La sanità lucana non ha mai conosciuto in verità una vera tranquillità per tutte le vicende che l’hanno segnata da molto tempo, eppure in questi ultimi giorni è soggetta ad un stress che certamente non meritava, specie dopo quello ricevuto dalla gestione del coronavirus e la relativa defatigante corsa ad adeguarsi ad un nemico sconosciuto per tutti.

Trattasi della polemiche intorno ad una riforma riorganizzativa annunciata, abbozzata e non accettata da larga parte di chi la commenta dal di dentro e dal di fuori dell’ambiente sanitario, fortemente sospettata di volontà di accentramento a Potenza con il risveglio di mai sopite polemiche circa la marginalità volutamente perseguita nei confronti dell’Ospedale di Matera in particolare (che sarebbe davvero scellerata se vera).

A ciò si aggiunge la decisione della Giunta regionale, nella seduta svoltasi ieri nel pomeriggio, in cui ha approvato una delibera con la quale si è preso atto della sentenza del Tar ed ha dichiarato decaduto l’odiato  direttore generale dell’Azienda Ospedaliera San Carlo, Massimo Barresi (scelto scorrettamente in zona Cesarini dall’allora presidente facente funzioni Franconi).

Una decisione che i nuovi inquilini del Palazzo di Via Verrastro avrebbero voluto-potuto adottare sin dall’inizio del loro mandato ma che non hanno mai avuto il coraggio di farlo ed hanno atteso ora l’assist della magistratura, ritrovandosi ora nel pieno di una emergenza e con la probabile prossima nomina un commissario (si parla di un interno scelto per anzianità nel San Carlo stesso).

Ogni tanto si legge di commenti a sfavore del Ministro della Salute, nostro conterraneo, Roberto Speranza il quale non avrebbe titoli e competenze per rivestire quel ruolo, come se per ricoprire quell’incarico bisogna essere per forza medico. Cosa assolutamente incongrua in quanto il ruolo politico si sa che è altro ed è quello di una visione più completa e che certamente per le sue valutazioni e decisioni si può avvalere a monte anche degli specialisti. E che abbia svolto bene il suo ruolo, insieme alla compagine di governo con cui si è trovato a gestire questa straordinaria tegola che è capitata in testa, è cronaca. Con i riconoscimenti che sono piovuti da ogni angolo del mondo. Ora dopo la desecretazione dei verbali del CTS, tutti (dopo essersi scoperti allenatori, virologi e quant’altro) giocano a fare “i ministri” o “i presidenti del consiglio” a posteriori. E ovviamente avrebbero fatto meglio. Ma anche in questo caso è evidente che le scelte compiute a livello nazionale (pur basandosi anche su quanto scritto dal CTS) sono state fatte in base ad una sacrosanta valutazione di precauzione (che non è mai abbastanza in questi casi)  sull’onda di una crescita del contagio che sembrava non controllabile con misure parziali.

Tornando a noi. Qui abbiamo il medico, il competente, a ricoprire il ruolo di assessore alla sanità e non sappiamo se sia meglio  o sia peggio per affrontare una materia che richiede una visione a 360 gradi e  quella di una angolazione parziale.

Vedremo a cose fatte. E noi ci auguriamo che vada tutto per il meglio. Nel frattempo sarebbe opportuno che si partisse dal rafforzamento della sanità sul territorio, unica vera garanzia -come l’esperienza covid19 ci ha insegnato- di filtro efficace per gestire la salute dei cittadini.

Ospedali periferici e altre realtà ambulatoriali comunali in cui soddisfare tutta la medicina di prossimità e preventiva, rafforzamento del servizio di pronto soccorso con potenziamento dell’elisoccorso anche notturno che possa raggiungere ogni comune della regione, qualificazione e potenziamento in primis dei due nosocomi principali della regione (Matera e Potenza) eliminando ogni sospetto di campanilismo davvero fuori luogo, mentre per gli altri bisognerebbe definire mission definite. C’è poi l’oncologico di Rionero che dovrebbe poter tornare ad essere un fiore all’occhiello di questa regione.

E’ evidente che affermare ciò ha un senso se le risorse poi le si programma in tale direzione in termini di investimenti in capitale umano e tecnologico, oltre che strutturale.

Nel frattempo registriamo alcune note  sul tema.

