E noi faremo come la Grecia, contro la troika e l’austerità………” potrebbe essere il nuovo incipit riadattato di una storica canzone di lotta del secolo scorso (quando c’era baffone per intenderci). Ora che la bandiera rossa in mano al giovane Alexis sventola sul palazzo del governo greco. Un evento che ha rimesso in giro per l’Europa, a mo di spauracchio, il famoso “spettro” dell’altro incipit famoso: quello del “Manifesto” di Marx ed Engels. Eppure, dal 21 febbraio 1948 -quando fu pubblicato a Londra, ne è passata di acqua sotto i ponti. E non solo sotto quelli del Tamigi.

Chi l’avrebbe detto che una sinistra dichiaratamente piantata con i piedi nella tradizione comunista sarebbe potuta tornare in auge in questo “mondo di ladri” oramai così modellato dal “pensiero e azione unici” del capitalismo-turbo-finanziario?

Chi l’avrebbe detto, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino, quando c’è stata in giro la corsa frettolosa all’archiviazione dell’esperienza storico-politica del comunismo, anche là dove (come l’Italia) non aveva proprio nulla di che vergognarsi?

Incredibile ma è proprio vero che a volte ritornano. E proprio nel senso truce dei trinariciuti. Per mettere paura ai cattivi della troika e ai nuovi invisibili potenti padroni del mondo: quelli dei mercati!

E’ evidente che la vittoria di Syriza è la risposta di un popolo affamato che chiede a gran voce un cambiamento radicale nel mondo in cui viviamo e delle regole ad esso imposto da questo pensiero unico e dai suoi manovratori. Un po’ come il popolo dei diseredati russi (quando i contadini venivano venduti insieme alla terra dai padroni) che si affidò al comunismo ad inizio ottocento.

Ma la lezione che viene dalla vicenda Greca è che questa Europa e questo mondo oggi modellato ad immagine e somiglianza del profitto e non nell’interesse dei popoli che lo abitano non vanno più bene. Che vanno scardinati i paradigmi su cui è stato costruito. E che serve un pensiero alternativo che scenda in campo e diventi azione politica per costruire un altro avvenire.

E’ questo che è mancato sino ad ora. E che ha consentito alla finanza d’assalto di spadroneggiare in modo corsaro ed infettare il mondo. Il socialismo internazionale non è stato all’altezza del compito. Non è stato capace o non ha voluto fare da argine. Qualche buona intenzione da spendere in campagna elettorale subito riposta. Basti vedere la differenza tra idea e azione che è conseguita alla vittoria di Hollande in Francia. Poco coraggio e volontà di mettere in discussione i pilastri su cui si basa questo sistema che affama popoli e nazioni. In Italia si è alimentata la “speranza” mentre nei fatti si realizzano riforme in linea con il pensiero liberista.

La vittoria di Tsipras dice che c’è bisogno di un pensiero alternativo. Che occorre girare come un calzino l’attuale impostazione delle politiche dominanti e che porta a considerare le persone in carne ed ossa a meri numeri da spremere e spingere in condizioni disumane. Se si vuole evitare di consegnare ad un futuro di precarietà e povertà intere generazioni è forse il momento che in ogni paese di questa Europa si colga la palla al balzo e si pretenda un cambiamento radicale. Che è possibile.

Lo facciano in primis i partiti del socialismo europeo, ne approfittino, facciano in fretta ad aggiornare il loro programma politico. Non bastano solo le affermazioni di gaudio momentaneo.

E se non lo faranno, condannandosi al suicidio politico, lo dovranno fare altri.

In Spagna sta crescendo Podemos, un movimento gemello di Siryza. Negli altri paesi d’Europa c’è da augurarsi che ci sia un risveglio simile per far si che questo vento di speranza diventi tempesta e con una forza tale da provocare il cambiamento che serve ad una Europa che torni ad essere in primis nell’interesse dei suoi popoli e del loro benessere.

Che ci siano voluti un giovane premier che non ha paura di richiamarsi alla tradizione comunista e che ha addirittura nominato un ministro dell’economia “marxista” è solo una gradevole conferma per chi quella tradizione e quella storia ha vissuto e mai rinnegato. Come è altrettanto confortante vedere come quelle idee -seppure aggiornate, rivedute e corrette per quel che serve- rimangono un valido strumento ogni qualvolta c’è da combattere per davvero contro l’ingiustizia.

E allora che dire: avanti popolo alla riscossa?