Mentre la Basilicata, che è la dizione ufficiale -e lo ripetiamo a tutti gli smemorati- come è riportato nella Costituzione italiana e nello Statuto della nostra regione con province Potenza e Matera, è alla prese con le strategie del voto per il rinnovo del consiglio regionale e la elezione del nuovo presidente, occorre prestare attenzione alla richiesta referendaria promossa da comitati della ” Città dei due mari” per l’adesione della provinca di Taranto alla Basilicata. Una richiesta, sostenuta da 16.000 firme, sulla quale dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale con la consueta verifica di firme e altra documentazione. Poi il voto e poi la legge in Parlamento. Un percorso che richiederà il tempo necessario. Rocco Leonardo Tauro, politico navigato ”fedele alla linea” e tra gli esponenti di punta di Fratelli d’Italia in Basilicata, pur salutando positivamente il progetto invita a ponderare bene le cose. Tanto più che la Basilicata deve fare i conti con un antico vulnus di una regione, è inutile negarlo, che sconta certe forzature amministrative, politiche, culturali e orogenetiche che tengono dentro realtà diverse. C’è la gente di Basilicata ma non ci sono i Lucani, se non nei libri di storia. Per cui c’è la ”Terra d’Otranto” di Matera e del Metapontino .appartenute fino al XVII secolo, e della quale faceva parte la stessa Taranto. E c’è l’antica Lucania corrispondente al basso Cilento (Salerno) le province di Potenza della dorsale interna e con l’asse bradanico prossimo al Tavoliere delle Puglie. Il resto, pur provincia di Potenza, è un versante Calabrese e Campano tra Val d’Agri e il Lagonegrese, dalle influenze precise. La spartizione ”leonina”’ amministrativa della vecchia Lucania ha finito con il creare una regione, la Basilicata, ripetiamo dizione ufficiale, con 90 comuni nel Potentino e 31 nel Metapontino. Una situazione con poca storia, confronto da cabina di regia….con la logica dei due terzi rispetto a un terzo e con un drenaggio continuo di risorse e di poteri all’insegna del detto ” T’n(i)m ‘mman tutt nuij”, grazie alla arrendevolezza di quanti in maniera interessata (venduti, svenduti? fate voi) fanno finta di non vedere e non sentire. Lo diciamo al caro amico Rocco Tauro, che apprezziamo per la coerenza a ideali che dovrebbero essere condivisi da una ampia fascia di popolazione. Ricordiamo gli inevitabili rigurgiti di campanile che hanno toccato e toccano Matera e Potenza con il programma ” Matera capitale europea della cultura 2019”, dove la Regione è azionista di maggioranza. E poi il Metapontino -Pollino sui mancati investimenti nel settore turistico, Capodanno Rai compreso, con il Vulture Melfese, il Lagonegrese e la Val d’Agri sulle questioni ambiente, salute e infrastrutture che coinvolgono un po’ tutta la regione, priva di un modello di sviluppo credibile e sostenibile. E che dire delle aree interne a forte spopolamento e invecchiamento? La ” Basilicata”, che piaccia o no, sta deflagrando per lo scarso peso demografico e dei consumi, a causa dell’accentramento di funzioni nel capoluogo di regione e dalla mediocrità di quanti hanno malgestito le risorse territoriali: dall’acqua, al petrolio, al gas ai fondi europei. La nostra forza, invece, sarebbe dovuta essere il decentramento di funzioni e servizi sul territorio, per aggregare le aree marginali delle regioni vicine. E,invece, siamo al naufragio o quasi. Contano i numeri e i rapporti Istat lo confermano. Conta anche il disegno per le future province ( a proposito siamo per il pieno ripristino delle deleghe, come volle nel 1927 Benito Mussolini, istituendo la Provincia di Matera) che guarda alle aree metropolitane contermini: Bari da una parte e Napoli dall’ altra. Il referendum è nella storia. Si tratta solo di aspettare…nonostante la zona economica speciale (Zes) vada dal porto di Taranto fino al retroporto di Basilicata che da Ferrandina arriva, a macchia di leopardo, a Galdo di Lauria. Coincidenze? Qualcuno vuole provare a smacchiare il giaguaro? Le macchie di petrolio sono come l’usura, che attraversa la regione, non passano…

AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE

LORO SEDI

Comunicato Stampa

Per ora sta partendo in pò in sordina, fra alcune settimane, in piena campagna elettorale, non potrà non essere uno dei temi più importanti del confronto politico.
Stiamo parlando della voglia e volontà dei tarantini e della sua provincia di passare in Lucania.
Qualcuno nella nostra regione sino ad ora si è espresso in modo vago, alcuni in senso entusiastico, altri già contrari a priori, la stragrande maggioranza dei lucani, infine, ancora non conosce il tema oppure attende ulteriori approfondimenti e conoscenza.
Ma attendere non si può più.
Ci sono 16.000 cittadini tarantini, per adesso, che vogliono venire nella nostra regione.
Ovviamente, dopo la fase del controllo della regolarità delle firme da parte della Cassazione, bisognerà attrezzarsi per la effettuazione del referendum. Che coinvolgerà sia la Lucania che la intera provincia di Taranto.
E la politica lucana ancora oggi appare lontana dalla vicenda.
Ma sarà costretta a breve a prendere necessariamente una posizione.
Perché il tema è ultra importante. Può cambiare in meglio o in peggio la condizione di noi lucani.
Ovvio che in una nota di articolo non si possono mettere sul tavolo i vantaggi e gli svantaggi per gli entranti e gli ospitanti.
Perché bisogna approfondire tutto, non solo partendo dai dati socioeconomici, che sono tantissimi e non di poco conto.
Ma interessare anche la attuale geografia politica in senso lato.
Sarebbe, infatti, riduttiva una semplice espletazione referendaria di una provincia che passa da una regione all’altra.
Sarebbe quanto mai opportuno, invece, che contestualmente a questa si ridefiniscano anche i confini provinciali, perché si possa poi avere una regione territorialmente più equilibrata.
Sia sotto l’aspetto del numero degli abitanti che sotto quello dei dati sociali, economici, politici, culturali.
Insomma, una mia convinzione, ovviamente tutta personale: Sì a Taranto e ai tarantini nella Nuova Lucania (a proposito, occorra anche decidere una volta per sempre come chiamarci anche sul piano istituzionale e costituzionale, Basilicata o Lucania), a condizione però che ci si approfitti della occasione, storica ed unica, per rifare pure le nuove province lucane.
Altrimenti, potremmo lasciare stare.

18 11 2018

Leonardo Rocco Tauro
Fratelli d’Italia