HomePoliticaLegge elettorale. Stifano chiede di poter scegliere.Ma la ''schiforma'' va avanti

Legge elettorale. Stifano chiede di poter scegliere.Ma la ”schiforma” va avanti

I cittadini di buon senso, quelli che devono fare i conti con la disaffezione al voto, fino alla rinuncia, a restare nel dubbio o che votano di pancia…, vorrebbero poter scegliere con le preferenze i propri rappresentanti in Parlamento. E su questa linea è Nicola Stifano, con un recente passato in politica tra i pentastellati, ma che non ha perso la passione (e lo spiega nelle riflessioni che seguono) per la partecipazione alla vita della cosa pubblica. Richiesta legittima, ma che a Roma deve fare i conti con la logica dei numeri e con un governo Meloni deciso a portare una riforma per la continuità della governabilità, ma con tanti paradossi che cozzano con lo spirito della Costituzione. Vediamo come va a finire in Parlamento e poi, chissà, con una lettura attenta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e poi della Corte Costituzionale.

LEGGE ELETTORALE: GOVERNABILITÀ SÌ, MA I PARLAMENTARI LI SCELGANO I CITTADINI
C’è una cosa sulla quale, personalmente, faccio fatica a fare compromessi: chi viene eletto in Parlamento deve essere scelto dai cittadini.
La governabilità è importante. Un Paese ha bisogno di governi stabili, capaci di decidere e di portare avanti il proprio programma. Ma non possiamo pensare che, per garantire la governabilità, si debba ridurre la possibilità degli elettori di scegliere le persone che li rappresenteranno.
Altrimenti rischiamo di avere un Parlamento nel quale i cittadini scelgono il simbolo, ma sono soprattutto i partiti a decidere i nomi.
E allora mi chiedo: che senso ha parlare di preferenze se poi la preferenza dell’elettore non determina realmente chi viene eletto?
Per me la questione è molto semplice.
Se un candidato riceve più consensi personali di un altro, dovrebbe avere maggiori possibilità di rappresentare i cittadini. Non dovrebbe essere una graduatoria decisa a monte dalle segreterie dei partiti a stabilire chi entrerà in Parlamento.
Non è una battaglia contro i partiti. È, semmai, una battaglia per restituire ai partiti il loro ruolo naturale: proporre, organizzare, costruire una classe dirigente. Non sostituirsi alla volontà degli elettori.
Perché un parlamentare dovrebbe poter dire:
“Sono qui perché i cittadini mi hanno scelto.”
E non soltanto:
“Sono qui perché qualcuno mi ha messo in cima alla lista.”
La democrazia rappresentativa ha bisogno di governabilità, certo. Ma ha bisogno anche di partecipazione, rappresentanza e soprattutto di libertà di scelta.
Per questo, quando si discute di legge elettorale, secondo me dovremmo partire da una domanda molto semplice:
Vogliamo cittadini che scelgono davvero i propri rappresentanti o cittadini che si limitano a ratificare scelte fatte altrove? Io non ho dubbi sulla risposta.
La governabilità è necessaria. La sovranità popolare viene prima.
E i parlamentari, prima di tutto, dovrebbero essere scelti dagli elettori.

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