Publichiamo a seguire il sottostante comunicato odierno del Coordinamento Nazionale NO TRIV, che esprime una critica argomentata di quanto è dato conoscere dell’emendamento governativo al Decreto Semplificazioni in materia di concessioni estrattive.

 “In pochi giorni la bozza di emendamento al “Dl Semplificazioni”, che nei contenuti si rifaceva fedelmente alle dichiarazioni del Sottosegretario Crippa del 9 Gennaio scorso, si è sciolta come neve al sole. Non c’è più.

Stando a quanto riportato dalla testata “La Staffetta Quotidiana”, la proposta “Crippa” è stata accantonata e sostituita da un nuovo emendamento (“Disposizioni in materia di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi”), a firma Castaldi, Girotto, Vaccaro, Puglia, Garruti e Dessì.

E’ probabile -ma non certo-, che il Governo possa procedere alle integrazioni o limitarsi alla presentazione di un nuovo emendamento sul Piano delle Aree.

Auspichiamo che questa ipotesi si concretizzi, perché, così come scritto, il nuovo emendamento costituirebbe, per la sua sostanziale inconsistenza e al di là delle annunziate buone intenzioni dei proponenti, l’ennesimo dono alla lobby fossile. Dopo mesi di provvedimenti abortiti nella bolla mediatica dell’effetto annunzio, si tratterebbe di un ulteriore raggiro per quanti invece da anni chiedono a gran voce una svolta radicale nel campo delle politiche energetiche del Paese.

Con il nuovo emendamento, infatti, il Governo:

fa marcia completa indietro rispetto agli annunci del Sottosegretario Crippa;

prevede la reintroduzione del Piano delle Aree senza tuttavia prevederne i temi di adozione;

non prevede la sospensione dei procedimenti in corso (oltre 100 al 31/12/2018, tra cui la celebre “Masseria La Rocca” di cui nessuno più parla), consentendo così che anche dopo l’entrata in vigore del “Decreto Semplificazioni” le compagnie Oli&Gas possano presentare istanze per prospezione, ricerca e coltivazione, a prescindere dal fatto che il Piano venga approvato o meno (nella proposta Crippa non era così);

4) non risponde in alcun mondo alle istanze referendarie No Triv.

E’, semmai, un grande bluff, abbellito dal divieto, in sè positivo, dell’air-gun, necessitato da imminenti appuntamenti elettorali (v. Basilicata) e dal crescente malcontento popolare nei territori più esposti alle attività “petrolifere”.

Ma vediamo nei dettagli quali sono i limiti dell’emendamento nella sua nuova formulazione.  

DIVIETO AIR GUN

L’emendamento intende modificare un articolo contenuto nel Codice dell’Ambiente. Lo fa, per un verso, introducendo il divieto di utilizzare l’airgun quando si fa ricerca di idrocarburi in mare; per altro verso, sospendendo l’efficacia dei “titoli abilitativi” che già contengono l’autorizzazione all’uso della tecnica dell’airgun.

In esso si legge testualmente: “Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto è sospesa l’efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati entro la medesima data, che prevedono l’utilizzo della tecnica dell’air gun o di altre tecniche esplosive per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi. Le medesime attività sono sottoposte a nuova procedura di valutazione di impatto ambientale (…) e a valutazione ambientale strategica (…), d’intesa con la Regione e previa acquisizione del parere degli enti locali”.

Come si vede, l’emendamento non intende sospendere alcun procedimento in corso per il rilascio dei permessi di ricerca e delle concessioni per estrarre su terraferma e in mare, come pure si era detto; né impedisce che altre richieste per avere permessi e concessioni arrivino al Ministero dopo l’entrata in vigore della legge che convertirà il decreto “Semplificazioni”.

E’ un emendamento blocca-niente!

I procedimenti esistenti continueranno indisturbati la loro corsa verso il rilascio del permesso o della concessione.

Quali sono gli effetti dell’emendamento?

