Conte e i suoi ministri, hanno pronunciato questa mattina dinanzi a Mattarella la formula del giuramento: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.
Una cerimonia scarna ma significativa che ha alimentato ancor di più l’orgoglio lucano, già levitato per la bella sorpresa di avere due ministri nel nuovo governo, con un Roberto Speranza (che pur giurando per ultimo, come a pagare un pegno al noto proverbio connesso al suo cognome) che -UNICO tra i suoi colleghi – ha declamato la formula senza leggerla, guardando negli occhi il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio. Bravo, sono soddisfazioni queste.
Ma questo nuovo governo guidato da Giuseppe Conte (che si è dovuto passare la campanella da una mano all’altra) riserva anche la sorpresa di essere il più giovane di quelli che ha avuto la nostra Repubblica (45,8 anni è la media considerati anche il Primo ministro e il sottosegretario Fraccaro).
O anche quella di aver aumentato anche la presenza di donne: nel precedente erano 5, ora sono 7 . Certo sempre meno del primato che rimane al governo Renzi (erano 8) o di altri paese europei, ma con compiti tosti come ad esempio quello della “paesana” Lamorgese a cui toccherà “desalvinizzare” il Viminale o la scaut Bonetti che dovrà far dimenticare Verona, Fontana e Pillon. Avrebbero dovuto/potuto essere di più, certo, ma non dimentichiamo che la prima donna ministro in Italia ha giurato solo nel 1976. Ce n’è da pedalare.
Ma come è giusto che sia non piace a molti, tanti.
Non piace a chi è fuori: Lega, FI, FdI che promettono ferro e fuoco. Non Piace ai “Comunisti” di Marco Rizzo che scenderanno “contro il governo” in piazza a Roma sabato 5 ottobre. In piazza, esattamente come FdI (il giorno della fiducia) e la Lega, dimostrando ancora una volta come spesso gli estremi si tocchino.
Non piace a quell’uomo solitamente tanto gentile nel linguaggio che è Feltri e che lo ha bollato come uno “… zoo pieno di terroni e ostile al Nord che li mantiene tutti“.
Ed ha ragione, poverino, perché è proprio pieni di terroni. Pensate -oltre a Conte che è pugliese- ce ne sono ben 11 su 21 che sono nati da Roma in giù. Orrore. Ancor di più di quelli (8) che c’erano in quello giallo-verde. 4 sono campani (Di Maio, Amendola, Spadafora e Costa), 3 siciliani (Bonafede, Provenzano e Catalfo), 2 pugliesi ( Boccia e Bellanova) e 2 lucani (Lamorgese e Speranza). E ad uno di questi (Boccia) è stato affidato anche il dicastero che si dovrà occupare della spinosa autonomia differenziata tanto cara ai leghisti e non solo.
Ma questo fatto, incredibilmente, non piace anche a tanti terroni.
Prendi il caso della nostra Basilicata dove oltre a non piacere, comprensibilmente a leghisti, fratellid’italia e destra cantando, non piace nemmeno a tanti di quel che resta del disastrato centro sinistra.
Specie in casa PD, dove nessun loro esponente è approdato al soglio ministeriale (ma pazienza c’è sempre da sperare sulla ciambella di salvataggio dei vice ministri e sottosegretari) ed hanno dovuto subire persino l’onta di vedere invece premiato dalla sorte proprio un loro fuoriuscito. Che orrore.
Cosi, accanto ad un “Buon lavoro Roberto per l’Italia e per la Basilicata” di Piero Lacorazza, c’è un Erminio Restaino che sul suo profilo facebook pubblica un corrosivo post “Il più inutile, infido, indegno dei dirigenti politici della #BASILICATA è ministro @robersperanza“.
Facendo peggio del deputato bellunese di Fratelli d’Italia Luca De Carlo che (mentre la Meloni convoca sommosse di piazza) si complimentava per la nomina di un concittadino: “…l’unico segnale positivo…arriva da Federico D’Incà. E’ il primo ministro bellunese, questo deve spingerci a collaborare per il nostro territorio.”
Insomma, dovrà farne di strada in salita questo governo che parte con luci ed ombre (primo ministro in crescita di prestigio e una squadra giovane, incensurata, con molte novità ed un po di usato sicuro – un programma ambizioso ma vago) e che -al momento- è il meno peggio che passa il convento.
Ce la faranno i nostri eroi a reggere alle botte che gli arrivano e gli arriveranno da tutte le parti? A contrastare la sfiducia generalizzata del Paese? Questo non si sa.
Di certo fa la felicità della satira social perchè chi ha associato i nomi ai ministeri, non sappiamo se volontariamente, ha fatto un capolavoro, come da post che gira in rete nell’ilarità generale:

…..con replica a tambur battente: “Il cuore immacolato di Maria ha risposto alle suppliche di Salvini dandoci
Speranza.”
Adelante, adelante……c’è Conte al volante, che sembra un’altro.

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