Il gesto ricorda quello della cara vecchia Italia di mezzo secolo fa e dei 30 della Basilicata dell’Interno, quella resistita alle descrizioni di Ernesto De Martino con gli uomini dalla banda nera al braccio e al bavero della giacca, la barba lunga, le donne vestite di scuro con il velo in testa e tanti ‘’mea culpa’’ da settimana Santa o quaresimale. Ma il segretario dei radicali lucani, Maurizio Bolognetti, ha scelto – come motivato nel comunicato che segue- la mezzanotte di martedì 12 gennaio per una silenziosa e non violenta azione di protesta. Gli argomenti sono tanti. Dopo il 2020, anno bisesto e funesto dell’epidemia da covid 19, con tanti squarci sulla assenza di trasparenza -aperti da trasmissioni tv come Report- o di scarsa informazione sulla gestione anche finanziaria di tutto quanto sa e si veicola con e intorno al virus, da qui al 2022? Ma non è solo quello.

Il Paese chiede serietà, partecipazione, democrazia e invece al governo si consuma la tragicommedia dei ricatti tra il boy scout o bischero, come dicono dalle sue parti, Matteo Renzi e il suo 2 per cento di Italia Viva, il presidente del consiglio dei Ministri Giuseppe Conte che tira dritto con Mes, Recovery e altro siglario finanziario e debitorio europeo, il buonista Nicola Zingaretti (Pd), l’oltranzista Luigi Di Maio (m5s) e lo speranzoso di nome e di fatto Roberto Speranza (Leu).
Mentre tutt’intorno l’altro Matteo, leghista,chiede che si vada al voto, che contrasta con la “disponibilità’’ dei responsabili con o senza casacca o del Silvio nazionale (FI) pronti a fare la propria parte ma senza coinvolgimenti per il bene del BelPaese. La verità vera, per dirla come il mio compianto insegnante di lettere del liceo, è che nessuno vuole andare a casa. Ci mancherebbe altro. E’ l’ultimo treno. Poi sarà difficile farsi eleggere. E dalla Basilicata poi partirebbero davvero in pochi. A Maurizio il merito di aver aperto in anticipo la fase quaresimale del BelPaese, tradendo il calendario contadino che il 17 gennaio – Sant’Antonio Abate- vuole l’apertura del carnevale : Sant’Antuon, Masck’r e suon…a martello.

Bolognetti: Da oggi indosserò una fascia nera al braccio in segno di lutto
Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani, membro del consiglio generale del Partito Radicale e Consigliere dell’Associazione Coscioni.
Dalla mezzanotte indosserò una fascia nera al braccio per ricordare a me stesso la dipartita della Repubblica e la messa a morte della Costituzione. Una volta di più ripeto: Quale Repubblica? Quale 25 aprile? Che democrazia è la nostra? C’è in questo Paese un reiterato, prolungato, ininterrotto attentato ai diritti politici del cittadino (art. 294 c.p.). Un po’ di “Cina”, un po’ di “Turchia” ci sono già in Italia. Siamo sempre più una “Democrazia reale”.
Da mesi larga parte della stampa asseconda narrazioni governative che raccontano realtà che non esistono. Il tutto mentre il paese reale affonda, il disfacimento politico, istituzionale, sociale ed economico monta e sempre più italiani si ritrovano in situazioni di povertà.
Dall’iperuranio di Palazzo Chigi e a tutti i livelli si è operato per trasformare un dramma collettivo in farsa. Come era prevedibile e come previsto l’emergenza sanitaria ha aggravato la pregressa emergenza democratica.
Siamo finiti in un frullatore che macina diritti e democrazia e quel diritto alla conoscenza che è sinonimo di democrazia.
Strette a “movide” che non ci sono, il mastermind del covid, paternalismo, virologi a gettone, lettere a Babbo Natale, DPCM in cui si vieta tutto e niente, una comunicazione che da quasi un anno ininterrottamente alimenta solo paure e ansia, informazioni e conoscenza negate, ci consegnano la cifra di un Paese da “Terra dei cachi”.

Un altro sciopero della fame per ora non posso proprio consentirmelo, ma intendo continuare a dar corpo a un dato di necessaria resilienza, resistenza, lotta. Non mollare!
In questa Italia arlecchino io scelgo i colori del lutto. La Costituzione è morta e pure la Repubblica.