Di fatto si sospendono solo quei permessi di ricerca già rilasciati con i quali si intenda cercare gas e petrolio con l’utilizzo della tecnica dell’airgun. Solo quelli!

E quanti sono attualmente questi permessi di ricerca in Italia che prevedono l’uso dell’airgun? Risposta: più o meno una decina, forse meno, giacché molti di essi sono già sospesi e non è detto che tutti i permessi in mare prevedano l’utilizzo dell’air-gun.

E fino a quando l’emendamento li vorrebbe sospesi? Non più fino all’approvazione del Piano, come pure si era detto, ma per il tempo strettamente necessario per fare nuovamente la VIA, per fare la VAS, per ottenere l’intesa della Regione e per conseguire il parere degli Enti locali.

Se si legge attentamente il testo dell’emendamento si trovano scritte due cose contestualmente: che la tecnica dell’airgun è vietata “per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi” e che “le medesime attività” sono sottoposte nuovamente a VIA e a VAS.

Ebbene, non ci si faccia trarre in inganno dal giro di parole che fa l’emendamento! Ad essere sottoposti nuovamente a VIA e a VAS saranno solo quei permessi di ricerca per i quali è stato previsto l’utilizzo della tecnica dell’air-gun -più o meno una decina- e non tutti i permessi di ricerca e tutte le concessioni esistenti in Italia.

L’emendamento presenta inoltre alcuni paradossi che riguardano la partecipazione di Regioni ed Enti Locali nei vari procedimenti:

non prevede che la Regione si esprima sulle vicende che potrebbero riguardare (ancora) le concessioni che ricadono entro le 12 miglia marine, mentre invece chiede che la Regione si esprima sui permessi riguardanti aree poste fuori dalle 12 miglia marine;

l’emendamento prevede che la Regione rilasci l’Intesa per i permessi che ricadano fuori dalle 12 miglia marine, ma non prevede che la Regione rilasci l’intesa per le concessioni che ricadano fuori dalle 12 miglia marine;

l’emendamento chiede agli Enti locali di dare un parere sui permessi (ma non sulle concessioni) ricadenti fuori dalle 12 miglia, mentre li esclude dalla partecipazione alla elaborazione del “Piano delle aree”.

In pratica, laddove gli Enti locali non hanno una competenza, si chiede loro un parere; laddove, invece, ce l’hanno, li si esclude.

REINTRODUZIONE PIANO DELLE AREE

L’emendamento si propone di reintrodurre nello “Sblocca Italia” il c.d. “Piano delle Aree”, strumento introdotto nel 2014 e poi, però, soppresso dalla legge di Stabilità 2016.

L’emendamento prevede quanto segue: “La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, sentito il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, predispone un piano delle aree in cui sono consentite le attività di cui al comma 1. Il piano di cui al primo periodo è adottato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare”.

Nulla a che vedere con quanto sostanzialmente promesso dal Governo con l’emendamento “Crippa” di qualche giorno fa e con la proposta referendaria No Triv – sostenuta anche da Lega e Cinque Stelle – che puntava a conservare la previsione della Conferenza Unificata che avrebbe dovuto esprimersi con una Intesa sul Piano e a sospendere, in attesa che venisse adottato il Piano, le nuove richieste di rilascio dei permessi e delle concessioni, lasciando in piedi solo le attività già autorizzate.

Ora invece:

la Conferenza Unificata è stata sostituita dalla Conferenza Stato-Regioni e questo vuol dire che agli Enti locali sarà impedito di partecipare alla elaborazione del Piano;

l’emendamento non sospende i procedimenti in corso in attesa che il Piano venga elaborato;

non è previsto un termine entro il quale il Piano debba essere adottato e questo, anche in considerazione del fatto che i procedimenti in corso non saranno sospesi, la dice lunga su che fine rischia di fare il Piano.

