Quella colonna umana che a piedi, sull’autostrada, come un fiume, prosegue la sua strada incurante dei poliziotti che prova inutilmente a fermarla è un’altra delle immagini simbolo di questo esodo di massa che non ha precedenti e con cui l’Europa prova finalmente, sebbene a fatica, a fare seriamente i conti…

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Ci è voluto tempo, ma le scene di questi giorni dei cittadini austriaci e tedeschi che hanno aiutato in tutti i modi ed accolto queste donne, bambini e uomini in fuga…fanno ben sperare sulla pietas ritrovata di un nord europa che sembrava sin’ora chiuso nel suo fortino di paura e/o indifferenza….

E che aveva considerato sin’ora con sufficienza e distanza (come se non fosse anche affar loro) l’afflusso di migranti sulle coste italiane e di altri paesi che s’affacciano sul Mediterraneo…

Ci è voluto tempo ma la disponibilità ora manifestata dai diversi Stati ad  accogliere i rifugiati sebbene tardiva consente al nucleo storico di questa UE di recuperare la ragione primaria per cui si è avviato il percorso, dopo le macerie della 2^ guerra mondiale.

E come è successo in tutti i momenti topici del lungo percorso europeo non tutti gli Stati sono pronti a fare lo scatto in avanti che la situazione richiede per cui ci sarà chi proseguirà meritoriamente determinato su questo rinnovato recupero dello spirito originario, chi rimarrà qualche passo indietro.

Ma una cosa sarebbe però intollerabile e cioè consentire di rimanere nella UE chi pensa di fare  l’esatto opposto di quelli che sono i fondamentali dell’unione stessa.

E ci riferiamo a quei paesi dell’est che immemori del loro recente passato sono lì ad ergere muri quando proprio l’abbattimento di un muro li ha portati in questa Europa.

Altro che “accelerare” la costruzione del muro al confine con la Serbia, come sta facendo il premier ungherese Viktor Orban. Qui bisogna “accelerare” la funzionalità del cervello per capire il più in fretta possibile che non si è di fronte ad un fenomeno passeggero e che con esso bisogna fare i conti con strategie di breve e lungo periodo. Altro che pensare di scavare il fossato ed alzare il ponte levatoio….

Chi guardava con attenzione a ciò che accade lo sapeva già (lo ricordavamo anche noi in un pezzo precedente su questo blog), ma ora è anche l’Onu ad avvertire che questa è solo l’avanguardia degli oltre QUATTRO milioni di profughi pronti a partire e arrivare in Europa se la comunità internazionale non fornirà sostegno e aiuti ai tre Paesi confinanti con la Siria – e cioè Giordania, Libano e Turchia – dove ora vivono stipati alla meglio.

Per cui non si può che salutare positivamente la virata della Germania (con una Merkel giustamente orgogliosa della calorosa accoglienza dei suoi concittadini) che stanzia sei miliardi di euro per l’accoglienza dei migranti e che assieme alla Francia si prepara ad accettare circa metà dei 120 mila richiedenti asilo del nuovo schema di ricollocamenti che il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker proporrà dopodomani al Parlamento europeo. Persino l’euroscettico Cameron, certo con i soliti distinguo e a modo suo (con prelievo diretto dai campi siriani) si appresta dichiara che accoglierà 20 mila rifugiati.

E’ indubbiamente “un cambio di segno e di passo significativo” come ha rilevato (tra un vantarsi che l’art.18 non c’è più e un selfie alla Festa de l’Unità  e a  Maranello) dal premier Matteo Renzi. Ed è indubbiamente un processo su cui il nostro Paese è molto più avanti degli altri partner europei.

Ora bisognerà vedere come oltre alla proposta della ridistribuzione dei 120 mila verrà accolta anche l’altra che Juncker presenterà, ovvero quella di un meccanismo permanente di ripartizione per quote obbligatorie tra i vari Paesi della UE.

Occhi puntati dunque sul Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno Ue del 14 settembre e, sul probabile (nella stessa settimana) vertice straordinario dei leader.

Ma non sarà una passeggiata con il cosiddetto gruppo di Visegrad (Polonia,Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria) a far da frenatori con la sola eccezione della Polonia un pò più morbida.

Ma bisognerà battere questi rigurgiti di oscurantismo perché come ha detto (rivolto proprio a costoro) il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos: “Schengen è la conquista più grande dell’Ue, non è il problema. Se mettiamo in pratica tutti gli strumenti che prevede, l’Europa sarà più sicura e coerente e non avremo bisogno di barriere”.