mercoledì, 28 Febbraio , 2024
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L’insostenibile arroganza israeliana contro le critiche alla strage in corso a Gaza.

L’attacco dell’ambasciatore d’Israele in Italia Alon Bar, con un post su X (l’ex Twitter) contro l’edizione appena conclusa di Sanremo per l’appello di qualche artista in gara a fermare il genocidio in corso a Gaza è solo l’ultimo arrogante episodio di chi si ritiene al di sopra di ogni norma internazionale e ad ogni critica. E pretende, pertanto, di stabilire anche cosa si debba fare o no, dire o meno, non solo all’ONU ma persino in un festival canoro. Ogni critica alla violenza in corso che sta radendo al suolo la striscia di Gaza e ha già provocato decine di migliaia di morti è considerata lesa maestà. La strage subita da Israele il 7 ottobre scorso ad opera di Hamas, con oltre mille morti e ostaggi che ancora aspettano di tornare a casa, è stata ampiamente condannata da tutti. Nettamente. Ma da allora, quella che il governo di Israele ha messo in campo come legittima risposta, è diventata tutt’altro che una azione mirata a colpire l’organizzazione responsabile dell’attacco e alla liberazione degli ostaggi. Oramai, appare sempre più evidente come quella strage subìta sia stata assurta dal governo israeliano come lasciapassare per la messa a ferro e fuoco dell’intera striscia di Gaza, ammazzare indiscriminatamente migliaia di donne e bambini, creare una massa enorme di sfollati che vengono spinti verso il confine egiziano con l’oramai palese intento di cacciarli via definitivamente. Una tragedia biblica. Una risposta assolutamente sproporzionata e in aperta violazione di tutte le norme internazionali. Con condanna esplicita dell’ONU, istituzione puntualmente attaccata violentemente da Israele che non ha mai -per altro- rispettato durante tutta la sua esistenza alle risoluzioni che la riguardano. Un comportamento che sta mettendo in difficoltà anche i suoi alleati più fedeli, USA in primis. Ma anche tutte le altre nazioni le cui pubbliche opinioni non possono più tollerare questa licenza di uccidere che il governo israeliano pretende di avere. Israele non sembra capire che quanto sta compiendo, oltre ad essere un insopportabile sterminio di innocenti, è un colossale autogol, un errore che ricade in primis su se stesso, sulla percezione che di esso ha l’opinione pubblica mondiale. Creando odio e rabbia nei suoi confronti che non è assolutamente antisemitismo come lo si vorrebbe spacciare, ma semplicemente una enorme indignazione verso il suo governo. Indignazione per altro forte anche tra gli stessi israeliani che continuano a manifestare contro Benjamin Netanyahu, considerando il suo operato inadeguato e pericoloso per la liberazione degli ostaggi. E allora chi non grida stop al genocidio in corzo a Gaza se ne rende complice. E Israele non può pretendere che ciò non avvenga. Bene dunque ha fatto Ghali a chiederlo esplicitamente dal palco dell’Ariston. Dando voce a milioni di italiani che la pensano allo stesso modo. Allo stesso pontefice che lo ripete inascoltato. Alon Bar se ne faccia una ragione, non è quell’appello di Ghali a “diffondere odio e provocazione“, ma la strage di innocenti e la distruzione in corso. E se la faccia anche Maurizio Gasparri per la maggioranza e Piero Fassino per l’opposizione,  oltre all’amministratore delegato della RAI Roberto Sergio che si sono subito affrettati a soddisfarer l’appello di Bar. Quella drammatica strage del 7 ottobre non può essere la foglia di fico per coprire e giustificarne un’altra -quella in corso- che è di una gravità esponenzialmente maggiore. STOP GENOCIDIO A GAZA. Subito. Dunque! E se i governi occidentali e le forze politiche non hanno ancora il coraggio di dirlo apertamente è un problema loro che non sono in grado di rappresentare il sentimento dei propri cittadini.

 

 

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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