Quella dell’assessore Leone che esprime soddisfazione sul finanziamento deciso con delibera approvata nella seduta odierna di giunta regionale per l’Ospedale di Lagonegro:

Ancora una volta il governo regionale guidato da Vito Bardi è passato dalle parole ai fatti mettendo la parola fine su un’annosa vicenda come quella del nuovo Ospedale di Lagonegro. La scelta adottata dalla Giunta di investire sul sito attualmente esistente piuttosto che su un’opera totalmente nuova, risponde a due precisi criteri che riguardano l’efficacia e l’efficienza della spesa pubblica mettendo al centro l’interesse generale della comunità. Investire risorse pari a circa 76 milioni di euro nello stesso sito, mettendo da parte l’idea di una nuova struttura, ci consentirà, inoltre, di procedere più velocemente nella realizzazione dell’opera senza interrompere gli attuali servizi. Con quest’opera – conclude Leone – rafforziamo ulteriormente il sistema sanitario regionale riequilibrando territorialmente i servizi e dando una risposta rapida e concreta alle aspettative dei cittadini dell’area”.

Quella del Consigliere comunale di Matera Carmine Alba sull’Ospedale di MATERA:

“La salute è un diritto fondamentale. Basta con gli slogan, pensiamo prima alle persone”

“Da alcune settimane si è accesa la discussione sulla volontà della Giunta regionale lucana di mettere mano all’organizzazione sanitaria attraverso una nuova legge di riordino. Sulla questione è intervenuto il consigliere comunale di Matera del Gruppo Matera Cultura Carmine Alba.
“L’iniziativa della maggioranza di centrodestra alla Regione parte con i presupposti sbagliati. Infatti, in mancanza di una seria analisi della situazione in cui versa la sanità in Basilicata, si vuol partire dall’organizzazione anziché dai bisogni di prevenzione, diagnostici e assistenziali dei cittadini.
La paventata suddivisione dei compiti tra due Aziende, una di committenza e l’altra di produzione, rischierebbe di concentrare sul capoluogo di regione i servizi di qualità a discapito degli altri ospedali sul territorio. In questo modo ne deriverebbe una accentuazione della già alta migrazione sanitaria verso la Puglia, la Campania, le regioni limitrofe e quelle del nord.
In questo contesto tutti gli sforzi fatti negli anni dal governo regionale dell’epoca, finalizzati a potenziare gli ospedali di confine, Matera in primis, verrebbero vanificati.
Il Madonna delle Grazie fu costruito a tempo di record circa vent’anni fa, come anche il servizio 118 con elisoccorso, proprio per offrire all’intero comprensorio murgiano appulo lucano servizi di eccellenza medica ed assistenziali, funzioni ben esercitate e unanimemente riconosciute fino a poco tempo fa, tanto da registrare una consistente riduzione della migrazione sanitaria ed un aumento della mobilità attiva.
Con l’avvento dell’attuale governo di centrodestra regionale, purtroppo, si sono ridotti gli investimenti, in particolar modo su Matera, al punto che, solo per fare qualche esempio, si è perso traccia di quanto previsto per la ristrutturazione del pronto soccorso e per la realizzazione del bunker per la radioterapia, e tanti altri progetti necessari al miglior funzionamento della struttura.
Le carenze di personale medico ed infermieristico, oltre che di operatori socio-sanitari e di figure tecniche sono oramai croniche, tanto che si sono allungate a dismisura le liste di attesa delle attività ambulatoriali, mediche e chirurgiche (queste ultime a causa della mancanza di un numero adeguato di medici, fra cui gli anestesisti, che ha comportato, tra l’altro, la riduzione dell’attività di sala operatoria e la sospensione dell’attività di parto-analgesia). Da ciò ne deriva spesso l’accorpamento dei reparti e la fuga di professionalità riconosciute verso altri centri ospedalieri.
Ecco che una riforma del sistema sanitario non può che partire da un nuovo Piano sanitario in cui le attività di prevenzione e di cura devono prioritariamente avvenire sui territori in modo da ridurre le necessità di ospedalizzazione alle effettive esigenze.
Cosa si vuole fare quindi per garantire il diritto alla salute dei lucani? Come si vogliono utilizzare le risorse disponibili e per quali servizi, territoriali ed ospedalieri? Sono questi i temi che meritano la dovuta attenzione, ma la discussione in atto, invece, mi sembra che voglia eludere i veri problemi facendo accendere le tifoserie su modelli organizzativi privi di contenuti. L’invito che rivolgo ai decisori politici è quello di smetterla con gli slogan dal sapore elettorale e di concentrarsi sul merito dei problemi e delle loro soluzioni. Le vite umane si salvano attraverso servizi di qualità, competenze dei professionisti della sanità, con investimenti appropriati e una organizzazione attenta e lungimirante. La salute è un diritto fondamentale della persona e in tale ottica va tutelato, e non se ci sono una o più aziende sanitarie”.

