Matera 2019, capitale europea della cultura” è l’ambizioso obiettivo verso cui è proiettata la Città dei Sassi, già patrimonio dell’umanità per l’Unesco e con il suo crescente fascino arcaico esercitato da tempo su tanti artisti, registi e turisti provenienti da ogni angolo del pianeta.

Matera 2014, capitale italiana dell’incultura amministrativa” è, purtroppo, il mesto ed imbarazzante primato che ha scoperto forse già di detenere per (de)merito della sua classe politico-amministrativa.

A svelarglielo è stato un fatto normalmente di routine. Nei giorni scorsi, ad un anno dalla conclusione del mandato amministrativo, il Sindaco Salvatore Adduce, già Senatore della Repubblica, ha proceduto alla nomina di una nuova Giunta Comunale (la quinta in quattro anni), interamente composta da maschietti (nella precedente ve ne erano due).

Nella conferenza stampa di presentazione del nuovo governo cittadino il Sindaco ha fatto vanto della velocità con cui era stato risolto il rimpasto. Con la mesta giustificazione: peccato per le donne, ma “questi sono stati  i nomi che i partiti  mi hanno suggerito”. Pensando in tal modo di tagliarsi fuori dalle critiche e dalla responsabilità della scelta che -è persino banale rilevarlo- rimane tutta intera in capo a chi adotta l’atto di nomina, soprattutto in riferimento al rispetto delle norme vigenti.

Ma quella fretta addotta a merito ha però- come recita un vecchio adagio popolare- fatto nascere i gattini ciechi. Anche se più ciechi dei gattini, al punto da ignorare in modo davvero plateale l’A-B-C delle norme che attengono alla nomina di questo importante organo esecutivo cittadino, si sono rivelati esserlo tutti coloro che hanno messo le mani in pasta. Per cui ne è venuto fuori un rimpasto davvero malfatto, ma così palesemente malfatto che ha dell’incredibile come nessuno se ne sia accorto prima di servirlo in pubblico.

 

A denunciarne l’indigeribilità è stato il M5S lucano che evidentemente qui non si è fatto distrarre dalle inutili guerre romane contro il grano saraceno. Onore al merito.

 

Ed ecco svelarsi la imbarazzante notizia: tutte le forze politiche che avrebbero indicato i nomi, lo stesso Sindaco, i suoi più diretti collaboratori, l’impiegato e/o dirigente che  ha stilato materialmente il decreto di nomina dei nuovi assessori e tutti i consiglieri comunali, ignoravano le leggi basilari che regolano la vita dell’Ente di cui pretendono di occuparsi.

 

E passi che non si conoscesse la recente Legge n.56 del 7-4-2014 (la cosiddetta legge Delrio che ha previsto nelle giunte comunali una percentuale precisa, il 40%, a garanzia della parità di genere) in base alla quale, addirittura (come specificato nella successiva circolare del MI del 24-4-2014), è previsto “lo svolgimento da parte del Sindaco di una preventiva e necessaria attività istruttoria preordinata ad acquisire la disponibilità allo svolgimento delle funzioni assessorili da parte delle persone di entrambi i generi”.

Ma ignorare la vecchia norma dell’art.46 del Testo Unico degli Enti Locali (che dovrebbe essere la Bibbia per ogni amministratore, politico e funzionario locale) che recita chiaramente: “il sindaco nomina nel rispetto del principio di pari opportunità tra donne e uomini, garantendo la presenza di entrambi i sessi…” è davvero incredibile che possa essere accaduto.

Ci si è chiesto: ma lo sono o lo fanno? Non lo sapevano o ne erano al corrente ed hanno fatto finta di niente? Un quiz ozioso è davvero irrilevante come eventuale attenuante perché, in ambedue i casi, trattasi di circostanza grave e davvero poco tranquillizzante per i cittadini materani.

Perché se non si conoscevano le norme vuol dire che si è di fronte ad una massa di persone che si occupano della gestione degli affari cittadini con una superficialità e una approssimazione preoccupanti.

Se le conoscevano e le hanno scientemente ignorate si è di fronte ad un ceto politico-amministrativo con una  concezione della legalità “a la carte”,  in piena sintonia –purtroppo- con quell’illegalità diffusa di cui sembra essere oramai impregnato questo nostro bel Paese, come la cronaca impietosamente ci riferisce quotidianamente.

Dopo le prime reazioni spocchiose e tese a sminuire la gravità dei fatti, gli stessi protagonisti sono ora impegnati a metterci la classica toppa, sperando che essa non sia peggiore del buco. Nel mentre sul terreno rimane l’amarezza di assessori comunali che potranno vantare il record di esserlo stati solo per pochissime ore.

Alla Città non resta che scrollarsi di dosso questa doccia fredda di sciatteria amministrativa e far suo il “tiremm innanz!” del patriota Antonio Scesa.