HomePoliticaL'insofferenza dei Fratelli d'Italia per la libera stampa e la giustizia

L’insofferenza dei Fratelli d’Italia per la libera stampa e la giustizia

Gratta gratta e alla fine viene fuori la vera natura di chi pur vorrebbe dissimulare il suo brodo di coltura, ben integrato da quello acquisito nella lunga frequentazione del berlusconismo. E’ quello che è emerso con prepotenza in queste ore da parte del partito di Giorgia Meloni intorno alla vicenda della ministra Santanchè e del sottosegretario Del Mastro. Insofferenza verso le inchieste giornalistiche che sono il sale della democrazia e a cui bisognerebbe solo dare risposte. Contestandole nel merito, non certo accusando la stampa di fare il proprio mestiere: il cane da guardia del potere. Considerato che ve ne è tanta, persino troppa, compiacente.  E poi tanta insofferenza verso la magistratura, altro pilastro di controllo delle azioni più o meno lecite di noi cittadini e a maggior ragione di chi è chiamato ad esercitare con disciplina ed onore funzioni di governo. E qui il richiamo alla stagione berlusconiana è plastica. Con il rifiuto ad essere inquisiti e l’agitare dei manganelli contro chi osa farlo.

Come non ritenerle sinistramente minacciose per la libertà di stampa quelle parole pronunciate nel Parlamento da un ministro della Repubblica che in una sgangherata autodifesa, definisce  “sporche” e “schifose” le attività di inchiesta giornalistica che coinvolgono il suo nome? E come non vedere il ri-precipitare nella peggiore stagione belusconiana in quell’attacco frontale alla magistratura contenuto in una nota attribuita a Palazzo Chigi in cui si insinua che “una fascia della magistratura abbia scelto di svolgere un ruolo attivo di opposizione” e “abbia deciso così di inaugurare anzitempo la campagna elettorale per le elezioni europee”. Un triste dejà vu. Si vorrebbe che nessuno disturbasse i manovratori….nè i giornali e nemmeno i magistrati. E per questo già si minacciano provvedimenti contro la pubblicazione di notizie e contro la magistratura. Vedremo se si andrà verso il precipizio o se nel Paese emergeranno quegli anticorpi che ci auguriamo siano sedimentati in questi anni di democrazia…per quanto malata ed imperfetta.

E l’aggravante è che questi attacchi si basano su falsità. Ma quali atti secretati! Gli atti dell’indagine sulla Santanchè, per legge, non sono più segretati da febbraio, ovvero allo scadere del termine massimo di tre mesi in cui è possibile mantenere riservata l’iscrizione, anche di fronte a una richiesta dell’interessato. Sarebbe bastato fare un accesso in Procura negli ultimi cinque mesi. Perchè ha esibito in aula uno evidentemente fatto prima? Ma, a proposito di stampa, la notizia che la ministra fosse indagata, era stata già pubblicata il 3 novembre scorso da quattro quotidiani: il Fatto, il Corriere, il Giornale e Verità e affari. E mica l’avevano scoperto per una fuga di notizie, ma semplicemente leggendo gli atti della procedura pubblica di liquidazione giudiziale nei confronti di Visibilia. Precisamente, da una annotazione, lì contenuta, della Guardia di finanza che ipotizzava i reati di falso in bilancio e false comunicazioni sociali a carico degli amministratori, tra cui Santanché, per l’appunto. Il 5 luglio, la notizia è stata semplicemente rilanciata in prima pagina da Domani. Giusta la scusa sfruttata dalla ministra per gridare ad una imboscata della carta stampata, urlando che: “è fuori legge che si apprenda dai giornali di essere indagati curiosamente quando si è chiamati a riferire in Parlamento“. Fuori legge a chi?

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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