Che non bastino soldi e armi a tenere in vita una egemonia in declino lo si deduceva dalla memoria gramsciana. Che questa guerra in Afghanistan fosse sbagliata e destinata alla sconfitta lo aveva detto da subito il compianto Gino Strada.

Poi, il combinato disposto di una occupazione ventennale con migliaia di miliardi spesi non in favore delle popolazioni del posto ma solo per foraggiare l’industria bellica americana e degli alleati, nonchè a puntellare governi fantoccio; e una guerra basata sulla menzogna: IRAQ per armi di distruzione di massa inesistenti e Afghanistan per lotta al terrorismo, quando è accertato che nessun afghano è stato coinvolti in attentati in occidente e  lo stesso Bin Laden è stato ucciso in Pakistan (che non è stato mai invaso); sono stati il brodo di cottura di questa fuga indecente e vergognosa.

L’immagine penosa di una armata Brancaleone incapace di gestire una fuoriuscita ordinata ed evitare il dramma che si sta vivendo in queste ore.

Una così facile ripresa del controllo del paese da parte dei talebani (che sono afghani non stranieri, non sono invasori) significa che in venti anni USA e alleati hanno dato un esempio talmente deteriore da non meritare alcuna difesa.

Dunque i talebani che in tutti questi anni hanno resistito all’occupazione straniera hanno vinto, mentre la potente e sofisticata macchina da guerra occidentale se l’è data a gambe levate lasciando sul campo persone disperate (quella che hanno creduto per davvero in ciò che gli era stato raccontato) e un ricco arsenale  in mano al nemico.

Chi vince una guerra, ovviamente non piace a chi la perde. Ma è con lui che bisogna parlare, trattare, se si vuole evitare di rimanere completamente tagliati fuori dal nuovo scenario geopolitico internazionale che si sta disegnando. Con nuovi rapporti di forza e il declino della centralità americana.

Fa ridere, pertanto, il provincialismo emerso dalla levata di scudi italica nei confronti dell’ex primo ministro  che ha da subito sostenuto che bisognava trattare con i vincitori. Esattamente ciò che affermano tutti gli attori internazionali.

Anche perché bisognerà pur mettere a frutto la lezione di questa ventennale/fallimentare esperienza militare.

E in primis che con la guerra non si risolve un bel nulla. Anzi.  Che le guerre (sin dalle Crociate) sono spesso ammantate da ideali e dati in pasto alle masse, quando non vere e proprie falsità come in questo caso condite dalla “esportazione della democrazia”, come se fosse una merce qualsiasi.

Per quanto ci riguarda, se non ora quando rendere vincolante il disposto della nostra Costituzione che all’art.11 recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.“?

E sempre in questa ottica non sarebbe ora di rimettere mano alla NATO, una alleanza militare palesemente obsoleta ed inadeguata al nuovo scenario mondiale?

Ma è una lezione che -semmai dovesse maturare- dovrà camminare sulle gambe dei cittadini e della parte più autonoma della politica.

Infatti, da quello che si legge, invece che ammettere gli errori, fare autocritica, analizzare la sconfitta, già rullano i tamburi dei guerrafondai di professione che hanno individuato già il nuovo nemico da combattere.

E dopo la crociata antislamica, ora s’avanza quella anticinese, paventando una improbabile oggettiva convergenza con le pulsioni islamiste.  Roba da Stranamore.

Di sicuro è che se qualcuno pensa di reggere e/o contrastare la presunta avanzata dell’egemonia della Cina nel nuovo scenario mondiale limitandosi a difendere il nostro fallimentare sistema economico-sociale, la partita è persa in partenza.

E magari bisogna ristabilire quella coerenza tra valori sventolati come bandiere e azioni pratiche che è mancata, evidentemente, per vent’anni in Afghanistan.

Ma tra la borsa è la vita….questo sistema sceglie sempre e comunque la prima. E come abbiamo visto, non porta proprio bene all’umanità.

E quanto fa specie vedere quei falsi paladini dei diritti umani che ora si stracciano le vesti per l’Afghanistan ma che se ne guardano bene di farlo con quei paesi con cui si fanno affari, come le petrolmonarchie arabe (loro sì foraggiatrici per altro del terrorismo) e non solo.