione di ruoli, risorse ed interventi), mettendo in soffitta l’anacronistico (e fallimentare) disegno della “città-regione”; disegno che non ha più ragione di esistere semplicemente perchè si è irreversibilmente svuotata la polpa delle aree interne regionali, e la città-capitale non ha più bacini di risorse demografiche e territoriali da “pompare” per crescere, e per esercitare “direzionalità”.
Di qui l’esodo di servizi direzionali, pubblici e privati, la crisi finanziaria ricorrente, ed il default complessivo della ex-città-regione, che non saranno i pannicelli caldi stile “capodanno” ad arrestare!
E’ tempo di organizzarsi e prepararsi, per confluire, in forma razionale e ed organizzata, nelle macroregioni Adriatica e Tirrenica.
P.S.:
leggo sul Sole24ore che la regione italiana più esposta alla Brexit è la Basilicata, con il suo 15% di export (automobili FCA /Melfi) in Gran Bretagna: noi parliamo di capodanno, mentre andrebbe seriamente programmato uno sviluppo autonomo ed autocentrato, legato alle risorse del territorio (certamente agricoltura e turismo, ma non solo), che riduca la dipendenza della Basilicata dall’automotive di Melfi.
Ed invece si depotenzia la locomotiva Matera, per una “sniffata” al capoluogo regionale.
Bontà loro!
L’analisi non fa una grinza e purtroppo quello che ripetiamo da anni si sta concretizzando, tra convegni e ipocrisie che divorano tutto e tutti e tra un po’- è solo questione di tempo- quanti hanno portato il cervello all’ammasso. Per fortuna c’è chi la pensa diversamente e tira fuori lo spirito critico. Meno male. Altrimenti sarebbe un disastro.Quanto alla Brexit c’è poco da dire,,,la Basilicata è a rischio per la forte debitoria accumulata acqustando titoli avvelenati… Sempre peggio
Anche se condivido in toto l’analisi sui politici lucani e sui limiti della nostra regione, mi pare che le argomentazioni addotte dal signor Giovanni siano un pochino offuscate dalla sua “materanità”.
L’analisi esternata dopo qualche giorno dallo “scippo” del capodanno perde gran parte del suo valore perché da essa traspare l’atavico odio Matera-Potenza che mi fa tornare indietro negli anni a quando ero ragazzino e ancora esistevano due squadre di calcio in grado di sfidarsi in campionati più che mediocri. Non esiste neanche più questo.
La Basilicata è una piccola regione, i tempi sono cambiati e probabilmente tra qualche anno sarà destinata a sparire perché nell’indifferenza di tutti avranno chiuso le sedi dei principali uffici pubblici e privati. Resteranno solo le sedi degli uffici regionali e gli ospedali. Mi auguro che ci lascino almeno i secondi. Certamente gran parte della colpa di tutto ciò sarà della nostra classe politica lucana che negli ultimi decenni ha dimostrato di avere lo spessore politico di un foglio di carta velina. Ma non credo sia solo colpa di Potenza e dei potentini, ma di tutto il popolo lucano che è abituato (anzi è stato volutamente abituato) ad elemosinare anche i propri diritti e ha eletto questa manica di cialtroni. E non mi risulta che da Matera e dintorni arrivino a Potenza a sedersi in consiglio regionale grandi statisti…ed evito di andare oltre per non diventare offensivo. Nè mi pare che ci sia un Potentino tra gli ultimi presidenti regionali.
Detto questo, affermare che gran parte del bilancio regionale è assorbito da Potenza e i suoi servizi non mi pare una affermazione esatta, non conosco il bilancio regionale e quindi inviterei il nostro “esternatore” a suffragare quanto ha detto con dati di fatto.
Personalmente, che abbiano spostato da Matera a Potenza quella pagliacciata che è andata in onda l’atro anno, mi pare l’ultimo dei problemi. Potrei obiettare che i soldi che la regione spende per pagare la RAI potrebbero essere utilizzati più proficuamente per l’intera regione, se volessi fare un discorso altrettanto mediocre. Potrei obiettare che Matera 2019 è stata la contropartita alle trivellazioni in terra lucana, che non mi pare siano in provincia di Matera.
Ma questo non farebbe che alimentare la sterile dicotomia Potenza-Matera che va avanti da decenni. Se tra venti anni la Basilicata esisterà ancora lo si dovrà alla forza di reazione di tutti i lucani. Io personalmente non sono ottimista anche perché alcuni cambiamenti sono inevitabili, il mondo, anche se qualcuno non se ne accorge perché Cristo si è fermato ad Eboli, cambia.
E quando Potenza sarà estrema periferia di una macroregione non credo che a Matera andrà meglio, soprattutto in termini di risorse provenienti dal bilancio regionale, ma anche per lo sfruttamento del grande patrimonio culturale che ha la fortuna di avere.
Regione democraticamente mediocre (cioè i buoni sono piccola minoranza rispetto ai mediocri), e conseguentemente governata. Non mi incantano più queste analisi che cantano il de profundis, sempre per colpa di altri. La mia cartina di tornasole è stato il referendum sul petrolio, dove a malapena in Basilicata si è superato il 50%. Era una buona occasione per usare gli strumenti del potere, e invece abbiamo (hanno, io ho votato)dimostrato di quanta mediocrità siamo impastati.
Dalla analisi di Giovanni viene spontanea una riflessione sulle sorti della democrazia in Italia: fragile, innestata in un tessuto sociale che, specialmente a Mezzogiorno, ancora largamente nutre una concezione feudale del potere e che stenta a metabolizzare coscienza civica e politica.
In Basilicata l’aggravarsi della crisi economica, la irrisolta questione meridionale, la assenza atavica di una borghesia imprenditoriale sono fattori che rapinano i nostri territori delle migliori risorse e deportano altrove le speranze di ricambio della classe dirigente.
La mancanza di sbocchi occupazionali e professionali non dipendenti dalla mano politica cristallizza in un sistema familistico di “Vicerè” l’intera struttura economica e sociale della Regione così che con il “potere” può esistere un unico rapporto non dialettico ma feudale, appunto, di sottomissione, tutt’altro che democratico e ben distante dai dettami costituzionali.
Occorrerebbe una nuova stagione di coscienza civile, di disinteressato impegno politico che possa rinnovare la classe dirigente e scardinare il regime dei Vicerè.
domanda: in Basilicata, è stato mai vinto un concorso dal più bravo della lizza? ottime analisi lette finora, ma un lucano che ,rimanendo in Lucania, abbia mai avuto la dignità di farcela con le proprie forze è mai esistito? Mi disse una volta un dipendente statale: ” io mi sono fatto raccomandare una sola volta, quando ho vinto il concorso per etc.”. Oggi è esponente della sinistra più radicale, di quella che chiede uno scatto di dignità…E ci si chiede perché la Basilicata si stia costantemente spopolando: non vale la pena impegnarsi per una vita intrisa di ipocrisia, dove non conta il talento ma solo la scorciatoia dell’adulazione.