HomePoliticaLamacchia: Marco Pannela fu genio corsaro ma…

Lamacchia: Marco Pannela fu genio corsaro ma…

E qui Donato Lamacchia, ex militante del Pci, non nasconde il suo giudizio con pollice verso su quello che ha fatto, rappresentato e lasciato il leader del Partito radicale, a 10 anni dalla scomparsa. Alcune battaglie condivise, altri meno e un interessante parallelo con un intellettuale che oltre alla ‘’P’’ del cognome, Pier Paolo Pasolini. Entrambi ‘’corsari’’ .Personalità che non si sarebbero mai potute “ingabbiare” in una struttura; personalità che mai avrebbero potuto sottostare alle logiche di un’organizzazione, subirne diktat o prerogative. E proprio per questo se ne parla ancora da accettare così come sono, in toto o in parte. La loro storia è lì. Buona lettura. E del resto c’è tanto da cui ispirarsi. A cominciare dalla voglia di lottare, con tutte le conseguenze che la cosa comporta.

Marco Pannella: genio corsaro e narcisismo politico
Oggi ricorre l’anniversario della morte di Marco Pannella. Sono molti gli articoli dedicati alla sua figura di personaggio multiforme, invadente, emblematico. Segnalo in particolare un articolo riproposto oggi dall’Unità, scritto da Adriano Sofri proprio dieci anni fa, al momento della sua scomparsa.
È un affresco davvero incisivo e ammirevole, sia per lo stile di scrittura sia per la capacità di cogliere sfumature e aspetti intimi del carattere del personaggio. Può, a buon diritto, essere segnalato come esempio di giornalismo di alto livello.
Mi ha colpito il paragone tra Pannella e Pasolini. È vero: c’è qualcosa che accomuna i due personaggi, l’essere “corsari”, come avrebbe detto lo stesso Pasolini. Personalità che non si sarebbero mai potute “ingabbiare” in una struttura; personalità che mai avrebbero potuto sottostare alle logiche di un’organizzazione, subirne diktat o prerogative.
Ecco dunque, a mio modesto parere, il tratto più significativo del personaggio Pannella: lo sconfinato ego, il narcisismo sfrenato. Un male, secondo me. Un male che è stato insieme causa di sfortuna e di fortuna del Partito Radicale. Il narcisismo portato all’estremo finisce nel patologico e, trasformato in politica, diventa distruttivo. Ne abbiamo altri esempi: Bertinotti, Renzi, Berlusconi. Meloni?
Una patologia che, come tutte le patologie psichiche, contiene quel nucleo impulsivo di genialità. Pasolini nella poesia, Pannella nella politica. Così dice Sofri, e io condivido. Dirò di più: credo che possa valere anche un altro confronto, quello con D’Annunzio, che fu insieme poeta — in alcuni casi grandissimo — e politico: un disastro! Grande, anzi grandissimo, narcisista.

Per ragioni anagrafiche mi sono trovato a percorrere un tratto di vita coinciso con la vita politica e con le battaglie per i diritti civili di Pannella e del suo partito personale, il Partito Radicale. Basta ricordare il referendum sul divorzio, quello sull’aborto, le battaglie a favore dell’uso delle droghe leggere, quelle per carceri più umane, contro il finanziamento pubblico dei partiti. Per citare le più vistose.
Tranne quella sul finanziamento pubblico dei partiti, le ho condivise tutte. Da giovane iscritto alla FGCI, nel mio piccolo, ho partecipato a quelle battaglie. Le condividevo, pur con una visione non escludente verso le altre battaglie legate alla natura di classe che il PCI rivendicava. Partivo dalla considerazione che le persone non sono legate alla vita sociale solo da un ruolo lavorativo o socio-economico. Ogni persona è un “lavoratore”, ma è anche portatrice di diritti civili. Uno può essere operaio, impiegato, artigiano o professionista, ma è anche marito, moglie, desideroso di farsi una canna, se vuole, o può avere problemi con la giustizia. Perché, quindi, separare le due cose: lavoro e diritti civili?

Pannella caratterizzò quelle battaglie a modo suo: si inventò lo sciopero della fame, si fece arrestare in flagranza di reato fumando uno spinello davanti alle televisioni. Sempre in doppiopetto, ma contro il “Palazzo”, parola da lui coniata, o comunque immessa nel linguaggio politico.
Non mi piaceva. Apprezzavo, come detto, alcune — molte — sue battaglie, ma mi era decisamente antipatico. Nel suo abbracciare il liberismo non nascondeva, secondo me, il carattere anticomunista e interclassista della sua ideologia. Odiavo quella sua onnipresenza sui media, con l’eterna sigaretta fumante, emblema del suo ego sconfinato e distruttivo anche delle giuste battaglie. Battaglie perseguite, peraltro, con non poca ipocrisia.
Ricordo quella sul finanziamento pubblico ai partiti. Da un lato egli rivendicava la cessazione del provvedimento; dall’altro non mancava di reclamare per il suo PR finanziamenti trasversali, come quelli per Radio Radicale, o l’uso dubbio dei finanziamenti alle iniziative Pro Africa, quando…
E che dire della sfacciata adesione al sostegno dell’America, da lui amata, a Israele? Oggi ne possiamo cogliere pienamente la tristezza e l’errore politico. Ricordo con tristezza e rabbia l’invito a non recarsi alle urne al referendum sul taglio della scala mobile voluta da Craxi. Lui, protagonista di “lenzuolate” di referendum!
Insomma: genio sì, ma, se mi è concesso, negativo!

RELATED ARTICLES

Rispondi

I più letti