Si, proprio cosi. Come in quel gioco che si faceva da ragazzi. Con la deludente estate alle spalle e l’autunno alle porte, eccoci qui con questa nuova angoscia all’orizzonte: “è in arrivo  -nelle prossime settimane- un bastimento carico, carico di…. tasse! Tasse vecchie e nuove di zecca.  Un tris di assi servito da ogni Comune ai sui cittadini.

Infatti, con la vecchia e nota IMU (imposta municipale unica – quella che ha sostituito l’ICI), c’è ora la nuova TARI (ennesima mutazione lessicale della vecchia TARSU che solo per l’anno scorso era stata ribattezzata TARES) ovvero la solita tassa sui rifiuti.  Ad esse, quest’anno si è aggiunta una new entry: la TASI (tassa sui servizi indivisibili, ovvero  pubblica illuminazione, manutenzioni del patrimonio comunale e via dicendo). Tutte sono da pagare in poche rate e in un pugno di mesi.

Ora, per carità, non siamo certo iscritti al club di chi ritiene che le tasse non bisogna pagarle, che sono una rapina e via declamando il lessico di evasori grandi e piccoli.

Ma diventa sempre più intollerabile questo continuo rimaneggiare la materia, cambiare le carte in tavola e sempre all’ultimo momento. Così come diviene insopportabile questo aumento continuo delle tasse locali solo per compensare i tagli che i governi centrali fanno ogni anno alle casse dei Comuni, chiedendo ai cittadini di pagare sempre di più a fronte di servizi sempre minori e peggiori.

Una plateale incongruenza sempre più simile ad una miscela esplosiva che in tempi tristi come questi rischia di far perdere la pazienza anche chi le tasse è abituato a pagarle, comunque e sempre.

E si perché si chiede di pagare caro ed anche con l’ansia da prestazione addosso. Con la paura di sbagliare.

Basti pensare che al momento, infatti, non tutti i Comuni hanno stabilito quanto pagare. Dai dati del dipartimento Finanze risulta che negli 8.057 Comuni italiani sono state pubblicate: circa 3 mila delibere Tari, oltre 3 mila e duecento delibere Imu e solo 4.571 delibere Tasi.

Queste della TASI, ad esempio, al fine di consentire il pagamento dell’acconto previsto per il 16 ottobre, dovrebbero essere approvate ed inviate al ministero entro il 10 settembre (mancano pochissimi giorni, quindi) per poter essere pubblicate sul sito entro il 18 settembre. E se ciò non accadesse? Si pagherebbe allora a dicembre nella misura dell’1 per mille su tutti gli immobili.

 

Tutto facile? E no, perché anche in questo caso bisogna mettersi a fare calcoli (per gli immobili non adibiti ad abitazione) al fine di evitare di pagare più del dovuto, perché la somma di IMU e TASI non può superare il 10,6%. E se poi l’immobile è concesso in fitto, occorrerà anche ripartire il dovuto: 90% a carico del proprietario e 10% a carico dell’inquilino.

La TARI, invece è dovuta solo da chi occupa l’immobile. Essa, dovendo coprire interamente i costi del servizio di nettezza urbana, nei Comuni che fino all’anno precedente pagavano la TARSU (che era senza obbligo di pareggio dei costi) potrebbe essere un conto particolarmente salato.

L’ IMU, come è noto, è sempre a carico del solo proprietario e se non c’è aumento di aliquota non dovrebbe riservare sorprese.

A complicare, infine, la vita del contribuente c’è anche che ogni tassa ha suoi tempi e modalità di pagamento. Per la TASI, come abbiamo visto si procede in autoliquidazione, così come per l’IMU. Mentre per pagare la TARI bisognerà attendere la comunicazione del Comune.

E’ troppo chiedere che si renda tutto più semplice  e congruo? Bisognerebbe pensarci seriamente. E adesso, non fra 1000 giorni. Per evitare che alla fine, nel loro piccolo, s’incazzino anche quelle tranquille e laboriose formichine che tengono in piedi la baracca Italia.