Il problema c’è ed è paradossale, come abbiamo segnalato in altri servizi. Ci sono italiani, e tra questi studenti in Erasmus, che non possono rientrare in Italia a causa delle precauzioni e delle ristrettezze imposte dalla pandemia da virus a Corona. In Inghilterra a Londra, per esempio, che ha sottovalutato l’epidemia tanto che il premier Boris Johnson l’ha scampata davvero bella, dopo aver contratto il contagio, ci sono nostri connazionali impossibilitati a ritornare in Patria. E non sono i soli. Il parlamentare Michele Casino ( Forza Italia) sollecita il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a risolvere le diverse questioni. Il ministro tra l’altro è impegnato a convincere altri Paesi dell’Unione, fatta eccezione della Svizzera, come Austria, Grecia e Spagna ad aprire le frontiere nei confronti degli italiani. Loro non si fidano della situazione generale del BelPaese, per la persistenza di contagi e decessi in alcune regioni del Nord a cominciare dalla Lombardia. E la libera circolazione tra Paesi europei, come prevede il trattato di Schengen? O ce dell’altro per penalizzare la nostra industria turistica? Interrogativi a parte certe barriere vanno abbattute, a cominciare dai nostri connazionali che devono tornare a casa. Il sito della Farnesina, sede del Ministero degli Esteri, stima in 90.000 il numero dei connazionali rientrati. Quanti sono in lista di attesa?

DAL SITO http://www.governo.it/it/coronavirus-operazioni-rientro-italia
Roma, 1 Giugno 2020

“Sono tantissimi i nostri connazionali bloccati all’estero e impossibilitati ancora oggi a far rientro in Italia: i pochi voli disponibili hanno prezzi che arrivano alle stelle e non tutti hanno la possibilità di acquistare il biglietto. Dovrebbe essere compito della Farnesina occuparsi della questione e invece da quelle parti poco o nulla è stato fatto”.
Lo afferma, in una nota, Michele Casino, deputato di Forza Italia.
“Ho notizie dirette di persone che non riescono a rientrare da Londra e che non ricevono alcun tipo di supporto dall’ambasciata italiana. Ci chiediamo a questo punto cosa stia facendo il ministro Di Maio per far sì che queste persone possano tornare a casa. 
E’ indecente abbandonarli al loro destino. 
Un Paese con un Governo autorevole e un Ministro degli Esteri serio avrebbe già risolto il problema. 
Di Maio batta un colpo, si occupi della vicenda con la massima urgenza. 
Si faccia sentire, se ne è capace, anche con tutti quegli stati che rimandano l’apertura dei confini con l’Italia, in primis con la Svizzera che ipotizza la data del 6 luglio. Questo non è un lazzaretto”, conclude.

