“Amarezza e sconforto si provano nel leggere le drammatiche conferme che ieri sono arrivate attraverso le parole del Procuratore Capo di Potenza, Francesco Curcio, a margine della conferenza stampa per dettagliare le misure e motivazioni a seguito dell’inchiesta sullo sversamento di greggio dal Centro Oli dell’ENI a Viggiano.”

E’ quanto scrivono in un comunicato stampa  Gianni Perrino e Gianni Leggieri del M5S Basilicata in cui si legge ancora:

“Durante la scorsa legislatura le tragiche vicende della Val D’Agri sono state costantemente al centro della nostra azione politica. Una costante operazione di fiato sul collo durata 5 anni che quasi sempre si è scontrata con il tuttappostismo delle istituzioni regionali e con gli interessi particolari del cane a sei zampe.

A maggio 2017, assieme al portavoce in Parlamento Europeo, Piernicola Pedicini, avevamo presentato un atto di esposto e di contestuale denuncia-querela presso la Procura di Potenza sulla fuoriuscita di petrolio dal Cova di Viggiano.

Forte della sua potenza economica e mediatica, Descalzi aveva anche cercato di derubricare tutto parlando di “fake news” e “disinformazione”, ma le sue parole si sono sistematicamente dissolte nelle falde inquinate a Viggiano e nelle innumerevoli fiammate tossiche che hanno continuato a susseguirsi in questi mesi.

Fa ancora più rabbia apprendere che tra gli indagati vi sono i membri del Comitato Tecnico Regionale composto da membri dei Vigili del Fuoco, ARPAB, Comune di Viggiano e INAIL che, secondo i magistrati avrebbero agito con “consapevole inerzia” in seguito allo sversamento, perché prima prescrissero controlli più frequenti ma poi non sanzionarono l’immobilismo di ENI.

Possiamo dire che ad aprile 2019 si apre l’ennesimo sciagurato capitolo sull’avventura petrolifera di questa sfortunata regione: siamo di fronte al disastro ambientale.

Massima fiducia nell’operato della magistratura con l’augurio che questa inchiesta possa ridare dignità a questa terra e a quei territori violentati.

Un ultimo pensiero lo vogliamo dedicare all’Ingegner Griffa che, prima di suicidarsi, aveva messo nero su bianco tutto quello che non andava nei serbatoi colabrodo del COVA di Viggiano sin dal 2012. Una morte che porta con sé innumerevoli misteri.

Un po’ come il capitolo “Lampi sull’ENI” del romanzo “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini, capitolo di cui oggi conosciamo solo il titolo.”

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