HomePoliticaLa sindacatura Nicoletti: dall’anatra zoppa verso l’amministrazione civica partecipata?

La sindacatura Nicoletti: dall’anatra zoppa verso l’amministrazione civica partecipata?

Lo dico subito: la partecipazione attiva è la lente attraverso cui leggere la tenuta amministrativa cittadina che muove i primi passi. Per me è soprattutto una “questione di metodo”: a chi ci si affida per trasformare concretamente le condizioni socio-economiche del territorio materano e attivare finalmente quelle relazioni produttive capaci di costruire una soglia demografica, territoriale, socioeconomica e ambientale, per superare isolamento e marginalità?

La mia è una cultura di parte, che richiama uguaglianza sociale, giustizia, progressismo, laicità e difesa dei diritti umani. Valori che si riflettono nelle politiche sociali, economiche, culturali e nelle relazioni internazionali, con l’obiettivo di trasformare le istituzioni da “sabaude” a collaborative: co-programmanti e co-progettanti.

È difficile superare la facile retorica della “partecipazione” e attuare invece un ribaltamento dello sguardo: l’intera comunità materana deve farsi carico del proprio destino. Non più élite chiuse nei centri di potere che decidono per tutti, ma un interesse generale interpretato da tutte le forze vive della città – sociali, economiche, culturali, ambientaliste – capaci di organizzare le potenzialità del territorio. È un impegno titanico, forse improbabile, ma ineludibile: tutti i tentativi degli ultimi trent’anni sono naufragati proprio per indeterminatezza e inadeguatezza.

La città oggi vive una condizione di isolamento e marginalità. La bolla demografica nata dall’immigrazione interna si è esaurita; i paesi si sono spopolati; la proprietà agricola è stata assorbita da aree vicine; i pochi settori industriali sono in declino; la cultura è stata svilita da provincialismo ed esperimenti falliti: biblioteche abbandonate, case della salute mai decollate, patrimonio inutilizzato o alienato.

Questa crisi non è solo materiale, ma anche politica. Le élite hanno gestito la città come fortino privato, alimentando distacco e sfiducia. La retorica partecipativa ha mascherato decisioni calate dall’alto, senza reale coinvolgimento della comunità. È necessario ribaltare lo sguardo: l’interesse collettivo deve nascere dall’ascolto e dall’impegno condiviso.

Non so se, in questa pausa vacanziera, l’anatra zoppa con cui si destreggiava il Sindaco Nicoletti si sia rimessa saldamente sulle due zampe. Il rischio di ulteriori azzoppamenti è sempre in agguato. Ma scommettere su un esperimento di amministrazione civica partecipata potrebbe chiarire e distinguere politica e amministrazione, conflitti e cooperazione, superando la logora rappresentazione di Peppone e Don Camillo. Le prossime settimane saranno decisive.

Rigenerazione economica e sociale

La Basilicata vive una crisi strutturale che si riflette con forza su Matera. La desertificazione commerciale ha cancellato migliaia di negozi, l’industria è in calo, lo spopolamento continua, i redditi stagnano. La monocoltura turistica rischia di trasformare Matera in vetrina per visitatori, ma ostile a chi vi abita: affitti alti, servizi insufficienti, precarietà diffusa.

Per invertire la rotta servono politiche di rigenerazione economica fondate su tre assi principali:

  1. Ricostruire filiere locali (agricoltura di qualità, artigianato, manifattura creativa).
  2. Diversificare l’economia (turismo sì, ma insieme a industria verde, servizi culturali stabili, start up tecnologiche radicate sul territorio).
  3. Investire nella transizione ecologica (energie rinnovabili, comunità energetiche, turismo lento, forestazione, agricoltura rigenerativa).

Queste leve devono poggiare su strumenti concreti: microcredito, banche di sviluppo locali, fiscalità equa che colpisca i giganti dell’e-commerce e sostenga le reti territoriali, infrastrutture sociali e digitali nelle aree interne.

La rigenerazione non è solo economica, ma sociale: recuperare spazi pubblici, restituire vitalità a biblioteche e quartieri, trasformare l’abbandono in luoghi di comunità.

Una nuova democrazia locale

Nessun progetto economico potrà funzionare senza un nuovo patto democratico. La crisi della rappresentanza, l’astensionismo crescente e la riduzione della partecipazione hanno creato una democrazia limitata, dove pochi decidono per molti.

Occorre rilanciare la democrazia degli abitanti con alcuni principi fondamentali:

  • Universalità: chi vive e lavora in un territorio deve poter partecipare, indipendentemente dallo status formale.
  • Pluralità della partecipazione: bilanci partecipativi, trasparenza, patti di collaborazione, laboratori urbani, case di comunità.
  • Rafforzamento delle istituzioni rappresentative: ridare centralità ai consigli comunali e provinciali, contrastando l’accentramento negli esecutivi.
  • Risorse e tutele: senza fondi e regole certe, la partecipazione resta retorica.
  • Coordinamento: le diverse esperienze devono rafforzarsi a vicenda, non competere.
  • Valorizzazione del conflitto: i movimenti e le forme di auto-organizzazione civica devono avere spazio per proporre alternative e spingere le istituzioni al cambiamento.

Questi principi possono tradursi in un Laboratorio urbano permanente, dove istituzioni, imprese e cittadini progettano insieme lo sviluppo della città. I fondi europei e nazionali (PNRR, politiche di coesione) offrono un’occasione per lanciare una politica nazionale della partecipazione che garantisca questo diritto.

Conclusione

Il futuro di Matera e della Basilicata dipende dalla capacità di unire rigenerazione economica e democrazia partecipativa. La partecipazionattiva non è un accessorio, ma lo strumento per trasformare la crisi in opportunità, trattenere valore, ridurre le diseguaglianze e offrire alle nuove generazioni una ragione per restare.

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