mercoledì, 28 Febbraio , 2024
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L’insostenibile ipocrisia sulla lunga mattanza israelo/palestinese…

Tutti stupiti per quanto sta accadendo in Israele, facendo finta -ipocritamente- che tutto sia iniziato ora. Con quella maledetta incursione di Hammas che ha aggiunto sangue innocente all’altrettanto sangue innocente versato dalla continua occupazione israeliana (nella ipocrita indifferenza generale) di territori palestinesi. Contrariamente alla propaganda guerrafondaia nostrana che si è subito messa in moto, è la stampa israeliana a ristabilire la verità (facendo fino in fondo il proprio mestiere). E leggiamo come Haaretz, che ha tra gli ostaggi un prioprio giornalista, abbia immediatamente attribuito la responsabilità del “disastro che si è abbattuto su Israele” all’attuale primo ministro Netanyahu (per altro incriminato in tre casi di corruzione) che ha assecondato politiche di espansione ed annessione di territori, ignorando l’esistenza e i diritti dei palestinesi. Senza valutarne le conseguenze. Non solo. Lo stesso Netanyahu (ricorda ancora lo stesso quotidiano) nel marzo 2019 affermava che “Chiunque voglia ostacolare l’istituzione di uno Stato palestinese deve sostenere il rafforzamento di Hamas ed il trasferimento di denaro ad Hamas. Questo fa parte della nostra strategia.” Una strategia cinica per indebolire la leadership moderata palestinese. Creando così questa bomba che ora gli è scoppiata in mano. Ora invece di intonare cori da tifoserie, come fatto vergognosamente, con la vicenda ucraina, andrebbero presi ad esempio i media israeliani e partire dai fatti e dagli antefatti. E i fatti dicono che non puoi immaginare di vivere a lungo e tranquillo con milioni di palestinesi tutti intorno a te che ti odiano, perchè repressi dalla culla alla tomba. Per decenni e decenni, in violazione di tutte le risoluzioni dell’ONU che ti condannavano. Non si può -come sta accadendo ancora una volta- ridurre la questiona banalmente tra “buoni” e “cattivi”, perchè la realtà è molto più complessa. Vale per l’Ucraina e a maggior ragione per Israele. E se la pace in Ucraina ci può essere -come si grida gonfiando il petto- solo se la Russia si ritira dai territori occupati, perchè questa equazione non viene evocata nella situazione odierna dove il ritiro dovrebbe farlo Israele? Ora, la priorità dovrebbe essere quello di controllare il desiderio di vendetta reciproco ed evitare che la mattanza continui. Anche se sarà difficile. La decisione di isolare un milione e mezzo di persone a Gaza, tagliando acqua, luce e cibo da parte di Israele è roba da Medioevo. E’ evidente, ancora una volta che, dopo decenni di guerra e lutti, chi vuole fermare questa guerra che oramai sembra destinata a debordare sempre più in una follia generale, deve assumere in primis la volontà di parlare la lingua della pace. Che è possibile solo con il rispetto dei diritti, della dignità e della sicurezza reciproca dei contendenti nelle varie situazioni. E con trattative, trattative, trattative.Perchè, come ripeteva Gino Strada: “Solo dei cervelli poco sviluppati, nel terzo millennio, possono pensare alla guerra come uno strumento accettabile per la risoluzione dei conflitti.” E, considerate le innumerevoli armi nucleari in circolazione, sempre per dirla con le parole del fondatore di Emergency “Se l’uomo non butterà fuori dalla storia la guerra, sarà la guerra che butterà fuori daòòa storia l’uomo“.
A seguire l’editoriale di Haaretz (uno dei principali giornali israeliani) di cui parlavamo prima:

      NETANYAHU È RESPONSABILE DI QUESTA GUERRA TRA ISRAELE E GAZA
“Il disastro che si è abbattuto su Israele durante la festività di Simchat Torah è chiaramente responsabilità di una persona: Benjamin Netanyahu. Il primo ministro, che si vantava della sua vasta esperienza politica e della sua insostituibile saggezza in materia di sicurezza, non è riuscito a identificare i pericoli verso i quali stava consapevolmente conducendo Israele quando ha istituito un governo di annessione ed esproprio, quando ha nominato Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir a posizioni chiave, abbracciando al tempo stesso una politica estera che ignorava apertamente l’esistenza e i diritti dei palestinesi.
Netanyahu cercherà certamente di sottrarsi alle proprie responsabilità e di addossare la colpa ai vertici dell’esercito, dell’intelligence militare e del servizio di sicurezza Shin Bet che, come i loro predecessori alla vigilia della guerra dello Yom Kippur, vedevano una bassa probabilità di guerra. Disprezzavano il nemico e le sue capacità militari offensive. Nei prossimi giorni e settimane, quando verranno alla luce le dimensioni delle forze di difesa israeliane e i fallimenti dell’intelligence, sorgerà sicuramente una richiesta giustificata di sostituirle e di fare il punto della situazione.
Tuttavia, il fallimento militare e dell’intelligence non assolve Netanyahu dalla sua responsabilità generale per la crisi, poiché è l’arbitro ultimo degli affari esteri e di sicurezza israeliani. Netanyahu non è un principiante in questo ruolo, come lo era Ehud Olmert nella seconda guerra del Libano. Né è ignorante in materia militare, come affermarono Golda Meir nel 1973 e Menachem Begin nel 1982.
Netanyahu ha anche plasmato la politica abbracciata dal “governo del cambiamento” di breve durata, guidato da Naftali Bennett e Yair Lapid: uno sforzo multidimensionale per schiacciare il movimento nazionale palestinese in entrambe le sue ali, a Gaza e in Cisgiordania, a un prezzo che sembra accettabile per l’opinione pubblica israeliana.
In passato, Netanyahu si presentava come un leader cauto che evitava le guerre e le molteplici vittime da parte di Israele. Dopo la sua vittoria nelle ultime elezioni, ha sostituito questa cautela con la politica di un “governo di piena destra”, con misure esplicite adottate per annettere la Cisgiordania , per effettuare la pulizia etnica in alcune parti dell’Area C definita da Oslo, inclusa le colline di Hebron e la valle del Giordano. Ciò include anche una massiccia espansione degli insediamenti e il rafforzamento della presenza ebraica sul Monte del Tempio, vicino alla Moschea di Al-Aqsa, oltre a vantarsi di un imminente accordo di pace con i sauditi dal quale i palestinesi non avrebbero ottenuto nulla. Come previsto, i segnali di uno scoppio delle ostilità sono iniziati in Cisgiordania, dove i palestinesi hanno iniziato a sentire il peso della mano dell’occupante israeliano. Sabato Hamas ha sfruttato l’occasione per lanciare il suo attacco a sorpresa.
Soprattutto, il pericolo che incombe su Israele negli ultimi anni è evidente. Un primo ministro incriminato per tre casi di corruzione non può occuparsi degli affari di Stato, poiché gli interessi nazionali saranno necessariamente subordinati all’evitare una possibile condanna e il carcere.
Questa è stata la ragione per la creazione di questa orribile coalizione e del colpo di stato giudiziario portato avanti da Netanyahu, nonché per l’indebolimento degli alti ufficiali dell’esercito e dei servizi segreti, che erano percepiti come oppositori politici. Il prezzo è stato pagato dalle vittime dell’invasione del Negev occidentale.”

 

 

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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