Roberto Cifarelli, ex assessore materano del partito democratico e rieletto con un corposo consenso in consiglio regionale dove governerà una maggioranza di centrodestra, ci prova con una analisi a dare uno scossone a partito e centro sinistra. Qualcosa abbiamo sentito e letto nei giorni scorsi, a valle di riunione della segreteria cittadina presieduta da Cosimo Muscaridola, con le valutazioni e l’assenza di decisioni e di conseguenze che vanno avanti da sempre, in attesa che accada qualcosa. Magari un commissariamento a livello regionale e territoriale, se la cosa dovesse servire a un concreto ‘’mea culpa’’, con individuazione di responsabilità, favorire e dar spazio a forze nuove ma motivate e preparate e nell’ottica di un disegno di rilancio che ancora non si vede. Il Pd era e resta un partito da una fusione a freddo di vertice, che ha dato spazio alla conta delle correnti alle primarie o in vista delle elezioni.E le prossime sono le Europee. Fino a quella data, e non lo diciamo solo al consigliere Roberto Cifarelli, del quale riconosciamo preparazione e concretezza, che avrebbero consentito- e su questo non ci sarebbero stati dubbi- al Pd di essere competitivo alle recente regionali con l’esordio all’arrembaggio dell’ultima ora e all’insegna del biblico ‘’Muoia Sansone con tutti i Filistei’, del candidato presidente, il farmacista potentino Carlo Trerotola. Pratica ormai archiviata…con le valutazioni trionfalistiche, individuali di alcuni, da vittoria di Pirro. E allora, tornando all’analisi di Roberto Cifarelli niente rottamazioni a tutti i costi. E del resto l’ex presidente del consiglio dei ministri e segretario del Pd, da buon boy scout di Firenze,via via aveva accantonato progetto, volontà e strategia. Dopo averlo annunciato in tutto le salse: dalle primarie ai’’menefrego’’ dell’esperienza dirigenziale di ascoltare opposizioni interne, sindacato e BelPaese…per restare sintonizzato sulle lusinghe e sugli interessi di chi conta. E così si sono persi bussola e rotta nel Paese, con la sonora sconfitta referendaria del dicembre 2016 e via via anche in Basilicata alle recenti regionali(i numeri non sono un opinione) e nei due Comuni di Potenza e Matera dove il trasformismo di maggioranze cangiabili -all’insegna di un senso di responsabilità verso le comunità locali- ha accresciuto il solco e il disorientamento tra componenti residuali di partito e un elettorato sempre più deluso. Ne riparliamo dopo le elezioni europee… A Cifarelli l’invito a non desistere. Chissà che l’appello non venga recepito.

Il coraggio di cambiare

Occorre sottrarsi ad una analisi dei risultati elettorali, come spesso è avvenuto, con un metodo che escluda rigore, severità ed autocoscienza.
Rigore nella lettura dei dati, dei flussi e dei grandi aggregati che ci dicano dove si addensano i problemi veri. Senza ricorrere a giustificazioni che non rimandino piuttosto alle nostre responsabilità. Che sono evidenti e vanno esplicitate.
Severità verso le insufficienze delle risposte ai nuovi bisogni ed alle nuove emergenze (che non nascono solo in Basilicata, ovviamente, ma qui da noi producono effetti laceranti) e verso le inadeguatezze che si sono rivelate nel rapporto con la società civile.
Infine autocoscienza, poiché solo una comune e condivisa consapevolezza della nostra drammatica condizione può aiutarci ad assumere decisioni difficili pur se inesorabili.
Ciò spiega perché, più che assecondare l’impulso primordiale che porta a decapitare o rottamare sia necessario elaborare una seria linea di rinnovamento che assuma come premessa una coraggiosa presa di coscienza di errori che non sono solo individuali, e che magari si preferisce finalizzare a calcoli di gruppuscolo, ma appartengono alla intera classe dirigente. Specie se vi sono state scelte condivise e se queste hanno operato diffuse e consistenti posizioni di potere, che andranno ovviamente valutate nei loro effetti e nel loro rendimento pubblico.
Detto questo non dovremo fermarci.
Ad un primo approfondimento già avvenuto nel circolo di Matera dovrà seguire un dibattito più largo, aperto a fasce e settori della società finora non coinvolti, andando “oltre” il Pd, così da superare il vecchio perimetro degli iscritti e coinvolgere voci critiche e obiezioni che colgano le ragioni del malessere e della rottura che registriamo fra il nostro piccolo mondo e il mondo reale.

