Tutto quello che sta accadendo dopo la defenestrazione del governo Conte2, per una oramai evidente congiura di palazzo (di cui gli italovivi sono stati solo gli esecutori materiali), aveva lo scopo unico di normalizzare il governo e la politica del Paese che stava prendendo una piega inedita. Con alcuni amici ho paragonato questo atto deliberato, scientifico, al sequestro Moro. Al netto del sangue allora versato, ovviamente, ma con lo stesso scopo.

Ora come allora bisognava cambiare il corso agli eventi, disarticolare il percorso tra forze politiche diverse che cominciavano a dialogare e a guardare lontano. Allora arrivò Andreotti a cui andò l’astensione del PCI per cui quello fu l’inizio del suo declino e l’archiviazione del “compromesso storico”. Ora è arrivato Draghi a cui è andata una coabitazione forzata tra diversi con evidente torsione a destra, a cui sta seguendo l’implosione di PD-M5S-LEU e il loro progetto di una coalizione progressista. La destrutturazione di questi partiti che avevano sognato una comune strategia contro le destre era il tassello finale per completare l’operazione.

Dunque, il “governo dei migliori” si sta rivelando per quello che è: una grande opera di restaurazione messa in atto al fine di far maneggiare i soldi ai soggetti giusti. E questo non poteva accadere con Conte a cui nessuno aveva mai perdonato il vizio d’origine, l’essere un outsider rispetto a quel potere costituito che ha sempre e comunque gestito il sistema.

Così, come in una sorta di domino: giù Conte (che pure aveva avuto la fiducia delle Camere), spaccatura di LEU e M5S, ora la destrutturazione del PD con le annunciate dimissioni di Zingaretti e l’incalzare delle quinte colonne renziane che non vedono l’ora di prendersi il partito e riaccogliere il “bomba“.

In quel tragico 1978  c’erano forze politiche solide che vissero drammaticamente quelle vicende, ma nulla potettero opporre a quel disegno che subirono amaramente. Ora che di partiti veri non c’è nemmeno l’ombra si rischia una tragicommedia, con il Paese che dopo il danno di una crisi di governo nel pieno di una crisi pandemico-sociale-economica, deve assistere anche alla beffa della crisi di uno dei partiti di punta del nuovo governo nel pieno del festival di San Remo, con il segretario dimissionario che accusa i suoi di “parlare solo di poltrone” e Fiorello che dall’Ariston- aveva parlato di tutte quelle poltrone vuote- lo spercula per essersela presa tanto con lui. E’ il segno dei tempi, purtroppo.

E, purtroppo, quello che sta accadendo è la certificazione della pessima salute di questa nostra democrazia rappresentativa, con la trasformazione della democrazia in tecnocrazia, del governo in governance e il potere affidato a soggetti (senza alcuna delega) ma legittimati dal solo sapere tecnico.

E’ evidente il precipitare dell’accentramento delle decisioni che contano in poche mani, con una opacità incompatibile con la democrazia, con la competenza separata e distinta dalla politica declassata a un mortificante ruolo ancillare.

Cosa che rende ancor più avvilente questa apertura generale di credito ad un governo palesemente  commissariale da parte di chi è stato eletto per decidere e non per delegare ad altri il suo potere decisionale. Dignità, chi l’ha vista? Con punte imbarazzanti e grottesche sui media che osannano un improbabile re taumaturgo.

Non sappiamo quanti se ne siano resi conto, ma quello che sta accadendo è qualcosa di molto più profondo e devastante per una democrazia, del solo affidare questa enorme massa di denari nelle poche mani sospette di chi ha sempre maneggiato i soldi e non avverte come primario il bisogno di rendere ragione delle proprie decisioni.