HomeCronacaMatera non è una fortezza identitaria. È una comunità mediterranea

Matera non è una fortezza identitaria. È una comunità mediterranea

Noi della RETE DELLE ASSOCIAZIONI DEI QUARTIERI MATERANI, abbiamo letto con attenzione la presa di posizione di Futuro Nazionale Basilicata sulla celebrazione dell’Eid al-Adha presso il Parco Giovanni Paolo II di Matera. Non condividiamo quella lettura. E sentiamo il dovere civile e politico di dirlo con chiarezza.

Non perché intendiamo negare il valore delle radici storiche, culturali e religiose della nostra città. Al contrario. Proprio perché pensiamo che Matera possieda una storia profonda, stratificata, millenaria, crediamo che essa non possa essere ridotta a una cittadella impaurita che interpreta la presenza dell’altro come una minaccia o una “resa culturale”.

Nulla è più lontano dalla nostra idea di comunità. La comunità che immaginiamo e che, tra mille difficoltà, tentiamo quotidianamente di costruire nei Quartieri, nelle associazioni, nelle reti civiche e sociali della città, non nasce dallo sguardo verticale del dominio, della contrapposizione identitaria o della paura. Nasce invece da uno sguardo interno ai luoghi, alle relazioni, ai bisogni e ai destini condivisi.

Uno sguardo comunitario e democratico. Per noi, fare comunità significa interrogarsi collettivamente sul destino della città e attrezzarsi per governarlo insieme, dal basso, dentro relazioni concrete e dentro il territorio reale che abitiamo.

È questo il senso del lavoro che molti Quartieri, associazioni e reti sociali stanno tentando di portare avanti: costruire legami, cooperazione, cittadinanza attiva, mutualismo, partecipazione democratica. E questa idea di comunità non può che essere aperta, relazionale, mediterranea.

Matera appartiene a una lunga storia meridiana fatta di attraversamenti, contaminazioni, scambi, incontri fra popoli, culture e religioni diverse. Il Mediterraneo non è mai stato uno spazio puro o omogeneo: è stato, per millenni, uno spazio difficile ma vitale di relazioni, conflitti, convivenze, commerci, culture intrecciate.

Pensare oggi di difendere l’identità trasformandola in barriera significa tradire proprio quella storia.

Per questo respingiamo le nuove crociate identitarie che stanno attraversando l’Europa e anche il nostro Paese. Le respingiamo perché alimentano paure, contrapposizioni e chiusure proprio mentre avremmo bisogno di rafforzare legami sociali, solidarietà, capacità democratica e senso di appartenenza condivisa.

Non ci interessa il multiculturalismo superficiale delle retoriche istituzionali. Ma ci è altrettanto estranea l’idea di una comunità costruita contro qualcuno.

Nelle nostre realtà sociali e territoriali, nei nostri Quartieri lavorano ogni giorno persone che accompagnano immigrati e migranti nell’apprendimento della lingua italiana, nel sostegno scolastico ai bambini, nell’orientamento ai servizi sociali e sanitari, nel difficile rapporto con un welfare spesso inadeguato e poco accogliente.

Questa non è “resa culturale”. Questa è costruzione quotidiana di comunità. Così come è costruzione di comunità il recupero di spazi pubblici abbandonati, la partecipazione civica, la cura dei Quartieri, il lavoro mutualistico, la costruzione di relazioni di fiducia nei territori.

Una città che ambisce a essere Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo non può parlare il linguaggio della paura. Può invece diventare un laboratorio difficile ma prezioso di convivenza democratica, di civismo comunitario e di nuova cittadinanza mediterranea.

Noi continueremo a lavorare in questa direzione. Perché crediamo che le identità più forti siano quelle che non hanno paura dell’incontro.
E perché pensiamo che il futuro di Matera non possa essere quello di una fortezza chiusa, ma di una comunità consapevole delle proprie radici e capace, proprio per questo, di dialogare col Mezzogiorno, col Mediterraneo, con l’Europa e con il mondo.

Sono queste le ragioni che ci spingono oggi e con convinzione ad aderire all’Appello Matera non può diventare il simbolo dell’odio xenofobo: questa sarebbe la vera resa culturale, lanciato da Filef Basilicata, ARCI Basilicata, Il Sicomoro, Materia Futura, UISP Matera.

Matera non può diventare il simbolo dell’odio xenofobo: questa sarebbe la vera resa culturale.

 

RELATED ARTICLES

Rispondi

I più letti