E dopo il comunicato congiunto dell’intera giunta regionale -assessore alla sanità incluso- con cui si respingevano (https://giornalemio.it/politica/covid-sondaggio-sul-gradimento-dei-presidenti-di-regione-zaia-in-testa-bardi-in-coda/) i giudizi definiti “ingenerosi e strumentali” che hanno accompagnato la pubblicazione del sondaggio SWG sul gradimento dei lucani sull’operato del Presidente Bardi in merito alla gestione dell’emergenza covid (ultimo nella graduatoria con un modesto 29%), torna alla carica -in difesa del generale- l’assessore Leone, evidentemente conscio della sua pesante corresponsabilità nella percepita inefficiente gestione della pandemia da parte dei cittadini della nostra regione. Cosa che si toccava con mano e che la SWG ha solo certificato.

Evidenza che però Leone non accetta e nel comunicato che ha diffuso e che pubblichiamo integralmente a seguire, si lancia in una lunga e imbarazzante esegesi delle qualità di Vito Bardi. Non è solo una difesa, ma un vero e proprio atto d’amore.

Ed ecco che (mutuando Grillo) definirlo “figura più elevata“, ma ancor di più come “un giovane di 70 anni, elegante e dal fascino antico, austero” e pertanto anche stacanovista “che sovraintende con scrupolo maniacale agli interessi della cosa pubblica”. Come hanno fatto a non accorgersene questi screanzati e ingrati lucani è incomprensibile agli occhi del nostro.

E com’è che non lo hanno notato nel mentre si aggirava ogni giorno per vie piazze, ospedali e campagne della nostra terra? A no? Pardon! Perchè, ce lo descrive sempre il Leone: “Vito Bardi non è un uomo di mondo” (…Totò non avrebbe potuto metterci lingua), anzi apprendiamo che lui ha addirittura anticipato la tecnica comunicativa di SuperMarioDraghi: “il suo essere è in larghissima misura il non apparire.” Capito?

Perchè -e qui Totò ci azzecca assai- signori si nasce e lui modestamente (ci informa sempre il nostro Leone) lo fu e -infatti- con: “la sua proverbiale signorilità rifugge dal gratuito scambio di offese che ogni giorno gli vengono proposte”. Ma com’è buono lui…direbbe Fantozzi!

Ed è proprio per questo suo gentil essere che sarebbe diventato un “bersaglio mobile“. Si proprio come nel Rigoletto dove “La donna è mobile/Qual piuma al vento/Muta d’accento/E di pensiero…”.

E tutto questo perché, dipinge (e non è un eufemismo) Leone “Qualcuno aveva timore che l’attuale governo non volesse cambiare il colore alla cornice ma ritingere per intero il quadro.” Questa è poesia ragazzi! Qui ci si libra alto, si sopravvola sulle miserie altrui e “l’ostentato disprezzo di qualcuno contro chi governa“.

E allora nel leggere la nota dell’assessore, noi lo abbiamo immaginato come il protagonista di una vecchia canzone degli Stormy Six (per chi non la conoscesse la riproponiamo qui sotto), che guarda caso si chiama proprio Leone ed è pendolare per lavoro: “Alle sette di mattina sulla strada provinciale già pensando al suo lavoro di assessore regionale, uno sguardo qua e la alle donne di ventura, ma Leone non ha paura tentazioni non ne ha…..Leone Leone noi siamo tutte qui per te……”

Dunque proprio come il nostro Leone che nella sua pendolarità Policoro-Potenza e ritorno (invece di pensare alle piccanti distrazioni del protagonista canoro) pensa, decanta e scrive -invece- queste belle parole d’amore nei confronti del suo “elevato” presidente.  Parole che mandano in soffitta quelle d’uso odierne (vaccini, Usca, tamponi, Asm, Asp, zone gialle rosse e arancioni…..). Leggete, leggete…..libratevi anche voi!

Leone: “Allontaniamo le bugie dal mercato delle idee”

 “L’ultimo sondaggio della SVG sul gradimento manifestato dai cittadini di molte regioni d’Italia per i propri presidenti ha dato il fiato ad una nuova, ennesima campagna denigratoria contro questo governo regionale e contro il proprio presidente. Non tutti i giornali, sia inteso, ma alcune testate giornalistiche, quelle più interessate affinché l’operato di questo governo venga il più possibile rallentato e la figura più rappresentativa di esso, ovvero il suo presidente, venga il più possibile impoverita”.