CANCELLAZIONE CARATTERE STRATEGICO, DI PUBBLICA UTILITA’, URGENZA ED INDIFFERIBILITA’ DELLE OPERE NECESSARIE ALLA RICERCA ED ALL’ESTRAZIONE

L’emendamento intende modificare, inoltre, l’art. 38, comma 1, dello Sblocca Italia, cancellando sia la previsione della strategicità delle attività di ricerca e di estrazione, sia la previsione della pubblica utilità, dell’urgenza e dell’indifferibilità delle opere necessarie alla ricerca ed all’estrazione.

Si tratta in realtà di una proposta inutile e assurda: inutile perché la dichiarazione di strategicità, indifferibilità e urgenza di quelle attività è stata già cancellata dalla Legge di Stabilità 2016 e, quindi, non esiste più; assurda in quanto, una volta che si autorizzi una certa attività, la dichiarazione di pubblica utilità delle opere da realizzare è un presupposto necessario per procedere all’espropriazione dei terreni e per corrispondere l’indennizzo previsto dalla Costituzione a colui che si veda espropriata la proprietà.

Diciamo pure che le modifiche da apportare all’art. 38 dello Sblocca Italia sarebbero state ben altre. Ma su tutto il resto l’emendamento tace.

Per le ragioni suddette, con il nuovo emendamento NON SI INCIDEREBBE in alcun modo sulla situazione che oggi vede pendenti 104 procedimenti per istanze così suddivisi per tipologia (fonte: dati Mise al 31/12/2018):

a mare 47

su terra ferma 57

prospezione a mare 5

ricerca a mare 25

coltivazione a mare 4

coltivazione a terra 5

stoccaggio a mare 4

riattribuzione giacimenti marginali 4

ricerca a terra 54

riattribuzione concessione coltivazione a mare  3

Per 3 delle istanze, si è prossimi alla firma del decreto di conferimento del permesso di ricerca; in particolare:

D 80 F.R-.GP puglia (mare)

CAROVILLI abruzzo-molise (terra)

S. GRATO lombardia (terra)

Gran parte delle istanze sono in fase decisoria.

LA PROPOSTA DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV AL GOVERNO

Il Coordinamento Nazionale No Triv ritiene che per bloccare realmente ogni NUOVA attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, sia in mare che su terra ferma, il Governo possa e debba agire in tutt’altra direzione.

L’auspicio è che il Governo possa/debba invertire la rotta, prevedendo nell’emendamento una norma che vieti il rilascio di nuove concessioni di coltivazione e che preveda, per quanto riguarda quelle esistenti, l’abrogazione della norma sulle “proroghe automatiche” della durata delle concessioni giunte a scadenza, approvata dal Governo Monti; per quelle in mare entro le 12 miglia.

Altrettanto auspicabile sarebbe anche l’abrogazione del comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del Dlgs n. 152 del 2006.

Approvata nell’attuale formulazione dal Parlamento con la Legge di Stabilità 2016 (Governo Renzi), questa norma consente oggi ai petrolieri di effettuare nuove perforazioni ed installare nuove piattaforme entro le 12 miglia all’interno delle aree oggetto di concessioni in essere per tutta la vita utile del giacimento.

In ultimo ma non per importanza, il ripristino dello strumento dell'”Intesa Forte” tra Stao e Regioni, mediante l’abrogazione della parte del Dlgs n.127 del 30/06/2016 che modifica l’art. 14-quater, comma 3, della Legge 241/1990, allo scopo di restituire alle Regioni un fondamentale strumento di esercizio e tutela delle prerogative democratiche, a garanzia delle ragioni dei territori.

Una volta apportate queste poche modifiche, allora sì che l’emendamento potrebbe definirsi realmente e a ragione “blocca-trivelle”!

Se alle tante parole di questi giorni, al riparo dai distruttivi clamori mediatici, il MISE vorrà far seguire i fatti, noi saremo pronti a confrontarci e a dare il nostro contributo per un emendamento “blindato” e a prova di ricorso.

14 Gennaio 2019

Coordinamento Nazionale No Triv