Le balle su RdC, non si trovano camerieri, dimissioni di massa…smontate dai dati INPS

E’ oramai diventata martellante la indecente campagna contro i percettori del reddito di cittadinanza, del fatto che imprenditori disperati che non riescono a trovare più camerieri (sempre per la stessa causa), nonché del fenomeno del rifiuto del posto fisso…tutti segnali di una narrazione che dipinge orde di fanulloni, che preferiscono stare sul divano ad oziare. Mentre quei bravi santi di imprenditori o presunti tali sono disperati che non trovano più nessuno, anche a volerlo pagare a peso d’oro (dice qualcuno).

E la tiritera continua, imperterrita, con dichiarazioni che vengono spesso da chi forse non ha mai lavorato in vita sua o che non ha mai sofferto l’indigenza. Ovviamente se vi sono dati che portano a smontare tale vulgata, utile anche a parlar male di chi quel reddito di cittadinanza ha fatto la propria bandiera e che in questi giorni viene additato come irresponsabile nemico degli interessi della Nazione, ci si guarda bene dal divulgarli come si dovrebbe. E farla finita una buona volta di raccontare balle su quelle misure che riguardano la povera gente.

Stiamo parlando delle 502 pagine del XXI Rapporto Inps intitolato “Conoscere il Paese per costruire il futuro” (https://www.inps.it/dati-ricerche-e-bilanci/rapporti-annuali/xxi-rapporto-annuale), presentato lunedì scorso, presso la Sala della Regina di Montecitorio, dal Presidente dell’INPS Pasquale Tridico che ha tenuto la Relazione annuale su tale documento annuale dell’Istituto.

Un documento che prende in esame, per il 2021, la situazione del Paese, con particolare attenzione alle più rilevanti prestazioni erogate dall’Istituto e alla dinamica dei contribuenti.

Esso, aiuta a sfatare alcuni miti che si sono costruiti nel dibattito pubblico con dati che fanno chiarezza su alcuni temi caldi.

E allora, secondo l’INPS, non è assolutamente vero che chi prende il reddito di cittadinanza è un fanullone che preferisce stare sul divano piuttosto che lavorare. I dati esposti, infatti,  dicono che (riferiti al 2019, ultimo periodo utile prima della pandemia) solo all’incirca il 30% dei fruitori è un soggetto “abile al lavoro“, dunque, non solo sono pochi rispetto alla platea dei percettori, ma hanno caratteristiche ben precise: ovvero negli ultimi tre anni hanno avuto uno stipendio inferiore alla media, decrescente anno dopo anno e con orario sempre più ridotto. Insomma, dei disperati che hanno chiesto il RdC per sopravvivere. I restanti percettori, sono computati tra disabili, minori, pensionati e persone che non hanno mai potuto lavorare. Di che parliamo allora?

C’è difficoltà a trovare camerieri e stagionali nel turismo? Certo, è vero, ma anche in questo caso il RdC non c’entra nulla, così come nemmeno la tiritera che non si vogliono fare più lavori faticosi e persino la richiesta di paghe più alte (che pur basterebbe a giustificare il fenomeno). Più semplicemente -spiega l’INPS, durante la pandemia i servizi (ristoranti, alberghi, ecc.) sono rimasti chiusi e molti per sopravvivere si sono dovuti riciclare in altre occupazioni. Le cifre parlano di un settore alloggio-ristorazione che dal 2019 al 2021 ha perso 161.000 unità,  il 9,1% dei dipendenti. E’ ovvio -ora che esso ha ripreso a pieno- a fronte dei tanti i cartelli di ricerca personale, vi sia una conseguente difficoltà a trovare professionalità idonee. O, basta prendere chi passa per la strada, senza professionalità alcuna?

E poi, per davvero c’è la Great Resignation, ovvero giovani che mollano il lavoro preferendo la libertà alla sicurezza? Per l’Inps è sicuramente una tesi “suggestiva” ma per nulla corrispondente alla realtà, trattandosi di un fenomeno (dimissioni/nuove occupazioni)  assolutamente “fisiologico” in un mercato del lavoro avanzato come il nostro. Ma tutti hanno necessità di uno stipendio, sempre. E normalmente -dice l’INPS- il 70-80% di chi fa questa scelta trova un nuovo lavoro senza problemi nel giro di 3 mesi e persino durante il 2020 (nella fase acuta della pandemia e chiusure annesse) il tasso di ricollocazione non è sceso mai sotto il 55-60%. Nessun fenomeno nuovo dunque.

E, infine, ma sono davvero troppi soldi che vengono destinati ad assistere i disoccupati? L’Inps sottolinea che in realtà il reddito di cittadinanza nel solo 2021 è costato 8 miliardi, a fronte di agevolazioni contributive per le aziende che sono costate circa 20 miliardi. E allora? Come mai la narrazione ufficiale ignora queste ultime cifre? Chi è che viene aiutato di più e si lamenta sempre, chiedendo sempre più soldi per se? I soldi dati a chi non ha lavoro e deve sopravvivere sono pochi e nel mirino, quelli (molto più sostanziosi) distribuiti alle imprese vanno in una zona d’ombra, grigia e nessuno ne parla.

Ma è questa la narrazione che deve passare, bisogna cancellare tutte quelle misure che sì è osato finanziare da parte di chi le aveva proposte agli elettori ed era stato votato proprio per realizzarle. Pensate  che stranezza. Ma bisogna normalizzare. Anche contro i dati….basta tenerli nascosti.

 

 

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