La contesa interna al PD in queste elezioni, esibita incredibilmente senza pudore,  sta scivolando sempre di più verso una commedia degli equivoci, per alcuni versi irriguardosa della logica e dell’intelligenza degli elettori!

Ci riferiamo alle affermazioni di suoi dirigenti regionali e nazionali che a Matera si sono lanciati con enfasi a difesa dell’onore della “ditta” rispetto a chi, pur appartenendo al PD, ha deciso in queste amministrative di non fare campagna elettorale per la lista del PD e il suo candidato sindaco.

Dal segretario regionale Antonio Luongo a Piero Lacorazza, da Bubbico a Speranza, rispetto a costoro sono stati tranchant: il PD è uno, non trino!

Le conseguenze? –ha detto ad esempio Lacorazza- non bisogna dir nulla di più di ciò che è nello statuto, se ci si candida contro non si può essere nel nostro partito.”

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Parole pesanti ma giuste e logiche! Del tutto condivisibili.

Chi sceglie di aderire ad un partito, di esserne militante, dirigente ed esponente nelle istituzioni è perfino banale pretendere che si impegni e lavori per rafforzarlo. E’ un suo preciso dovere. Soprattutto in campagna elettorale. Lo vuole la logica, la serietà e la correttezza politica, prima che le regole statutarie.

Bene e allora si cominci pure ad essere consequenziali. A dire che sono fuori dal partito tutti, ma proprio tutti, coloro che danno vita a liste diverse dal PD, sono candidati in esse o fanno campagna elettorale per queste, invece che per quella del PD!

Per agevolare l’ingrato compito di questo nuovo corso sanzionatorio-disciplinare, proviamo a riepilogare ciò che sta accadendo in queste elezioni a Matera (e non solo) in casa PD, senza dimenticare le pratiche arretrate in materia.

E allora sicuramente secondo lo schema sono fuori i Viti, Santochirico, Cotugno e quant’altri si sono schierati apertamente contro la lista del PD a Matera! Ma lo sarebbero parimenti tutte le altre personalità del PD materano (Bubbico, Spada, Chiurazi) che hanno organizzato e presentato pubblicamente liste concorrenti con quella del proprio partito (Insieme, Matera cultura), nonchè tutto il nutrito elenco di esponenti del PD cittadino (assessori ancora in carica, consiglieri o dirigenti) che sono candidati in tali liste (Nicola Trombetta, Pietro Iacovone ed altri…..).

Tutta gente, insomma, che facendo campagna elettorale per le proprie liste e non per il PD, a furor di Statuto dovrebbero ricevere lo stesso trattamento sanzionatorio .

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Allargando, poi, l’occhio oltre Matera, c’è Irsina dove alla lista espressa dal Circolo PD si oppone un’altra in cui è candidata la consigliera provinciale, sempre del PD, Amenta col sostegno convinto del consigliere regionale, sempre del PD, Achille Spada.

Andando oltre, ancora e sempre a mò di esempio, ci sarebbero Corleto ed Avigliano dove a fronte del PD che ricandida i sindaci uscenti c’è il consigliere regionale del PD Mario Polese che sostiene i candidati alternativi. Fuori anche Polese, allora.

Insomma, un bel casino e davvero un lavoraccio a volerlo fare!

Inoltre, per dare credibilità a questa posizione rigorista, ci sarebbe da smaltire un pò di pratiche arretrate.

In primis quella storica del famigerato “Pasticcio di Pisticci”, di cui si occupò pure l’Espresso, quando contro la lista del PD e del candidato sindaco del PD Badursi si candidò e vinse il consigliere provinciale -del PD- Di Trani! L’attuale Sindaco di Pisticci aspetta ancora di essere cacciato!

Così come aspettano ancora di essere cacciati Maria Antezza e Luca Braia per aver organizzato e sostenuto una lista concorrente al PD nelle ultime elezioni regionali! Lista che elesse in Via Anzio il dottor Bradascio che non sembra proprio sostenga il candidato sindaco del PD (scelta condivisa dai suoi mentori?).

Nel frattempo, però, Luca Braia si è candidato alla segreteria regionale di questo stesso PD contro cui aveva fatto campagna elettorale e da poche ore è stato persino nominato assessore regionale, sempre in quota dello stesso partito.

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Ora, se tutto questo è vero (e lo è perché sotto gli occhi di tutti), per essere consequenziali e credibili, ai dirigenti del PD, come si dice dalle parti nostre, tocca fare “mazza pari” per tutti.  Altrimenti si potrebbe alimentare il sospetto che vi siano killer con “licenza di uccidere” il PD e killer non autorizzati. Sebbene tutti sottraggano ugualmente voti al PD.

Coerenza e chiarezza che sarebbero dovute agli elettori, ma in primis a quei candidati delle liste ufficiali del PD, quelli che indossano nella gara elettorale la maglietta della ditta e che sono le vittime sacrificali del “fuoco amico” di questi travestimenti autorizzati.

Nel caso però, come temiamo, che tale coerenza e chiarezza Luongo, Lacorazza & C. non fossero in grado di assicurarle, per costrizioni ed opportunismi vari, allora buon gusto vorrebbe che si astenessero dal somministrare “pistolotti” a difesa di un partito che non c’è….e che non c’è proprio per volontà e scelta scientifica di chi dovrebbe, invece, tutelarlo.

In verità, sembrerebbe essere al cospetto della versione del “partito plastilina”. Stacchi uno, due, tre pezzi, li utilizzi per modellare cose diverse e poi riattacchi tutto in un solo ammasso informe.

E così la sigla PD sembra essere sempre più l’acronimo di Play-Doh, il nome commerciale di un materiale plastico modellabile, normalmente utilizzata come gioco dai bambini, che ha caratteristiche fisiche particolari e specifiche: le più importanti sono la malleabilità e l’elasticità.

Sarà pure divertente e conveniente questo gioco per chi lo fa, sicuramente non aiuta a ridare credibilità alla politica ed ai partiti.