DAL SITO DELLA FARNESINA
Dopo il provvedimento di sospensione dei voli dalla Cina, la Farnesina ha deciso di costituire un’unità operativa speciale – sotto il coordinamento dell’Unità di Crisi – con i Ministeri della Salute, della Difesa, delle Infrastrutture e con l’ENAC per agevolare tutte le procedure relative agli italiani all’estero.
In stretto coordinamento con la Protezione Civile e con gli altri dicasteri per il tramite del Comando Operativo di vertice Interforze (COI) sono stati organizzati nei giorni scorsi i voli dedicati al rientro dei cittadini italiani bloccati a Wuhan, la città cinese maggiormente colpita dall’emergenza sanitaria legata alla diffusione del nuovo coronavirus. A bordo dei velivoli militari è stato impiegato personale medico, infermieri e adeguato equipaggiamento sanitario per fronteggiare possibili casi di infezione e per garantire un trasporto sicuro.
La Difesa, oltre a dare in supporto il vettore aereo ed il personale medico specializzato dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare, ha predisposto il necessario sostegno all’operazione grazie all’utilizzo dell’Aeroporto di Pratica di Mare come Entry Point dove, in breve tempo, sono state predisposte tutte le strutture logistiche necessarie alle operazioni di sbarco e al controllo sanitario dei passeggeri in totale sicurezza, rischierando presso l’aeroporto militare anche il Team specializzato per la decontaminazione del personale e del velivolo.
Il primo volo, avvenuto il 2 febbraio, ha riportato in Italia i 56 connazionali (di cui sei bambini) bloccati a Wuhan, in Cina, a seguito della crisi sanitaria. Il volo è stato organizzato dall’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri e operato dal Comando Operativo di Vertice Interforze del Ministero della Difesa. Il trasferimento è stato eseguito secondo le indicazioni del Ministero della Salute, fornite dall’Istituto “Spallanzani” per questo tipo di operazioni, per garantire la sicurezza dei passeggeri che, per la necessaria sorveglianza sanitaria, all’arrivo sono stati trasferiti in una idonea struttura messa a disposizione dall’Esercito, all’interno della “città militare” della Cecchignola (alla periferia sud di Roma). Alla Cecchignola infatti sono stati allestiti circa 100 posti letto suddivisi in miniappartamenti per le esigenze dei differenti nuclei familiari.
Il 9 febbraio, sempre un velivolo dell’Aeronautica Militare è decollato da Brize Norton, in Inghilterra, con otto italiani, rientrati da Wuhan, ed è poi atterrato a Pratica di Mare. I connazionali, dopo i primi controlli medici, sono stati trasportati con mezzo militare presso l’ospedale militare del Celio, dove trascorreranno un periodo di sorveglianza sanitaria a cura del personale medico dell’Esercito, come previsto da protocollo sanitario.
Il 15 febbraio è arrivato in Italia Niccolò, l’ultimo dei nostri connazionali che hanno chiesto di fare rientro in patria. Il diciassettenne, che a causa della febbre era rimasto bloccato per due volte in Cina, è stato trasportato a bordo di un velivolo dell’Aeronautica, allestito per garantire il trasporto in bio-contenimento. A bordo, Niccolò è stato monitorato da un team sanitario interforze che lo ha poi affidato, una volta atterrati a Pratica di Mare, al personale specializzato dell’Ospedale Spallanzani, dove è attualmente ricoverato.
Mercoledì 19 febbraio è atterrato in Giappone un aereo militare con il personale medico e i materiali necessari ai controlli sanitari per il test del Coronavirus a cui sono stati sottoposti gli italiani che si trovavano a bordo della nave da crociera Diamond Princess. I 19 connazionali risultati negativi agli accertamenti sanitari sono rientrati in Italia il 22 febbraio con un veivolo dell’Aeronautica Militare, e sono stati sottoposti, così come indicato dal Ministero della Salute, a un periodo di quarantena di quattordici giorni presso il centro sportivo della Cecchignola.
Da quando è iniziata la crisi legata al covid-19 al 4 marzo, grazie alla collaborazione delle compagnie aeree, con particolare riferimento ad ALITALIA, NEOS, Blue Panorama e AirDolimiti, il Ministero delgli esteri e della cooperazione internazionale ha organizzato circa 260 tra voli in deroga alla programmazione ordinaria o altri tipi di collegamenti, 19 collegamenti via mare e 6 collegamenti via terra, che hanno permesso di riportare a casa e in sicurezza più di 45 mila connazionali da 60 Paesi.
La Farnesina è impegnata in prima linea per il supporto agli italiani all’estero, attraverso l’Unità di Crisi, le Ambasciate e i Consolati italiani nel mondo al fine di individuare, in costante raccordo con le Autorità dei Paesi esteri, mezzi e itinerari per il rimpatrio di tutti coloro che vogliono tornare. Tutta la rete diplomatico-consolare è al lavoro per diffondere informazioni utili ai connazionali e agevolarne il ritorno. Tutte le informazioni sono raccolte e continueranno ad essere diffuse in tempo reale sul sito “Viaggiare Sicuri” dell’Unità di Crisi della Farnesina e sui siti delle Ambasciate e dei Consolati.