Ho sempre esitato ad aprire un colloquio con i puri. Puri sono gli ecologisti, che, sapendo di sostenere idee nobili sulla carta (ma spesso o quasi sempre utopistiche), non riescono mai a tornare sui propri passi. Sono uomini di fede. E gli uomini di fede diventano aspri e tirannici. Un’altra categoria intoccabile, e chiusa ad ogni apporto esterno, è quella che volentieri paragono ai principi illuminati. Essi decidono nella solitudine della loro stanza con vista superiore, cui gli altri non possono arrivare.

Mi sembra che la storia della raccolta differenziata a Matera porti tutti i segni dell’una e dell’altra categoria di pensatori o operatori, che, quasi con piglio punitivo, impongono un tipo di raccolta differenziata porta a porta, che significa fare di ogni condomino un operatore ecologico, e forse più.

Finora ho cercato di fare il mio dovere di buon cittadino separando la carta dal vetro, dall’umido, da rame e dall’alluminio e dalla plastica. Busta a parte era l’indifferenziata.
A tutte le ore, quando ne avvertivo la necessità, scendevo in strada e depositavo la busta nel cassonetto apposito. Il mio compito finiva lì. Oggi mi ritrovo con sei pesanti contenitori, molto ingombranti e spessi, in consistente plastica. E’ da aggiungere una cassettina per l’umido. Su ogni contenitore devo porre mio nome e cognome, a prova di pioggia e di neve. I sette contenitori devo tenerli sul balcone. Mi occuperanno tutto lo spazio dei vasi di fiori, basilico e prezzemolo, che sarò costretto a buttare. Impossibile sarà sciorinare la roba da asciugare.

A MATERA VIVONO 10.000 FAMGLIE. Sulla superficie della città ci saranno 70.000 contenitori sparsi, certamente non profumati. Lascio immaginare la festa di formiche, mosche, zanzare, scarafaggi e topi. Tragica sarà la situazione di una casa senza balconi (ce ne sono), di 60-70 mq. Bisognerà tenere i contenitori necessariamente in una delle stanze da letto, a diretto contatto con bambini, magari neonati.

Al momento ritenuto opportuno, il condomino, ottantenne o non ottantenne, malato o non malato, con la neve o con la pioggia, deve andare a versare il contenitore del giorno nel cassonetto relativo, che però, insieme ad altri sei è all’interno del cortile (se c’è). Se non c’ è cortile, i cassonetti li si troverebbe nel portone, a deliziare l’intero palazzo. A sera, a turno, dalle 21 alle 24, un condomino dovrebbe portare il cassonetto del giorno fuori del cortile, su terreno pubblico. Chi? Come? Dove? Sul marciapiede? Ai lati della strada? Quel condomino è in sede o non è in sede? È bene in salute o è febbricitante? E’ in ospedale? O è in quarantena? Mi dicono che ci sarà la possibilità (necessità) di un addetto pagato dal condominio, che, cortile per cortile, farà quel lavoro. Un lavoro che lo stesso ripeterà il giorno dopo, in senso inverso, dall’esterno all’interno. Aumento di spese che non tutti si possono permettere. Si sa sul Comune che ci sono i disoccupati e i pensionati con pensione sociale?

In certo qual modo peggio sarà per i condominii con non più di otto famiglie. Ognuno a sera, tra le 21 e le 24, porterà il contenitore del giorno fuori del cortile, su suolo pubblico, in qualunque condizione di salute e di tempo, supponendo che non sia andato a far visita al figlio emigrato o non stia a fare assistenza in ospedale al padre malato. Dalla mia palazzina usciranno otto contenitori; otto contenitori dalla palazzina dirimpettaia. E via di seguito. Via Lamanna sarà tutto uno spettacolo di contenitori in fila sulla strada (stretta) o sul marciapiede sconnesso.

A parte l’infelice spettacolo e l’aspetto igienico-sanitario, bisogna mettere nel conto cani, gatti, inevitabili atti di vandalismo… La mattina, prima delle 9. ogni condomino, a sua cura, che sia o non sia in casa, che stia o non stia bene, dovrà ritirare il suo contenitore con nome e cognome. Può darsi il caso, e ci sarà, che il mio contenitore sia stato rovesciato e scaraventato nella strada da uno dei tanti animali che girano di notte, o per atti di vandalismo, o per forza di vento tempestoso. Di chi la colpa se, al momento in cui passa una moto o un’auto, si incrocia il rotolante contenitore e si registra l’inevitabile incidente, anche grave, anche mortale? Mi chiedo se del contenitore con mio nome e cognome sono responsabile penalmente e civilmente. Devo procurarmi una assicurazione? Mi dicono che, in caso di scomparsa del contenitore, devo correre a comperarne un altro a prezzo stabilito dalla ditta. In che mondo viviamo?

Io non so perché menti incongrue si divertano a togliere serenità alla gente, complicandone la vita. Non so se mi sfugge qualcosa. e se qualcuno mi sa dare dilucidazioni. Mi farebbe piacere, e lo farebbe a tutta la cittadinanza. Sarebbe anche augurabile che altri dicano la loro, soprattutto associazioni e amministratori condominiali. Ancor più augurabile sarebbe che qualcuno intervenga dal Comune.

Non ha detto il nuovo Sindaco che vuol cambiare sistema e confrontarsi con i cittadini? Ma questo, a Matera, sembra sia sogno impossibile. Non siamo a Bologna o a Reggio Emilia.

Eppure sarebbe molto semplice lasciare le cose come stanno, con cassonetti in condizioni di efficienza (e non come gli attuali), chiudibili, stabilendo precise norme nella selezione dei rifiuti e con l’uso non di ingombranti e pesanti contenitori, bensì buste biodegradabili. E per carità, si lascino stare le multe, che sembrano essere, per la loro entità, veri e propri atti terroristici, che significano scarsa fiducia nel cittadino, trattato come compiaciuto trasgressore delle leggi, se non delinquente (participio presente del verbo “delinquere”). Che se poi si insiste, non sarebbe male aprire un vertenza legale, con ricorso al TAR. O sbaglio?