La Basilicata Possibile, la lista capeggiata dal professor Valerio Tramutoli alle ultime regionali è stata una creatura nata dal difficile arcipelago della sinistra lucana e si è estesa anche oltre. Un programma green, con proposte concrete, che ha raccolto il consenso di 13 mila elettori, che non sono bruscolini.

Certo non ce l’ha fatta ad eleggere un suo rappresentante in via Anzio, ma la sua intensa esperienza sul territorio durante la campagna elettorale e il comune sentire che si è  cementato tra i protagonisti, apre la strada ad un prosieguo del lavoro di questo singolare laboratorio autodefinitosi di “Civismo radicale”.

E’ quanto emerso dai due incontri post elettorali svoltisi a Potenza (31 marzo) e a Matera (7 aprile) in cui, nonostante a livello nazionale i vari gruppi della sinistra  non abbiano trovato lo stesso livello di capacità di intesa ad esempio rispetto alle elezioni europee, si è deciso di continuare in un percorso di radicamento sul territorio lucano.

Per cui La Basilicata Possibile diventerà Potenza Possibile, Bernalda Possibile…..e poi via via in tutti i posti che saranno interessati dalle prossime elezioni locali, laddove ovviamente vi saranno le condizioni per poter portare avanti il programma che sta alla base del sodalizio.

Dire “Prima il programma” è profondamente rivoluzionario in uno scenario in cui ad ogni elezione vige la prassi che prima si stabilisce il “Chi“, con il “che cosa” relegato ad elemento marginale.

Si comincia da Potenza, dove Tramutoli correrà da candidato sindaco, e dove alle recenti regionali ha preso più voti (9,24%) della lista del PD (che contava la presenza del già sindaco Vito Santarsiero e del segretario regionale Polese) e il doppio di quella dei Progressisti ispirata da Roberto Speranza.

Una proposta in campo che arriva subito dopo quella della Lega (che ha già scelto Guarente) e che mette i vari pezzi del puzzle del centro sinistra (ancora intontito come un pugile suonato) di fronte ad una concreta e seria opzione, risparmiandosi ulteriori lacerazioni e/o scelte last minute.

Comunque, indipendentemente dalle scadenze elettorali, La Basilicata Possibile ha deciso di chiamare a raccolta i tanti che l’hanno sostenuta, molti dei quali -grazie a questa opzione- sono tornati alla partecipazione e al voto ed ha deciso che intende strutturarsi come forza territorialmente organizzata in grado di rappresentare l’opposizione sociale al nuovo governo regionale.

Quale forma organizzativa assumere non è stato ancora deciso, ma è qualcosa che dovrà essere fatto subito se si vuole proseguire un cammino che richiederà la creazione di punti certi di riferimento, per mantenere la promessa di continuare ad alimentare nei cittadini la voglia di tornare alla bella politica, quella per il bene comune, fatta di partecipazione attiva, su scelte condivise frutto di un confronto e una discussione costante capace di confluire in una sintesi costruttiva e propulsiva per l’azione che ne deve poi conseguire.

E’ una intenzione nobile e utilissima per questa fase bassa della politica. Ma dovrà fare i conti e sopravvivere alle spinte centripedi delle farie forme organizzate che fanno parte di questa avventura. Sebbene sino ad ora i protagonisti in carne ed ossa sul campo abbiano dimostrato ottime capacità di sintesi.