Diciamolo, la grande debacle del centro destra ai ballottaggi di oggi, è figlia soprattutto di quel lisciare il pelo -in modo spesso ondivago- ai no vax prima e ai no pass dopo. Poi anche per la scarsa qualità dei candidati messi in campo ed infine per questa incapacità di Meloni e Salvini ad uscire fuori dall’ambiguità in cui li ha inchiodati anche la recente indagine giornalistica di Fanpage con il sottobosco neofascista molto attivo e presente nelle loro fila.

Una occasione storica per mettere fine a questa ambiguità l’hanno avuta dopo l’assalto alla CGIL di Roma ma non hanno avuto la statura per coglierla. Avrebbero potuto finalmente fare quello che non sono mai riusciti a fare: dichiararsi antifascisti. Così com’è la nostra Repubblica. Così com’è la nostra Costituzione. Una frase che non riescono proprio a pronunciare con nettezza. E pure nella formale condanna della devastazione della sede del maggiore sindacato italiano, l’hanno buttata in caciara (non so la matrice, la colpa è della Lamorgese, condanniamo tutti violenti e via cazzeggiando).

Sarebbe bastato recarsi a rendere la solidarietà a Landini e poi partecipare alla manifestazione di sabato. Una manifestazione certo divisiva, ma nel senso opposto a quello insinuato dai due. Nel senso che certo divideva, ma divideva chi è antifascista da chi non lo è. Insomma, divideva chi condivide le fondamenta della nostra repubblica da chi non riesce ancora a farlo fino in fondo.

Ed anche nel commentare la sconfitta, questa sera, la Meloni ha provato a buttarla in caciara. Certo ha prima dovuto ammettere l’evidenza della scoppola (soprattutto nella sua Roma dove proprio lei personalmente in persona ha scelto quel campione di candidato) “Il centrodestra ne esce sconfitto, ne siamo consapevoli”.

Ma ha provato subito poi a girare la frittata, facendo la vittima (“La sinistra ha trasformato questa campagna in una lotta nel fango e l’ha fatto criminalizzando l’avversario, cercando di rendere impresentabile l’altro ritirando fuori slogan degli anni 70“) negando i fatti concreti emersi nelle ultime settimane rispetto ai quali (come dicevamo prima) non ha saputo essere tranchant.

E se l’accusa di una contiguità con i neofascisti, come dice sempre la Meloni, ha provocato la “mobilitazione di un elettorato e il disimpegno di molti e di tutti gli altri” vuol dire che non è vero che si  tratta di un tema inutile che non sarebbe più attuale come è stato detto.

Ma la stessa vittoria del centrosinistra deve essere festeggiata per davvero “senza trionfalismi” come ha detto Enrico Letta, perchè c’è quella enorme massa di elettori, quel 60% che incombe su una politica che oramai gioca su un campo che si restringe sempre di più che va indagata e rappresentata in futuro.

E questo soprattutto con l’occhio rivolto alle prossime politiche che sarà tutta un’altra partita. Ma ciò richiede più attività di analisti e presenza sul territorio, maggior protagonismo e minor appiattimento unanimistico sulle scelte di un uomo della provvidenza che  alimenta un disinteresse ed inutilità alla partecipazione.

Se SuperMario decide e i partiti eseguono che senso ha la loro presenza e funzione? Che interesse si può avere ad andare a votare se si sente sempre più che si vorrebbe SuperMario forever, indipendentemete da come gli italiani voteranno?

Ed, infine, per rimanere nell’attualità di queste ore. Che senso ha -una volta raggiunto quasi il 90% di vaccinati- mantenere ancora in vigore il green pass per andare a lavorare? Serve ancora alla difesa sanitaria? E se no perchè mantenerlo alimentando una tensione inutile che sta scivolando in una bega ideologica?

Per buttare acqua sul fuoco di questa protesta oramai ininfluente sull’esito della tutela della salute pubblica, non sarebbe il caso di annunciare una data in cui si passerà alla abolizione (almeno per andare a lavorare) di questo strumento che una parte -seppure minoritaria- vive come vessatoria?

Insomma, se l’astensione si vuole recuperare la buona politica deve tornare…..altrimenti il rischio è che si crei un crogiolo buono per qualsiasi avventura.