Matera, 7 agosto 2020

Carmine Alba
Consigliere comunale
Gruppo Matera Cultura

….e quella del senatore Arnaldo Lomuti sull’Ospedale di Lagonegro….

Lagonegro (PZ) un’ospedale allo sbando, il presidio ospedaliero di Lagonegro ha serie e gravi difficoltà.

Problemi strutturali, è dal 2000 , da vent’anni che non viene fatto nessun intervento, con la giustificazione che l’ospedale doveva essere costruito altrove, non si è investito nulla, per cui ha deficienze architettoniche, la struttura è fatiscente, c’è un pronto soccorso che è una gabbia, c’è carenza di spazi, sia per le attività ambulatoriali che nella capacità di ospitare i pazienti, le dimensioni dei reparti sono inadeguate, 3 sole camere per 750 partorienti annuali, un obbrobrio, le stanze di degenza sono piccole e specie con le nuove esigenze di distanze di sicurezza, le stanze a 4 posti in realtà potrebbero ospitare solo due persone, quelle da due dovrebbero essere per una sola persona, quindi ci sarà una inevitabile riduzione di posti letto.
Il covid ha accentuato le problematiche legati agli spazi ed ambienti, non ci sono percorsi che tutelano un tracciato di entrata e uscita, si sono inventati un’area pre triage prima di entrare in ospedale, nella zona pronto soccorso, non ci sono i presupposti per un ospedale in totale sicurezza.

Eppure ci sono i 60 milioni di euro accantonati, del progetto, poi messo in disparte per quello che doveva essere il nuovo ospedale, da quelle somme si potrebbe stornare subito quanto necessario per risolvere i problemi strutturali e dare una risposta urgente ai bisogni del presidio.

Poi c’è il grave problema della carenza di personale, stiamo assistendo ad una continua messa in pensionamento di persone che non vengono sostituite, per cui c’è un organico dell’ortopedia che ormai è ridotto a due sole persone e quindi non si potrà più garantire la reperibilità del personale per le urgenze notturne se non per 15 giorni al mese,

C’è il problema dei chirurghi, uno è in pensione dal 1 maggio, un’altro andrà in pensione a febbraio e non ci sarà più un organico che possa garantire interventi, il pronto soccorso ha pure difficoltà di personale, ci sono grossi problemi per riuscire ad organizzare i turni, nonostante stiano utilizzando anche il personale dei reparti.

La problematica inerente gli anestesisti è la più pesante, con il lockdown si sono aperte possibilità per molti di questi di tornare nei luoghi di provenienza con concorsi e mobilità e quindi si sono perse delle unità anestesiologiche, questa situazione in questo momento non permette di attivare le sale operatorie, ci sono difficoltà a fare i turni, e facendo turni aggiuntivi si riesce solo a coprire le emergenze e riuscire a tenere aperta la rianimazione.
Le attività operatorie ordinarie, sono totalmente paralizzate, stanno lavorando con 3 anestesisti in pensione, che hanno fatto una convenzione, e grazie ad un 70 enne che va a lavorare, così si permette all’ospedale di andare avanti ma non si riesce a garantire l’assistenza programmata, ed è stata sospesa tutta l’attività programmata, per queste, le sale operatorie sono e resteranno chiuse e se non si incrementa il personale non apriranno più, infatti si è creato un arretrato spaventoso.
Essendoci, di giorno, un solo anestetista in turno, questo viene dedicato alla rianimazione e urgenze e può succedere in caso di due emergenze di dover intervenire su due sale operatorie in contemporanea, ma questa non può essere la norma per garantire i pazienti ed i sanitari.
infine c’è il tema delle attrezzature, specie in radiologia, in pronto soccorso mancano alcuni ventilatori, la tac non viene sostituita e la risonanza manca.

