venerdì, 24 Maggio , 2024
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Ma che ”Premier” è…se non raggiunge nemmeno il quorum?

Le riforme ci vogliono per il BelPaese che, più che nella Costituzione, ha bisogno di velocizzare e allo stesso tempo acquisire competenze nella macchina di amministrativa, ma stiamo attenti a non deviare verso quel Piano di Rinascita democratica ipotizzato dal progetto accentratore della P2 di Licio Gelli. Altro contesto ,certamente,rispetto ai percorsi avviati dal Governo guidato da Giorgia Meloni che porta avanti (non senza alcuni distinguo) sia il progetto di autonomia differenziata che la elezione diretta del consiglio dei ministri, con forti tendenze al premierato come è in altri Paesi. E proprio su quest’ultima riforma, definita traballante da correnti di pensiero trasversali, si sofferma l’on.Publio Fiori – come ricorda nella nota che segue Pasquale Tucciariello di Area Popolare- nell’ultimo numero del periodico del cattolicesimo democratico ” Rinascita Popolare”. Fiori evidenzia il nodo del quorum, un numero necessario ma non tenuto in considerazione per evitare che venga eletto un presidente del consiglio dei ministri ”legittimato” paradossalmente da meno della metà degli elettori. Questioni che andrebbero discusse con calma e, possibilmente, condivise ma senza la fretta della campagna elettorale o di distogliere l’attenzione da priorità come la traballante situazione dell’economia del BelPaese ,della Sanità pubblica ”surclassata” da quella privata, violando il diritto costituzionale alla Cura e della fuga dei giovani verso Paesi Stranieri. Servirebbe una ”bicamerale”. L’ultima esperienza, finita nel nulla, è del 1997 e fu quella presieduta dall’on Massimo D’Alema . A ruota anche il referendum, del 2016, con una riforma calderone voluta dall’ex presidente del consiglio dei Ministri Matteo Renzi. Fu sonoramente respinto , ma Renzi non si ritirò dalla politica come aveva annunciato…Servirebbe una riforma su trasparenza e questione morale, prima di tutto. Questione ”trasversale” che continua a essere ”volutamente” ignorata.

LA NOTA DI PASQUALE TUCCIARIELLO

Elezione diretta del Premier.

Nell’ultimo numero di Rinascita Popolare, periodico del cattolicesimo democratico, l’on. Publio Fiori propone: O quorum, o via ai comitati cattolici per il No.
“La mancanza della previsione di un quorum dei votanti rende possibile che un presidente del consiglio possa essere eletto, per 5 anni e con il 55% dei parlamentari, da una percentuale di cittadini molto modesta. La tendenza negli ultimi anni è di una partecipazione al voto sempre minore e una riforma così importante non può essere approvata con un vulnus così evidente. Un presidente del consiglio eletto direttamente deve necessariamente avere una forte legittimazione popolare proprio per il tipo di investitura e per la quantità e la qualità dei poteri che gli vengono attribuiti. Per questo è indispensabile prevedere una partecipazione di almeno il 50% degli aventi diritto al voto, altrimenti rischieremmo una violazione dei ‘diritti supremi costituzionali’, come la Corte ha più volte ricordato. Senza una adeguata partecipazione degli elettori avremmo un regime non rappresentativo e quindi una caduta della qualità della nostra democrazia. Per evitare tale rischio, se non interverranno rapidamente i cambiamenti richiesti, costituiremo un Comitato di cattolici per il No che potrebbe rappresentare anche l’inizio di una composizione dell’area popolare su un tema centrale, su valori costituzionali e democratici”.

E in un successivo comunicato, Fiori precisa ancora meglio la sua posizione politica.
“Va bene l’elezione diretta, ma senza quorum si rischia la deriva. L’elezione diretta del Capo del Governo potrebbe essere una riforma utile per la stabilità e l’autorevolezza dell’esecutivo se ne scaturisse una leadership di ampio consenso per realizzare un programma di legislatura. Ma se rimanesse in vigore l’attuale legge elettorale, che consente l’elezione senza un minimo quorum di votanti, si rischierebbe di aprire la strada ad un regime autoritario contrario ai principi democratici della Costituzione, perché si concederebbe un grosso potere ad un presidente del consiglio eletto anche con una piccolissima percentuale dei votanti e degli aventi diritto al voto. Pertanto, se si vuole evitare un grave vulnus al nostro sistema democratico, è necessario inserire nella proposta di riforme una norma che condizioni la validità dell’elezione alla partecipazione al voto di almeno il 60% degli aventi diritto”.
La proposta dell’on. Fiori ci trova consenzienti per alcune sue modalità di vedere gli aspetti politici che ci paiono centrali ed essenziali: legittimazione popolare, stabilità ed autorevolezza dell’esecutivo, evitare derive autoritarie, aderenza ai principi costituzionali. A questo punto occorre proporre emendamenti ben definiti alla proposta di Giorgia Meloni precisando che, in assenza di risposte chiare, ci troveremo costretti a mettere in piedi i Comitati per il No. E ci saremmo anche noi.
Pasquale Tucciariello – Area Popolare –

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