A scegliere è l’ Amministrazione comunale, in commissione, in consiglio ma è opportuno, con tempi e forme da concordare, che questioni come lo sviluppo urbanistico di Matera siano materia di confronto con la città. E questo in discontinuità con il passato quando, per questioni contingenti, attese più o meno palesi o adombrate, si è finiti con il presentare atti e ipotesi preconfezionati con la variante dietro l’angolo. L’analisi dei bisogni reali della città in materia di servizi, spazi, funzioni, attività produttive, piani di recupero rispetto a quelli di espansione, richiedono una progettualità ”plurale” che coinvolga nelle scelte e nel metodo – per quanto possibile- la città. E ” Città plurale” ritorna su alcuni temi, che a detta dell’associazione, hanno destato perplessità. Alcune scelte sono già passate in consiglio altre si apprestano a farlo e questo anche alla luce di un programma di rilancio dell’economia locale che ancora non si vede.

LA NOTA DI CITTA’ PLURALE
Matera 19/1/2021

Nuova Amministrazione, cosa è cambiato? Nuovi o vecchi metodi?


Il 9 e il 14 gennaio sulla stampa locale sono stati pubblicati due articoli di “Mutamenti a Mezzogiorno” sui temi del Regolamento Urbanistico e sui tanti progetti (abbattimento della scuola “Torraca” e sua ricostruzione sul sito della ex Centrale del Latte (sic), l’inutile Scuola Nitti, la Casa delle Tecnologie, il nuovo Centro Civico, il Parco Intergenerazionale, ecc.) che cambieranno il volto della città, ma sui quali non si è mai aperto un vero confronto pubblico.
Gli articoli affrontano in maniera puntuale tutti gli aspetti negativi che da oltre un decennio, in vari momenti e in forme diverse, sono stati posti all’attenzione degli amministratori e della città. Infatti, se parliamo del Regolamento Urbanistico, le bozze discusse sono diverse: si comincia nel 2007 (il 19 ottobre presso l’Auditorium di Piazza del Sedile fu organizzata un’audizione preliminare alla predisposizione della proposta del Regolamento Urbanistico Comunale, assessore Antonella Guida, giunta Buccico), poi 2009, 2011, 2013, 2016 e 2017 (assessore Cangelli, giunta De Ruggieri); ad aprile 2018, con l’amministrazione De Ruggieri, viene approvata la bozza del 2013, quella dell’Amministrazione Adduce. I perché li conosciamo.
Senza ripetere ciò che è stato detto in maniera completa ed esauriente nei due suddetti articoli, non si può che valutare in maniera negativa quanto sta accadendo in Consiglio Comunale.
Purtroppo, anche questa amministrazione, come è sempre accaduto, ha dimenticato tutto ciò che aveva promesso in campagna elettorale in riferimento al suo atteggiamento verso la comunità: ascolto, coinvolgimento, confronto, partecipazione, condivisione; ha trovato strumenti urbanistici in itinere e progetti assolutamente discutibili, anzi indegni, di quel “modello urbanistico e architettonico che ha una sua specificità che non può essere tradita. Un modello che è ancora in grado di offrire linee guida per rispondere al bisogno contemporaneo di città”, come specificato nell’articolo di “Mutamenti a Mezzogiorno”, e, invece di fermarsi a riflettere e chiedersi se ciò che si è trovato corrisponde alle giuste esigenze della città e rivolgersi alla città, procede alla loro approvazione.
Quello che non funziona è in primo luogo il metodo di procedere in ordine sparso, quando ci sarebbe bisogno di un intervento plurale, che coinvolga quanti hanno a cuore il destino di questa città, si interroghi su quali strumenti urbanistici adottare e si chieda se essi trovano il consenso della comunità.
La questione della progettazione della città non può limitarsi ad essere un’etica, giusta sì, ma astratta, individuale e gratificante (per una persona o un’associazione), che abbia come unico risultato quello di poter dire un giorno: “l’avevo detto”. Questa considerazione, si intende, vale anche per chi scrive.
Non dobbiamo dimenticare che abbiamo a che fare con un fronte alquanto agguerrito: da una parte le imprese edilizie, i proprietari di aree (con l’unico obiettivo di partecipare alla distribuzione dei diritti di edificabilità), l’apparato politico (Sindaco e assessori) e amministrativo (dirigenti), dall’altra figure di cittadinanza attiva in ordine sparso. E’ del tutto evidente che il confronto è fortemente sbilanciato a favore dei primi, e i trent’anni che abbiamo alle spalle lo dimostrano.
Da tempo la nostra associazione tenta di far comprendere a quanti sono convinti che è possibile pianificare in modo diverso (senza più distruttive espansioni, applicando veri criteri di rigenerazione urbana, recuperando quella carica emotiva e anche affettiva fondamentale per ristabilire un corretto rapporto sia con i luoghi, sia con chi ci vive), che da soli non si va da nessuna parte. Rilanciamo, pertanto, che occorre costruire un fronte coeso, che sappia parlare alla comunità, che faccia comprendere che la città è il bene comune per eccellenza, che faccia ragionare chi governa. Per questo è necessario che tutti noi che la abitiamo riprendiamo nelle nostre mani il governo del territorio, evitando, innanzitutto, che i luoghi e gli spazi siano ridotti a meri interventi di sfruttamento economico e base dell’espansione senza limiti delle aree urbane.
Le politiche su cui battersi devono essere quelle attente alle esigenze di coesione, all’equilibrio territoriale e alla sostenibilità.