Questo governo – prosegue l’assessore Rocco Leone – si è insediato due anni fa con una vittoria storica. Per cinquant’anni questa regione è stata governata da una coalizione di centro-sinistra, meglio dire per quasi venticinque anni, e poi da una coalizione sinistra-centro negli altri venticinque anni. Negli ultimi anni, prima della vittoria della coalizione di centro-destra, sarebbe più giusto parlare, da un punto di vista politico, di un vero e proprio partito-regione.

Fin dall’inizio questo governo, attraverso la propria figura più elevata, ossia il presidente Bardi, con lucidità e lungimiranza si era posto pochi e trasparenti obiettivi: riordinare la macchina burocratica-amministrativa della Regione; riorganizzare la sanità, allontanandola dalla deriva clientelare in cui versava e facendo proprio l’auspicio più volte segnalato dalla Ragioneria Generale dello Stato: “si rende necessario la definizione di un sistema di regole al fine di realizzare una gestione della funzione sanitaria che sia capace di coniugare le istanze dei cittadini in termini di bisogni sanitari con il rispetto dei vincoli di bilancio programmati”; dare vigore allo sviluppo delle piccole, medie e grandi attività imprenditoriali quale volano per la crescita economica; lavorare per la salvaguardia del patrimonio ambientale, in una regione soggetta a sfruttamento controllato di energia fossile.”

Con tali prospettive – va avanti l’esponente della giunta regionale – era iniziato un percorso virtuoso di governo fino a quando il 31 gennaio 2020 con una delibera del Consiglio dei Ministri veniva dichiarato lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.

Si entrava in era Covid-19 e i piani del nostro governo regionale venivano parzialmente stravolti per fare posto alla gestione di un’emergenza storica nella sua vastità e gravità dalla quale non siamo ancora usciti.

Invero, fin da subito i presupposti della nostra azione di governo avevano cominciato a far masticare male taluni personaggi e gruppi d’interesse delle opposizioni.

Si capiva che volevamo puntare in alto e si avvertiva che ci sarebbero state tensioni, per cui soprattutto i cosiddetti esponenti del partito-regione da ovest verso est passando per Potenza affilavano le armi, cercavano di incarognire il clima e con certosina sapienza alimentavano la propaganda contro le persone, prima che contro le idee, con un profluvio di bugie che inondavano il mercato delle idee.

Qualcuno aveva timore che l’attuale governo non volesse cambiare il colore alla cornice ma ritingere per intero il quadro. Montava una strategia politica avallata da qualche testata giornalistica a cui non interessano i fatti o le idee, ma le insinuazioni, i formalismi, i cavilli, che diventano occasioni per attaccare le persone.

I tentativi di abbattimento di questo governo e del suo presidente sono stati vani fino allo scoppio della pandemia, poiché il popolo lucano era esausto di taluni personaggi e di certa politica, ma con l’incedere della pandemia, con tutte le oggettive difficoltà che si profilavano, la propaganda del partito-regione ha preso fiato riesumando predicatori via web nell’area ovest della regione e scrittori di quotidiani malvezzi nella città di Matera a cui le solite testate giornalistiche hanno dato e continuano a dare risalto.

Il bersaglio principale è diventato Vito Bardi, e pur non avendo recitato alcun atto scenografico di presenzialismo, egli è diventato bersaglio mobile.

È il caso di rimarcare che Vito Bardi è un giovane di 70 anni, elegante e dal fascino antico, austero, come lo è chi ripudia la necessità del superfluo. Profondamente disinteressato per parte propria, ma appassionato alla Basilicata e al popolo lucano e sovrintende con maniacale scrupolo agli interessi della cosa pubblica.

Vito Bardi non è un uomo di mondo come in genere sono i politici, esemplare l’ex presidente di questa regione, che con le loro metafore populistiche e i loro luoghi comuni sanno apparire, vogliono apparire prima ancora di essere, Bardi è il contrario, il suo essere è in larghissima misura il non apparire.”

Dimostrazione evidente – aggiunge – è il fatto che con la sua proverbiale signorilità rifugge dal gratuito scambio di offese che ogni giorno gli vengono proposte; ma proprio per questo è necessario che la buona politica, la libera stampa, le associazioni di categoria e di volontariato, il mondo della scuola e dell’istruzione in genere si adoperino per allontanare le bugie e le ingiurie dal dibattito politico, dal mercato delle idee, affinché l’ostentato disprezzo di qualcuno contro chi governa non dia origine, in questa regione, a un costume e a una mentalità. Presidente insieme ce la faremo”.