martedì, 27 Febbraio , 2024
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La guerra di Piero…

E alla fine anche Mattarella ha messo il suo sigillo: “l’election day non s’ha da fare”! E’ legittimamente incazzato nero Piero Lacorazza che su questa vicenda NoTriv ha incentrato la sua recente azione politica sino a diventare un punto di riferimento nazionale per le altre istituzioni regionali impegnate sul medesimo fronte. Nonostante abbia postato un laconico tweet “Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato. 17 aprile”, senza un ulteriore commento quasi come un pugile tramortito da un uppercut.

E’ dall’inizio dell’anno, infatti, che fiutando dove si volesse andare a parare per depotenziare tutta la mobilitazione messa in campo dalle istituzioni regionali sostenute da una vasta mobilitazione dell’opinione pubblica, il Presidente del Consiglio Regionale ha attivato una vera e propria escalation di pressione sul tema per scongiurare questo esito.

E così da Roma, il 22 gennaio, tuona che il referendum: “si deve tenere insieme al primo turno delle elezioni amministrative. Renzi, da sempre paladino della riduzione dei costi, non può permettersi di sprecare altri 300 milioni di euro per far tenere un terzo turno elettorale a primavera“.

Insiste poi, il 28-1-2016, con l’invito a sottoscrivere una petizione: “Nonostante il silenzio dei media nazionali, di movimenti e partiti, di gran parte di senatori e deputati su un referendum già deciso dalla Corte Costituzionale, sono circa 36 mila le firme raccolte per chiedere l’election day “.

Il 2 febbraio, sollecita l’impegno dei parlamentari a cui scrive una lettera: “Nel pieno rispetto di tutte le posizioni è interesse di tutti che sul referendum, come pure sul conflitto di attribuzione sollevato in merito ad altri due quesiti non ammessi dalla Corte di Cassazione (sulla durata dei permessi e delle concessioni e sul piano delle aree) ci sia la massima informazione e si sviluppi un confronto sereno, nell’interesse dei cittadini e di quella leale collaborazione fra Stato, Regioni ed Enti locali che è indispensabile per un governo equilibrato dei territori”.

Il 3 febbraio bolla come “elusive” le affermazioni di Alfano che avanzavano “ostacoli tecnici” sulla strada dell’election day ricordando che: “Nel 2009 nella stessa data ballottaggio elezioni amministrative e referendum sul porcellum. Il Governo può superare ostali tecnici e mettere nelle condizioni i cittadini di poter decidere tra il si e il no”.

L’8 febbraio, infine, scrive direttamente al Presidente della Repubblica, per chiedere “che il corpo elettorale venga convocato per la consultazione popolare nel medesimo giorno delle elezioni amministrative” perché “l’accorpamento garantirebbe, oltre all’evidente risparmio economico, la più ampia partecipazione alle urne rispetto alla consultazione referendaria che richiede il raggiungimento del quorum”.

Lacorazza aveva anche fatto rilevare l’aspetto non proprio marginale che la data del 17 aprile: “metterebbe a rischio l’applicazione della legge 28 del 2000 sulla par condicio, perché questa data non consentirebbe agli organi competenti di completare le procedure previste in tempo utile per far svolgere almeno 45 giorni di campagna elettorale, così come prevede la legge”.

Insomma, ce l’ha meritoriamente messa davvero tutta, ma alla fine (com’era largamente prevedibile, considerato i potenti interessi economici e politici in campo) è andata a finire male.

E allora: Piero ha perso la guerra o solo una battaglia? E’ evidente che questa decisione oggettivamente avvantaggia gli avversari della scelta referendaria e per i promotori ora la strada è tutta più in salita. D’altronde, la storia dei quorum non raggiunti anche per altre battaglie importanti è lastricata la cronaca politico-elettorale italica. Ma  mai dire mai.

Sarà dura, ma Lacorazza non sembra voler seguire l’invito del grande Faber: “Fermati Piero, fermati adesso, lascia che il vento ti passi un po’ addosso…”. Almeno a giudicare dai sui post battaglieri apparsi sul suo profilo facebook: (il16 febbraio)“Ogni minuto e luogo sono utili per invitare a votare il 17 aprile. I social come nel 2011 – referendum contro il nucleare e per l’acqua pubblica – possono fare tanto. Possono fare tanto nel silenzio assordante dei media nazionale. Non perdiamo nessuna occasione per chiedere di votare il 17 aprile. Oggi sono Roma. Incontro i delegati delle regioni, delle associazioni ambientaliste, i rappresentanti dell’economia green e del mare, gli studenti, i parlamentari…”. E ieri :“Se evitando l’Election Day qualcuno pensa di chiedere agli Italiani di ‘andare al mare’ il 17 aprile, rispondiamo: lo vogliamo senza trivelle.

In fondo la posta in gioco è alta e la battaglia vale ben di essere combattuta, indipendentemente dal risultato finale: politica energetica nazionale, tutela dell’ambiente, diritto dei cittadini ad una informazione completa prima del voto, sperpero di 300 milioni di euro nel mentre si piange miseria perché “non ci sono soldi” per esigenze vitali dei cittadini. Ma per la battaglia finale di questa guerra, che non è solo di Piero, serviranno notevoli truppe per non perire. Rimane tutto intero sullo sfondo il tema della sostenibilità politica di uno scontro siffatto tra esponenti di istituzioni pubbliche governate dallo stesso partito.

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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