Tornando al Regolamento Urbanistico, occorre aggiungere un dato, oggi di grande attualità a causa della pandemia: nessuna delle strutture scolastiche cittadine, costruite tra gli anni Sessanta e Settanta (di proprietà del Comune e della Provincia) è stata adeguata alle norme antisismiche (scheda 3 del Bilancio Urbanistico RU 2013). Dunque, oltre al tema del consumo di suolo e ai problemi richiamati in maniera puntuale negli articoli di “Mutamenti a Mezzogiorno”, se ne pone anche un altro: si può approvare in via definitiva un RU senza che sia prevista la soluzione di questo grave problema di sicurezza? In Italia vi è una carenza della cultura della prevenzione, che implica la responsabilità, da parte delle amministrazioni locali, sia delle scelte urbanistiche, sia di quelle politiche.

Rispetto a quanto detto, è preponderante il tema della partecipazione, inteso come rapporto tra civismo e interesse privato. La partecipazione civica si è scontrata sempre con l’idea di libertà economica, con la possibilità di perseguire interessi individuali senza alcun impedimento, ma l’idea di libertà, la partecipazione politica alle scelte di una comunità, nel suo esclusivo interesse, deve prevalere su ogni altra istanza.
Apportare correttivi a un Regolamento Urbanistico che ha subito pressioni di ogni genere e portare avanti progetti su cui la città non ha mai discusso non ha alcun senso.
Per questo rivolgiamo un accorato appello all’attuale maggioranza di governo, al Sindaco, all’Assessore all’Urbanistica (che, va ricordato, ha lavorato con Vezio De Lucia, uno dei più importanti urbanisti italiani) e all’Assessore ai Lavori Pubblici di non approvare il Regolamento Urbanistico adottato nel 2018, di chiudere ogni rapporto con il progettista attuale e di ripartire con un urbanista insensibile alle pressioni politiche a cui affidare il Piano Strutturale e il Regolamento urbanistico e di costruire a sostegno un Ufficio di Piano (di cui si parla da sempre), oppure affidare il compito alla Facoltà di Architettura, se vogliamo che Matera diventi una vera città universitaria. Questo non sarà comunque sufficiente, se non si conduce una battaglia per la cancellazione della legge n. 25 del 2009, meglio conosciuta come “Piano Casa”, altrimenti nessuno strumento di pianificazione approvato avrà valore, in quanto la suddetta legge va in deroga agli strumenti urbanistici.
In merito ai tanti progetti su richiamati, inoltre, sarebbe sacrosanto fermarsi a riflettere, riprenderli (niente è immodificabile) e avviare un confronto con la città.
Sarebbe, infine, interessante conoscere anche la posizione dei vari gruppi di opposizione e quale posizione hanno espresso in Consiglio Comunale.

Città Plurale
Marino Trizio