E tu, chissà dove sei anima fragile…..” canta il grande Blasco. Ma -come lui- sono tantissimi i cantanti, cantautori e gruppi italiani che da sempre la invocano e la blandiscono quest’anima . Roba da canzonette verrebbe da dire….

Sino a quando, questa mattina, passando dall’edicola abbiamo visto a caratteri cubitali che anche Zingaretti si è messo alla ricerca dell’anima, quella che il governo Conte -di cui fa parte- non avrebbe!

Infatti, la Repubblica oggi titola a tutta pagina “Il governo trovi l’anima” quale sintesi della intervista al segretario dem riportata nelle pagine interne.

Le testuali parole del Zinga riportate come incipit della sua chiacchierata concessa a Goffredo De Marchis sono, infatti: “La manovra finanziaria ha un’anima. Il governo ancora no. E se non la trova rischia.”

Insomma, starebbe tutto qui il problema. Sembrerebbe che nella tre giorni bolognesi del PD, oltre a cercare di scrivere il canovaccio di  “Tutta un’altra storia“, rispetto a quella ingloriosa del proprio recente passato, si sia dato vita anche a qualche seduta spiritica, intorno ad un tavolo a tre piedi, per evocare “l’anima” del ConteBis, che non c’è.

Ma non è proprio un’idea originale! Il Zinca, infatti, va ad aggiungersi -buon ultimo,  ad una ricca schiera di novelli Indiana Jones, cercatori dell’anima perduta che questo governo sembra… debba obbligatoriamente avere.

Agli inizi di novembre, infatti, ben due editoriali su Repubblica (uno di Ezio Mauro e l’altro di Stefano Folli) rinnovavano questo j’accuse. Uno con il titolo “L’agonia di un’alleanza senz’anima” e l’altro “Un governo senza più anima”.

Ma, ancora qualche tempo prima, l’accusa a questo governo di “non avere un’anima” era stata lanciata nel corso di una trasmissione di “Otto e mezzo” su la La7, da parte di Massimo Gramellini e Alessandro De Angelis.

Ora, senza scomodare l’incommensurabile disputa circa la sua esistenza, forma, sostanza e destinazione….nasce spontanea una domanda: ma davvero un governo deve esserne proprio dotato dell’anima? E se non ce l’ha, “rischia” come sentenzia Zingaretti?

Ma non è sufficiente che un governo -per fare bene il suo mestiere- abbia banalmente un serio programma? E una maggioranza in Parlamento?  Due cose che -fino a prova contraria-  il Conte 2 ci sembra abbia?

Certo, il programma è un po’ vago (magari andrebbe circoscritto e definito meglio con qualche riunione in più meno urlata). Così come la maggioranza che non ha certo una litigiosità superiore ai tanti governi che lo hanno preceduto.

Persino una maggioranza che, se (s)parlasse di meno e facesse di più, magari potrebbe addirittura capitalizzare ciò che sta facendo in poco più di due mesi dal suo insediamento. Che a vederlo non è poco, considerato ciò che passa il convento.

Ha riappacificato il Paese con la Unione europea, ha riportato sotto controllo il tanto temuto spread, ha tagliato 345 parlamentari, ha in cantiere una finanziaria con cui si evita l’aumento dell’Iva, si taglia un po’ il cuneo fiscale, oltre ad un pacchetto di misure per combattere l’evasione fiscale e ripulire l’ambiente (cose mai viste prima).

Certo che se non ci fosse chi disfa il giorno dopo, ciò che si è deciso il giorno prima insieme nel consiglio dei ministri, andrebbe meglio. Certo che se tutti volessero per davvero la lotta all’evasione allo stesso modo (cosa palesemente non scontata) tutto sarebbe più semplice per il governo è più chiaro ai cittadini.

Ma qui stiamo parlando di una questione tutta politica. Altro che anima.

Che ha a che fare con la miopia degli attori in campo che non sono in grado di far prevalere l’interesse generale su quello personale o di fazione. Che non comprendono che fare bene nell’interesse generale, senza cagnara, farebbe bene anche all’interesse dei singoli partiti che compongono il governo.

E’ persino banale (ma sembra davvero difficile) capire che se il governo fa bene e se la sua azione è fatta percepire positivamente ai cittadini, a guadagnarci saranno alla fine tutti.

Contrariamente, se anche si facessero cose buone ma il fumo delle polemiche prevalesse all’orizzonte, a guadagnarci sarebbero solo coloro che non aspettano altro che fare il funerale al Contebis e ai suoi azionisti.

Quindi -per carità- la si smetta di cercare pretestuosamente in questo governo un’anima che non ha e che è un requisito che non è mai stato richiesto a nessun governo precedente. Non ricordiamo sia mai stata avanzata richiesta rispetto all’anima del Conte1 e prima ancora di quello di Gentiloni, Renzi, Letta, Berlusconi, Dini, D’Alema, Monti, Prodi….per non parlare dei tantissimi declinati nella Prima Repubblica. O li si vedeva ad occhio nudo?

Per molti di questi governi “l’animaccia” -in verità- è stata molto presente, sicuramente nelle imprecazioni contro le loro politiche da parte di chi ne è stato danneggiato.

E allora, chi ha il compito di governare questo Paese, la smetta di accodarsi a questa ridicola ricerca esoterica e si concentri di più sul fare e a fare le persone serie. A ricercare forme e modi per recuperare una propria credibilità politica che è la vera grande assente di questa triste stagione ed essa stessa causa di questi balletti indecenti all’interno della maggioranza di governo.

Una credibilità che servirebbe a provare ad immettersi (senza essere rigettati) nei nutriti banchi di sardine che stanno riempendo le piazze, assumendosi loro -piccole e anonime, quant’anche sempre più numerose- l’onere di alimentare una speranza (che tutto non è perso) che al momento non c’è.

Altrimenti il rischio è di fare la fine del “blasfemo” di De Andrè che dall’aldilà fa sapere che: “Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte. Mi cercarono l’anima a forza di botte…..”, dove per guardie è da leggere elettori e come botte, voti contro.