Andate liberamente affanculo“….è quanto fatto pronunciare da Conte di fronte ai contestatori delle misure adottate da Riccardo Mannelli nella sua vignetta di oggi su un quotidiano nazionale che pubblichiamo in copertina, con la chiosa “Sarebbe il DPCM più adeguato“. Quando ce vò, ce vò….

Come spesso accade, i vignettisti sono straordinari nella loro capacità di sintetizzare in poche battute il sentiment del momento, mentre a noi che scriviamo occorrono più spazio e giri di parole per dire la stesa cosa.

Più efficace persino del Presidente della Repubblica che, sempre più colpevolmente inascoltato, ha in questo confuso frangente banalmente ricordato a tutti (a chi si incazza a ragione, a chi specula sul malessere, a chi semplicemente è un cretino sintomatico, alle forze politiche di governo e opposizione a tutti i livelli) che: “il vero nemico è il virus, non dimentichiamolo: il responsabile di lutti, sofferenze, sacrifici, restrizioni, è il virus.

Tutta l’Europa è in ginocchio. Stanno tutti come noi o peggio. E in ogni nazione in queste ore si stanno adottando misure uguali e/o più drastiche di quelle appena varate dal governo italiano, in modificazione giorno per giorno sull’onda sempre più impetuosa della crescita dei positivi e dei ricoveri ospedalieri.

La soluzione miracolosa, la bacchetta magica che in un colpo solo risolve tutto e non scontenta qualcuno, non ce l’ha nessuno. Lasciate perdere i millantatori.

Conte con l’ultimo DPCM ha fissato un quadro minimo in cui sarebbe possibile -non sappiamo ancora per quanto-  gestire città per città, regione per regione, la situazione in autonomia e in base alle varie specificità. A Milano, a Napoli ad esempio cosa si aspetta a fare delle locali chiusure? Cosa fanno i Sindaci, i Presidenti di Regione, oltre che a protestare quando il governo decide per tutti e anche quando demanda a loro di decidere in autonomia? Aspettano che la situazione precipiti? Probabilmente è la cosa che accadrà se si continuerà ad esitare e non assumersi le responsabilità che competono ad ognuno. Non piaceva quella che veniva definita “dittatura sanitaria” del governo centrale ed ora non piace nemmeno la “democrazia sanitaria” del governo periferico. Incontentabili davvero.

E lascia basiti come a molti che protestano in questi giorni in buonafede non sembra essere chiaro che la limitazione delle 18,00 dei locali, piuttosto che di cinema e teatri, il 75% delle DAD delle superiori (cose che non piacciono a nessuno), non sono dettate da una accusa di insicurezza di quei luoghi (certamente rispettosi delle norme di sicurezza), ma servono più banalmente a non far spostare le persone che avrebbero raggiunto quei luoghi.

Ma più indecente è chi mesta nel torbido e soffia sul fuoco in una situazione drammatica come questa. Chi dall’opposizione sfrutta il virus per una permanente campagna elettorale e deve sempre criticare ferocemente ciò che fa il governo, senza avere nemmeno vergogna di contraddirsi spudoratamente come spesso capita e la rete documenta impietosamente. Chi sta con un piede dentro ed uno fuori dal governo, creando ulteriore sconforto, sconcerto e confusione tra i cittadini, destabilizzando pericolosamente un quadro già a limite della rottura.

Cui prodest? Si vuole approfittare del dramma del Paese per dare una spallata a Conte? Sarebbe da incoscienti e miserabili.

Oggi al Paese, per affrontare una situazione che si preannuncia lunga (fino al vaccino? ad una cura? all’immunità di gregge?) e che rischia possa durare sino all’estate prossima, necessitano un governo coeso e univoco nelle decisioni,  istituzioni ai vari livelli collaborative tra esse, una opposizione che non giochi allo sfascio e cittadini che capiscano che il proprio nemico non è chi governa la barca per evitare che affondi.

Certo chi governa deve assumere misure adeguate a proteggere la salute di tutti e ad accompagnare chi è danneggiato dall’emergenza a sopravvivere e superare la nottata. Quelle adottate non sono sufficienti? Bisogna farne altre. Sono tante le cose da fare e meglio a tutti i livelli.

Ma per fare bene questo lavoro nell’interesse di tutti occorre più solidarietà nel Paese, condizione che può essere utile anche a richiedere maggiore velocità  al sostegno dell’Europa che  inevitabilmente deve accelerare, rivedere i tempi di intervento programmati dalla prima fase della pandemia. Servono più soldi e subito per sopravvivere.

Quindi basta balle, isterismi, giochini sul chi ne sa di più, sul “secondo me” si dovrebbe far così o cosà, per evitare di arrivare al collasso. Proviamo tutti nel proprio piccolo a capire la situazione e a fare la propria parte per evitarlo. Certo che bisogna criticare, ma per costruire, fare meglio, non per sfasciare.

Altrimenti per davvero uno dei prossimi DPCM potrebbe avere il tenore di quanto prospettato nella vignetta di Mannelli, pienamente meritato.