Le cifre del voto rivelano un paesaggio difficile, da affrontare con gli strumenti della politica e non certo della comunicazione. Soprattutto con un pensiero che ha bisogno di essere aggiornato e in alcuni passaggi totalmente rifondato.
Dovremo accompagnare nelle difficili scelte il segretario Zingaretti, a partire dal delicato frangente elettorale nel quale giocheremo la partita per un’Europa che vorremo più vitale e diversa, perché inserita in un mondo multipolare che chiederà al “vecchio continente” di muoversi da “potenza civile globale” e non da condominio di piccole, rissose e illusorie sovranità nazionali.
L’attuale situazione, ancor più dopo il recente voto, conferma la potenza di fuoco della predicazione leghista sul doppio registro del tema identitario a sfondo razzista e del sovranismo claustrofobico. Punti di forza di una rendita elettorale che ha cancellato i vecchi confini politici di una Lega chiusa nel fortino del nord che produce e che infieriva su un Sud che si annoiava e imbrogliava le carte.
Contro la Lega, ma insieme ad essa, nella insanabile contraddizione del “Contratto”, il grillismo di lotta e di governo stenta a mantenere i consensi a suo tempo acquisiti per effetto del vento della protesta e della polemica anticasta. Tuttavia, procede in un processo di densificazione e strutturazione che segnala un indizio di modernizzazione. Quindi, di selezione e reclutamento di una classe dirigente che esce dall’anonimato per acquisire un profilo riconosciuto e riconoscibile.
Ciò può portare a mutamenti di sostanza, pur se non nel breve periodo.

Il “campo del centrosinistra” soffre dello sfarinamento fra piccole lobbyes ideologiche, residuo di aggregati generazionali , post-partitici e incerte agglomerazioni in cerca di terre nuove. Come per Forza Italia, in costante flessione (sia pur con significati e valori differenti), il centrosinistra vaga alla ricerca della pietra filosofale, accontentandosi nel frattempo di provvisorie mediazioni organizzative ed elettorali.
Quindi, è fin troppo evidente che il grande tema è recuperare un significato politico e civile più forte e decisivo che dovrà passare attraverso una ampia iniziativa, che parta dai territori e trovi una coraggiosa sintesi a livello regionale.
Anche perché la Regione sarà (man mano lo saranno anche i comuni capoluogo e le città più importanti della Basilicata) un campo di esercitazioni in vista di una strategia che non potrà essere improvvisata e maldestra. Poiché dovrà chiamare la rappresentanza della minoranza eletta in Consiglio regionale a esercitare un ruolo inedito di “opposizione governante”, perché il Pd è partito di governo anche quando è all’opposizione.
Ciò pretenderà una chiara offerta programmatica che dovrà valorizzare il patrimonio finora realizzato, eliminandone errori e insufficienze, per incrociare il progetto della nuova maggioranza verificandone convergenze (spero molte) e punti di attrito (purtroppo tanti).
Tutto ciò in un tempo nel quale spirano venti devastanti sulla economia meridionale per gli sciagurati effetti delle politiche governative e per l’attacco che il leghismo sta portando al Sud mediante l’autonomismo e la cosiddetta secessione dei ricchi. Un tema che non potrà non marcare tutte le radicali “differenze” che sarà necessario cogliere e valorizzare al servizio della unità del Paese.

In questo quadro complessivo dovremo muoverci in fretta e coerentemente, seguendo un percorso che la società saprà comprendere solo se saremo capaci di comunicarlo con gesti coraggiosi, con la più larga unità di “campo” costruita sulla chiarezza e non sulle rendite di posizione, indicando il senso di un nuovo cammino e di una pagina diversa.
Cambieremo e avvicenderemo perciò le esperienze che hanno inevitabilmente concluso il loro ciclo. E lo faremo senza drammi ma con determinazione, proprio perché il rinnovamento sarà il corollario di un progetto innovativo, negli stili e nei contenuti.

Matera, 19 aprile 2019

Roberto CIFARELLI
Consigliere Regionale
Basilicata