Eppure l’ospedale di Lagonegro è un punto di riferimento sanitario interregionale, c’è più utenza extraregionale che regionale, proveniente dalla Calabria del nord ovest, Vallo Di Diano e Basso Cilento, non solo perchè Polla è dimensionato o per demerito degli altri ospedali, ma anche per la capacità dei medici, ad esempio ci sono dei bravi ortopedici, la cardiologia, o il punto nascita che è in crescita del 40% e di cui il 75 % proviene da fuori regione, da 470 parti annuali si prevede per fine anno di arrivare a quota 700 un aumento in controtendenza su tutta Italia, grazie all’impegno dei sanitari, l’ospedale si sta caratterizzando molto dal punto di vista materno ed infantile.
L’ospedale di Lagonegro ha un bacino d’utenza che arriva sino a Belvedere e Cetraro (che ha cessato l’attività), e d’estate deve anche garantire l’assistenza a decine di migliaia di turisti che si aggiungono alla popolazione ordinaria.
L’immigrazione sanitaria vuol dire entrate nelle casse della Sanità Lucana, così come offrire una sanità efficace crea tranquillità al turista e rende più attrattivi i nostri territori.
Lagonegro è un riferimento nonostante le difficoltà, però se non si danno risposte poi la gente sarà costretta a rivolgersi altrove.

La situazione è drammaticamente chiara, eppure c’è mancanza di visione, mancanza di un progetto, la politica regionale è incapace, non riescono a capire, il San Carlo è un muro che ha fagocitato tutto, le aziende non si parlano, ne si interviene sugli assurdi sistemi gestionali amministrativi che vede stranezze, come l’edilizia sanitaria dell’ospedale di Lagonegro ancora in capo all’ASP, con progetti, progettisti, lavori che vengono effettuati dall’ASP, mentre il presidio è del San Carlo.
Si potrebbero fare facili convenzioni tra Asp, Asl e San Carlo e collaborare e coordinarsi per iniziare a risolvere i problemi di personale, invece tutto è bloccato, ed in maniera semplicistica preferiscono rispondere suggerendo di chiudere la rianimazione (chiudere la rianimazione è l’opposto di quello che si dovrebbe fare, visto che ovunque in base alle ultime indicazioni si deve invece aumentare la rianimazione) ed infine bisognerebbe anche saper ascoltare i sanitari locali che vivono quotidianamente le criticità.

Non si può essere marginali, periferici per ogni cosa e dare priorità sempre e solo al San Carlo di Potenza, e poi pensare al resto, non si può considerare di depotenziare al massimo le periferie, che invece hanno un ruolo nel territorio, a cui devono dare delle risposte e poi ci sono delle patologie per cui l’ospedale è un riferimento, ci sono situazioni un pò complicate come gli anziani che necessitano della terapia intensiva altrimenti non si possono operare, ne si può pensare di fare un trasferimento continuo di pazienti anziani da paesi remoti della Basilicata per andare a Potenza, è una cosa illogica; ne si possono trasferire quel centinaio di pazienti in lista d’attesa per essere operate a Potenza dove sono già saturi, altrimenti si mandano fuori regione creando emigrazione sanitaria con i costi che comporta, quello che si stà verificando a Lagonegro è paradossale.

Bisogna al più presto assumere, fare concorsi stabilizzare il personale, l’importante è dare alla persone la possibilità di fare un’appendice, una cisti ovarica, una laparoscopia, varici, colicisti, protesi al ginocchio, garantire l’assistenza programmata, non si può pensare di far aspettare 8 mesi per una cisti e semmai dopo scoprire che la cisti ovarica è un tumore.

Non si pensa al benessere die cittadini ma si pensa ad altro. Altrimenti alcune scelte sono inspiegabili. La situazione è critica, il problema non è ancora scoppiato solo perchè tutti i sanitari stanno facendo qualcosa in più, pero ci si rende conto che questo non può durare in eterno, siamo quasi ad un punto di non ritorno.”

Sen. Arnaldo Lomuti
Commissione Giustizia
Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite rifiuti e illeciti ambientali
Vicepresidente Gruppo parlamentare M5S Senato
Senato della Repubblica
Palazzo Carpegna